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Regione Marche e società private che gestiscono servizi sanitari hanno stilato accordi per l’utilizzo delle strutture pubbliche gestite da queste società, si tratta di intese volte ad affrontare la pandemia in atto.

L’ospedale ‘A. Celli’ di Cagli

La sezione Udc di Cagli ha rilasciato in merito, nei giorni scorsi, un comunicato: “Alla luce degli accordi-quadro temporanei tra la Regione Marche e società private che operano nella sanità (accordi che rafforzano la collaborazione con le strutture private accreditate per far fronte all’emergenza sanitaria da Covid 19), l’Udc di Cagli riconosce come atto importante per la sanità marchigiana questa disponibilità a collaborare in maniera più stretta e sinergica, pur se per un periodo limitato, in un momento così delicato. In relazione al fatto che gli accordi riguardano l’utilizzo complessivamente di 163 posti letto per pazienti covid a media-bassa intensità assistenziale presso le strutture extra ospedaliere private accreditate del Gruppo KOS Care s.r.l. ed in particolare oltre alle strutture di Campofilone, Ancona, Porto Potenza Picena e Macerata Feltria ci sia anche l’ex Ospedale Angelo Celli di Cagli (con 30 posti letto in Riabilitazione intensiva ospedaliera). Ritiene che questa scelta sia la conferma sul campo dell’utilità della struttura ospedaliera che serve in particolare il territorio dell’Unione Montana del Catria e Nerone e non solo. Una struttura che per anni è stata un punto di riferimento importante della sanità provinciale e che purtroppo negli ultimi anni era stata di fatto chiusa a causa di scelte non condivisibili e che l’Udc cagliese ha sempre criticato pubblicamente. L’auspicio dei democratici cristiani cagliesi è che questo atto confermi una svolta positiva nella sanità regionale e che l’Angelo Celli torni ad essere un punto di riferimento ospedaliero pubblico per l’intera collettività di un vasto territorio al termine della fase di emergenza Covid19, dando così maggiori certezze alla popolazione e non gravando più pesantemente sulle strutture esistenti, i cui pronto soccorso e reparti si sono trovati in affanno anche in periodi normali, dovendo sopperire anche alle necessità delle zone dove erano stati chiusi gli ospedali esistenti.”

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