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“Per me i colori sono emozioni – confida l’artista Paola Zeppi nata a Fossombrone ma che vive ora tra Fano e Monza – e quindi dipingo emozioni a colori. Le mie tele sono intense nella colorazione,  perché forse sono una persona di carattere piuttosto acceso e per cui  mi piace utilizzare diverse tipologie di colori, dagli acrilici, alle cere ed agli oli fino ad arrivare a mescolarli tra di loro per divertirmi di più!”. A quale stile ti ispiri? “Mi piace perdermi nell’astratto, che per me rappresenta l’infinito: come l’arte e le emozioni che neppure per due sole persone, mai potranno apparire uguali. Stessa cosa per me vale per i volti femminili: spesso cerco di interpretare l’arte figurativa, ma i miei volti non sono quasi mai riconoscibili, perché per me neppure un volto è sempre uguale a se stesso ed in ognuno, è come se ci fossero i volti di tutte le donne”.

Come sei arrivata alla pittura e cosa provi quando dipingi? “Sono sempre stata enormemente insicura, e credo sia per questo motivo di non aver  seguito il sentiero artistico a scuola. Da studentessa infatti ho intrapreso gli  studi giornalistici e solo dopo aver lasciato quella professione per seguire la mia famiglia, ho cercato di riscoprire dentro di me cosa potesse riaccendermi il motore. È stato allora che ho ritrovato la passione che avevo da bambina, quando mio nonno mi insegnava a temperare la matita ed io mi perdevo fra i suoi colori”. E cosa centra il nonno? “Mio nonno era un pittore realista, si chiamava Riccardo Parenti ed era nato in Argentina, a Buenos Aires. Per molti anni è vissuto in Somalia, amando ritrarre il calore della donna africana, mentre in Italia si è diviso fra Abruzzo e Marche, e qui mi ha trasmesso l’amore per l’arte. Il ricordo delle emozioni che provavo quando mi insegnava a far la punta alle matite con il coltello e di quando mi perdevo fra i suoi colori stando seduta sulle sue ginocchia, mi ha riacceso il motore! È così che ho trovato il coraggio di prendere il pennello in mano e di inseguire il mio sogno. Oggi per me la pittura è musica e amo dipingere ascoltando il tango argentino perché così, per me, è un po’ come avere il nonno al mio fianco. Per il resto lascio parlare la tela a cui sto lavorando e quando inizio ad intravvedere quel qualcosa che ha da dirmi, allora inizia la scoperta”.

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Quale messaggio vuoi dare con i tuoi lavori? “Non ho mai messaggi in testa prima di iniziare, però mi rendo conto che alla fine, le mie tele vogliono parlare di libertà. Per questo motivo spesso cerco di interpretare il mondo femminile, perché sia l’apparenza, sia la bellezza, sia l’essere inteso a 360° è, e va riconosciuto come suo esclusivo dominio. Poi spesso dipingo il mare ed il mondo sommerso, perché nuotare per me è come vivere: se ne rispetti le regole puoi assaporarne tutta la sua immensità”. Hai partecipato ad esposizioni? “Nel 2019 ho realizzato la prima personale nella mia città natale di Fossombrone, dove grazie ad una mostra di beneficenza nel contesto Donne: Materia di Giustizia ed il ricavato dalla vendita delle opere è stato devoluto in beneficienza al Centro Antiviolenza di Pesaro Urbino. Nel passato anno 2020, sempre in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulla donna, ho organizzato una collettiva online intitolata Mariposas 2020. A causa dell’emergenza Covid l’ho realizzata sulla piattaforma di Facebook, ed anche questa volta il ricavato dalla vendita delle nostre opere è stato donato all’associazione Percorso Donna di Pesaro”. Programmi futuri? “Non mi piace farne, però mi piacerebbe poter ascoltare sempre le mie tele con la stessa passione, continuando a sognare”.

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