Lotteria degli scontrini, a Fano partenza flop: «È partita male e a rilento», afferma Confcommercio. Dal primo febbraio gli acquisti di merci e servizi con carte e bancomat permettono di partecipare a estrazioni annuali, mensili e settimanali, che inizieranno da giugno. «La strada è ancora lunga – afferma Marco Arzeni, il segretario dell’associazione – Dai nostri dati, infatti, risulta che neppure la metà dei registratori di cassa è stata aggiornata, vuoi per motivi tecnici dovuti all’impossibilità delle aziende fornitrici vuoi perché gli operatori commerciali non digeriscono bene l’iniziativa, che comporta costi e perdite di tempo, vuoi anche per il periodo di difficoltà. Invece di aiuti concreti, arrivano queste soluzioni, non certo brillanti». Alla presidente di Confcommercio Fano, Barbara Marcolini, spiegare come la categoria sta reagendo alla lotteria degli scontrini: «Chiaro è che la clientela sia interessata a partecipare alla lotteria e pertanto, volenti o nolenti, gli esercenti si dovranno adeguare. Purtroppo, però, penso che come per il cashback anche la lotteria degli scontrini non ha alcuna utilità rispetto alla sofferenza di liquidità e di prospettive nell’attuale momento di incertezza. Le imprese che non sanno se restare aperte o chiuse». Il motivo di interesse suscitato dalla lotteria degli scontrini è senza dubbio il monte premi. La prima estrazione, prevista l’11 marzo prossimo, mette in palio 10 premi mensili da 100.000 euro per i clienti e altrettanti da 20.000 per gli operatori. Da giugno, poi, ogni settimana 15 premi da 25.000 euro per chi compra e altrettanti da 5.000 per chi vende, più un’estrazione annuale da 5 milioni per il cliente e di un milione per l’esercente. Conclude Arzeni: «Il settore sta galleggiando a malapena. Come Confcommercio avevamo quantomeno chiesto una proroga, perché questa iniziativa nasce già zoppa. E poi, a dirla tutta, se pensiamo di combattere l’evasione fiscale o incoraggiare l’uso della moneta elettronica con simili metodi, cadiamo davvero nella più grande ingenuità. Nella vendita al dettaglio si registra il 10 per cento di evasione fiscale, forse bisognerebbe occuparsi anche dell’altro 90, così come bisognerebbe abbassare i costi delle commissioni e smetterla di aiutare gli istituti di credito».
Nella foto grande Barbara Marcolini, sotto Marco Arzeni





















