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“Vorrei – sussurra la poetessa urbinate Lilli Simbari – che questa voce arrivasse anche nei nostri luoghi. Vorrei che anche Urbino ed il suo entroterra dove vivo e lavoro, fossero accarezzate da questa parola e da questo sguardo, perché è mia convinzione che ciò possa essere propulsiva di un possibile cambiamento, che oggi appare solo un’utopia”. Lilli, a cosa ti riferisci? “Alle varie iniziative del poeta campano Franco Arminio, tra le quali vi è anche la proposta rivolta a Mario Draghi, di inserire nel suo Consiglio dei Ministri nell’entourage dei tecnici la figura di un poeta. Questa richiesta oltre che essere appoggiata dai tanti suoi lettori, è stata anche accompagnata da una folta raccolta firme”. Anche se non si è avverata, quale importanza avrebbe avuto una simile nomina? “Ritengo che in un momento come questo dove la crisi emerge nei più svariati settori, la bellezza della poesia e dell’arte possa produrre un cambiamento significativo in termini di comunicazione con sguardo attento ai bisogni concreti, alle diversità e realtà locali, piuttosto  di una logica esclusivamente economica, che potrebbe insterilire ancora di più l’animo di ognuno di noi”.

Allora è questo il motivo che ha spinto Franco Arminio ad una simile richiesta? “Oltre alla produttività letteraria, il poeta Arminio pone la sua attenzione alla politica come servizio per dare risposte ai possibili bisogni collettivi, come la serenità che in questi periodi è inevitabilmente trascurata. Infatti lui condivide con la collettività i suoi meravigliosi testi poetici o di prosa. Sono tanti i suoi libri che io amo, ma La cura dello sguardo edito da Bompiani, è il testo che mi ha permesso di andare oltre l’aspetto letterario della poesia per abbracciare quella visione di una coerenza pragmatica negli interventi e di iniziative culturali in questo periodo di disagio generale. Ne sono di esempio  gli eventi  in streaming presso  la sua Casa della Paesologia in Irpinia che si occupa dei paesi interni che si stanno spopolando, o il rituale in onore  delle vittime del covid ad Ancona. La cerimonia consisteva nella posa di un fiore nel parco Belvedere della città dorica, per ogni deceduto in cui i familiari non potevano assistere causa il lockdown totale. Inoltre sempre per i malati che non potevano ricevere la visita dei familiari  per motivi di sicurezza, ha fatto arrivare delle poesie ad hoc tramite sms del cellulare. Eccone alcuni suoi versi inediti …… Io non credo che i poeti siano migliori dei politici,/ credo in un mondo plurale, credo nelle nuvole/ e nel vento e credo nelle parole di ognuno/ ognuno può aprire una porta che non si apriva da anni….oppure… Io continua a credere che ci vorrebbe / un ministero del dolore / e uno dell’allegria, penso che sia una follia/ affidare ai carpentieri dell’efficienza/ il breve tempo della nostra vita./ Ripeto, date lavoro a chi non ce l’ha,/ le cure a chi servono/ e poi per un poco toglietevi davanti,/ siamo stanchi di chi descrivono la luce/e non la danno“. Ma cosa ti lega a questo poeta? “Scrivo da sempre  e la poesia ha avuto sempre una funzione di rasserenare l’animo senza ambizioni particolari se non leggere me ed il mondo con maggiore sensibilità. Sono tre anni e soprattutto con questa crisi pandemica che ho scelto un percorso di approfondimento poetico, il quale mi ha permesso di conoscere il poeta Franco Arminio, dove è la sua penna a fare da guida per la mia scrittura”. Qual è allora il tuo desiderio? “Vorrei che le Marche ed in particolare la nostra Provincia di Pesaro Urbino, fossero contaminate da si tanta bellezza, ritengo che sia giusto e bello!”.

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