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“Le mie mani appoggiate sulla tastiera del pianoforte – rivela la pianista fanese Elena Lodovici – erano guidate da ciò che sentivo dentro me ed è stato come viaggiare fra le melodie della mia anima. Così senza nessun programma è nato il mio disco dal nome Introspections in cui ha suonato anche Marco Pacassoni noto vibrafonista internazionale e presentato all’evento patrocinato dal Comune di Fano lo scorso settembre al Bastione Sangallo. Hanno completato ed arricchito la mia esibizione al piano e alla voce, Eros Rambaldi al contrabbasso e Giacomo Bartolucci alla batteria Il disco è prodotto dall’etichetta Notami Jazz,  è ascoltabile su tutte le piattaforme digitali ed acquistabile nei migliori negozi di dischi, oppure online o ordinabile direttamente dall’artista”.

Entriamo nel dettaglio di questo lavoro? “In ogni singola composizione di questo disco vi è una contaminazione di generi musicali come la classica, il free jazz, la celtica, la progressive, la musica orientale, il jazz etnico, la musica contemporanea e la pop music. È uscito un disco d’avanguardia che supera i generi musicali e che trasporta l’ascoltatore in momenti grintosi, allegri, introspettivi, intimi  e melodici”. Come è nata questa passione per il pianoforte? “Sono sempre stata una bambina a cui piaceva fare tante cose e con entusiasmo sui 9 anni seguii il suggerimento di  prendere lezioni di pianoforte. Suonare mi affascinava, passavo tanto tempo ad esercitarmi per poter suonare bene e con una certa facilità riuscivo ad apprendere, tanto che a 10 anni la mia insegnante mi propose l’esame di ingresso al conservatorio, che superai entrando direttamente al secondo anno. Fu il  maestro Lorenzo Bavaj a portarmi al diploma, mentre i primi otto anni fui seguita dal maestro argentino Hugo Aisemberg, che oltre di pianoforte per me è stato maestro di vita”.

Cosa provi quando suoni? “Per me fare musica è esprimere ciò che ho dentro, le mie emozioni, il mio io interiore, la mia anima, il mio sentire ed essere”. Ma come traduci questa tua interiorità in musica? “Difficile dare una spiegazione, ma serve concentrazione per connettermi con la mia interiorità e solo da quel momento inizio a suonare guidata da essa. Paradossalmente quindi è la musica che esce, a manifestare ciò che ho nella mia anima”.

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Finiti gli studi di pianista qual è stato il tuo percorso musicale? “Dopo il conservatorio mi è capitato di fare musica con un chitarrista, che senza guardare lo spartito suonava improvvisando e mi sono accorta che quella era musica autentica e personale, che veniva dall’anima e io non ero capace di produrla: sapevo suonare benissimo qualsiasi spartito, padroneggiavo la tecnica, ma non sapevo improvvisare un’armonia data. Ho iniziato così ad improvvisare jazz, blues, mi sono immersa nel meraviglioso mondo della black music e studiando un po’ di tecnica vocale mi sono avvicinata al canto ed alla composizione. Ho creato un trio jazz di cui ero la leader e sono stata chiamata a suonare in varie formazioni di diversi generi musicali”. Avrai allora fatto anche degli spettacoli? “Fin da piccola ho avuto moltissime occasioni di esprimermi sui palchi e quindi ho fatto tantissimi concerti con formazioni anche di diverso genere musicale,  come pianista,  pianista e cantante e collaborando in diverse occasioni con il mondo del teatro con vari attori tra cui anche Pietro Conversano. Elevatissimi sono stati anche i concerti nelle diverse città e teatri d’Italia fra cui il Festival Fano Jazz By The Sea, oppure il concorso Festival Giovani per la Musica di Pesaro dove sono arrivata in finale”. Come ama definirsi Elena Lodovici? “Pianista versatile nei generi ed amo insegnare la musica. Ho una esperienza ultradecennale nell’insegnamento del pianoforte, insegno in laboratori di musica d’insieme ed in vari progetti musicali in una scuola superiore”.

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