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“È sicuramente la frase più bella – confida la pittrice pesarese Maria Bartolucci – che un artista alle prime esperienze lavorative ama sentirsi dire: il bozzetto preventivo ci piace, hai carta bianca e fai quello che vuoi, è con queste parole che l’assessore alla cultura del Comune di Pesaro Enzo Belloni diede il via  al mio murales al Parco Miralfiore”.

Per avere un lavoro così importante non potevi essere alla prima esperienza ? “Avevo poco tempo fa eseguito su richiesta della mia amica assessore di Tavullia, un altro murales decorativo nella facciata di un centro diurno per persone affette da demenza ed Alzheimer. Il lavoro era talmente piaciuto ai miei committenti che mi chiesero di realizzare altri lavori per la loro associazione ‘Nonno Mino’ in altre sedi. Iniziai così a fare dei bozzetti dimostrativi, i quali per caso  finirono sulla scrivania  dell’assessore Belloni, che per dare maggior bellezza e visibilità al parco, mi contattò per la  riqualificazione dell’ex fontana del Miralfiore”. Ci puoi spiegare questo murales? “È un’opera studiata e progettata con la collaborazione della guida naturalistica Andrea Fazi che mi ha aiutato ad inserire nel progetto gli animali che vivono in questo territorio protetto. Troviamo così disegnati un picchio, una rondine, un martin pescatore, una cinciallegra, dei ricci ed un rospo smeraldino come segno di buon auspicio. Questo murales ci ricorda quanto sia preziosa questa area verde nel cuore della città ed allora a proteggere le specie che vivono nel parco, ho disegnato una figura femminile a rappresentare nostra madre natura”. Ma come è nata questa passione? “Ho sempre amato disegnare fin dalla scuola materna e mi sono avvicinata in maniera più interessata all’arte nel periodo delle scuole medie anche grazie alla professoressa Tonucci che riuscì a cogliere la mia inclinazione ed a spronarla. Nel proseguire i miei studi non so per quale motivo mi iscrissi al liceo classico al posto del più naturale liceo artistico e fu così che passai quel periodo delle superiore a disegnare sui banchi di scuola e sulle braccia dei miei poveri compagni che utilizzavo come cavia”.

Ma cosa rappresentava per te l’arte in quel periodo? “Era una forma di terapia e la mia valvola di sfogo dove canalizzavo tutte le mie emozioni. Ho iniziato a disegnare le pareti della mia cameretta, per passare dal disegno alla pittura, dal trucco teatrale a quello prostetico ed agli effetti speciali, dal cucito al ricamo, dalla creazione di costumi ed accessori di scena per il teatro e musical e per finire  alla produzione per oggetti di scena dei miei film preferiti : tutto queste cose avvenivano in maniera eclettica ed autodidatta. Tanti furono i complimenti e spesso ricevevo anche delle richieste di commissioni, ma ogni volta rifiutavo per via di quella vocina del mio io dentro di me, la quale mi portava a dire che non avendo mai studiato una tecnica, non ero abbastanza preparata e che tutto quel successo era dovuto solo al caso. E così per più di quindici anni ha sempre regalato la mia creatività“.

Qual è la molla che ti ha fatto iniziare? “Il forzato stop dal lavoro nell’azienda di famiglia a causa del Covid e lo stare chiusa in  casa mi hanno fatto porre la domanda: ma tu cosa vuoi fare da grande? Perché continui ad ascoltare quella maledetta vocina del tuo io?  E così, armata di pennelli e scala mi sono buttata in quell’offerta del murales al centro diurno. Talmente è stata l’emozione nel vedere una mia creazione in una grande parete, che mi ha fatto innamorare irrimediabilmente di questa nuova avventura”.

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Cosa vuoi comunicare e cosa provi nel dipingere? “In questi due lavori ho cercato di creare un dipinto che avesse un significato legato all’ambiente in cui era collocato e che potesse trasmettere delle emozioni. Invece non mi sarei mai aspettata ed è stato  per me eccitante lavorare sotto gli occhi dei passanti e ricevere domande sull’opera con pareri specifici ed analisi personali: vedere lo sguardo e le espressioni delle persone durante la lavorazione del mio dipinto è stata un’esperienza magica, che mi ha reso felice e fatto azzittire quella vocina del mio io dentro di me, e capire cosa fare da grande”. Chi è Maria Bartolucci e cosa rappresenta per te l’arte? “Sono una trentenne che ha deciso di credere in se stessa, amo il colore nero e la musica metal, punk e rock’n’roll, mi piacciono i cartoni animati, i calzetti spaiati con stampe imbarazzanti, i capelli colorati e gli arcobaleni. Adoro dipingere murales per creare mondi fiabeschi che permettano a chiunque di sentirsi parte di un mondo magico. L’arte è tutto ciò che riesce ad aggiungere magia alla nostra vita quotidiana, è un mezzo ed un dialogo che supera le barriere linguistiche e culturali : l’arte è ciò che ci permette di  vedere ed andare l’oltre!”.

 

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