di Stefano Aguzzi, sindaco di Colli al Metauro
È passato un mese dall’inizio dei primi contagi in questa provincia ed oggi siamo una delle province con il maggior numero di casi a livello nazionale. Non ho cure o ricette, tantomeno accuse da fare, ma dopo un mese, non possiamo continuare solo a parlare di emergenza negli ospedali, purtroppo reale, o semplicemente di dare raccomandazioni per restare a casa. Occorre fare di più! Quello che dobbiamo attuare è un monitoraggio il più possibile preciso e capillare sul territorio. Parlo da sindaco di un Comune che non ha presidi ospedalieri che non ha un numero di casi superiore a tanti altri comuni e nel quale, continuamente, come istituzioni, stiamo facendo il massimo di informazione, prevenzione e controllo, ma non basta. Quel che manca è avere una mappatura, il più possibile precisa sul territorio! Ritengo che solo attraverso i medici di base si possa ottenere questo risultato, sono gli unici presenti capillarmente e che hanno contatti con tutte le famiglie. Occorre scientificamente dotarli degli strumenti atti alla prevenzione ed alla mappatura dei casi, solo i medici di base sanno quanti casi sintomatici più o meno sospetti, esistono sul territorio, all’interno delle nostre case, ma ad oggi, possono solo elargire buoni consigli o cure tradizionali. Non credo si possano fare tamponi di massa, ma occorre dotare i medici di base della facoltà di farne a secondo delle esigenze che solo loro conoscono e sono in grado di sapere. Tamponi mirati, diffusi quanto possa servire, per avere nel giro di poco tempo la situazione territoriale reale ed impedire a chi, con sintomi lievi, a chi, con influenze passate stando a casa e a chi vi è stato in contatto, di propagare pericolosamente il contagio ad altri. Dopo un mese, occorre passare dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione diffusa, altrimenti, sarà difficile uscirne.























