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Si gareggia a velocità elevate, restando però seduti sul divano o sulla poltrona di casa. È possibile, se si tratta delle velocità simulate dalla piattaforma tecnologica che utilizzano i partecipanti al torneo dei droni, i piccoli velivoli radiocomandati. Questa corsa virtuale nasce a Fano dall’associazione Drf – Drone Racing, mette a confronto sia il livello professionistico sia la base amatoriale di uno sport ancora poco conosciuto in Italia e si è aperta anche a talenti di caratura internazionale. «Se volessimo fare un paragone con il mondo reale, i piloti di droni hanno riflessi più veloci di chi guida in Formula 1», afferma Loris Penserini, il presidente dell’associazione Drf – Drone Racing, spiegando che i simulatori dei velivoli radiocomandati misurano accelerazioni anche due volte più forti rispetto alle monoposto da corsa. Drf – Drone Racing conta 120 iscritti, fa parte del Coni, è affiliata al Centro sportivo italiano e in origine la manifestazione fanese sarebbe dovuta essere la prima Coppa Italia della specialità, all’aperto e in data unica il 4 aprile scorso. L’emergenza sanitaria ha poi stravolto il progetto iniziale è si è pensato in alternativa a un torneo a tappe ogni sabato pomeriggio, cui i piloti di droni partecipano da remoto, collegandosi a una specifica piattaforma tecnologica. Hanno un circuito virtuale da percorrere, usano lo stesso radiocomando e lo stesso visore da esterni, ma restano ognuno a casa propria. Sono guidati da regole ferree e da un direttore di gara. Grazie a una chat possono parlare e scherzare tra di loro, proprio come se fossero in campo. Partecipano 40 piloti in prevalenza italiani, tra i quali la diciassettenne Luisa Rizzo, campionessa in carica della massima categoria. Dirette streaming trasmesse dalle 16 da Tbd Flying Team, che possono essere viste con smart-tv. Finale il 2 maggio. «Non ci siamo lasciati abbattere dagli impedimenti e abbiamo trasformato la Coppa Italia in un torneo virtuale», afferma Penserini, che è insegnante del Polo 3. «I droni – prosegue – sono usati anche a scuola come strumento ludico per attirare l’attenzione degli studenti di meccanica, elettronica e informatica e per spiegare competenze complesse che altrimenti sarebbe più difficile illustrare ricorrendo alle lezioni tradizionali».

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