Ieri pomeriggio, presso il salone degli stemmi del palazzo comunale di Cagli, si è tenuta un’assemblea pubblica sulla gestione delle risorse idriche della nostra provincia. Hanno analizzato la situazione in atto ed il illustrato i dati il geologo David Piccinini (dirigente direzione Ambiente e Risorse Idriche della Regione Marche), il geologo Francesco Bocchino (responsabile posizione organizzativa tutela quantitativa delle acque e pianificazione bilancio idrico della Regione Marche) e l’ing. Michele Ranocchi (direttore AATO n. 1 Marche Nord – Pesaro e Urbino). Un incontro fortemente voluto dai comuni di Cagli e Cantiano e dall’Unione Montana del Catria e Nerone. Oltre al sindaco di Cagli (nonché presidente dell’unione montana del Catria e Nerone) Alessandri, quello di Cantiano Piccini e quello di Acqualagna Lisi, era presente il consigliere regionale Giacomo Rossi. Si è parlato soprattutto del Pozzo del Burano (che da qualche giorno è stato riaperto erogando 200 l/s), illustrando per la prima volta il monitoraggio e gli studi di questa preziosa risorsa strategica, che sono stati effettuati nel corso degli anni e durante le sue aperture.

“Speriamo di dare l’inizio ad un percorso un pò diverso rispetto a quelli del passato – afferma nel suo intervento introduttivo il sindaco di Cagli Alberto Alessandri -. Molti di noi siamo un pò stanchi di esser ‘tirati per la giacchetta’ da interessi diversi che compongono queste tematiche. Mi sarebbe piaciuta la presenza di un maggior numero di persone oggi (ieri, ndr), che gli avrebbe permesso di accrescere le proprie conoscenze, per scrivere o parlare con qualche elemento in più su quest’argomento. La nostra unione montana il 1° ottobre 2021 ha prodotto un documento che poi è stato adottato dall’Aato, diventando una guida su quello che si farà nei prossimi anni. All’interno sono descritti gli interventi da realizzare. Tanto studio, tanta conoscenza per poi decidere le azioni da compiere, come lo sfangamento degli invasi (Furlo, San Lazzaro e Tavernelle), che, come sembra, sta per partire, così come la riduzione delle perdite della rete acquedottistica attraverso la partecipazione ai bandi del PNRR. Poi allo stesso tempo bisogna mettere in atto azioni culturali e di sensibilizzazione ad un buon utilizzo dell’acqua e se necessario sanzionare chi non rispetta le ordinanze e le situazioni illecite.” Prima di dare la parola ai tre dirigenti invitati a quest’assemblea è intervenuto anche il sindaco di Cantiano Alessandro Piccini. Il pozzo del Burano, di proprietà della protezione civile regionale, è situato proprio al confine fra il comune cantianese e quello di Cagli.

“Non vi nego che ci muoviamo in questa tematica fra imbarazzo e responsabilità, partendo dal principio che l’acqua è un bene comune, non è di nessuno, ma è di tutti nel momento in cui ce n’è bisogno. Il nostro sistema idrico provinciale ha una pecca all’origine, poiché per l’80% dipende da acque superficiali; questo ci impone di mettere in campo altre soluzioni. Sono sindaco da otto anni – prosegue Piccini – e più o meno ci troviamo nelle stesse condizioni di allora, anche se qualcosa sta cambiando. Non tutti i comuni della provincia di Pesaro e Urbino ad oggi hanno emesso ordinanze per il divieto di utilizzo dell’acqua per usi diversi da quelli igienico-sanitari e questa mi sembra una grande scorrettezza verso quei territori che invece dimostrano grande responsabilità. L’apertura del pozzo del Burano ci crea imbarazzo per la sua modalità adottata, versando ad oggi 200 l/s di acqua sul fiume Burano per poi poter utilizzare soltanto un 50% di quella stessa acqua a valle. Di fronte a questa anomala situazione quello che è sconcertante è che si pensi che la politica non faccia niente, che si pensi che qui si stia a guardare. L’unione montana del Catria e Nerone ha fatto passi in avanti storici, grazie anche alla sinergia fra sindaci. La politica ha già deciso, le cose da fare sono scritte in quel documento redatto dall’unione montana e illustrato prima. Ora spetta alle strutture competenti realizzarle. L’Aato ha creato un pool di esperti di fama internazionale, su sollecitazione della nostra unione montana, che possano dare il quadro oggettivo sulla natura e i comportamenti di queste acque di profondità ed eventualmente valutare o meno la convenienza alla realizzazione di un grande invaso o più invasi. La gran parte dei sindaci probabilmente non ha la percezione della gravità del problema.“

Successivamente si è entrati nella parte centrale dell’assemblea, analizzando attentamente l’emergenza idrica in corso e le possibili soluzioni da adottare per fronteggiarla. “Stiamo analizzando qualcosa che è più grande di noi: i cambiamenti climatici e l’indisponibilità della risorsa idrica, quindi dev’esserci un approccio di sistema remando tutti dalla stessa parte – afferma il dirigente della Regione Marche David Piccinini -. La Regione Marche esercita un coordinamento, mentre gli enti di governo sono gli ambiti territoriali ottimali. Questa provincia è caratterizzata da una frammentazione territoriale delle fonti molto importante, che rende più difficile risolvere la problematica delle perdite della rede acquedottistica. 600 litri al secondo dei 1.136 l/s necessari per l’approvvigionamento idrico di tutta la provincia di Pesaro e Urbino provengono dal bacino Candigliano – Metauro, venendo prelevati dal Furlo, San Lazzaro e Tavernelle. È un sistema fragile che non si basa come il resto della Regione su altri siti molto importanti. Nel 2017 abbiamo avuto una buona intuizione a mio avviso; oltre a convocare il comitato provinciale di protezione civile, abbiamo chiesto lo stato di emergenza al dipartimento nazionale di protezione civile. Con i finanziamenti erogati sono state fatte due cose: perforato un altro pozzo come quello di Sant’Anna (comune di Fossombrone, attualmente eroga 150 l/s, ndr), tentando di perforarne un altro a San Lazzaro; cambiata la testa-pozzo del Burano, un’operazione delicatissima, in un pozzo con 23 atmosfere. L’operazione ha consentito di mettere in sicurezza il Pozzo del Burano e strumentarlo con una sensoristica che ci ha permesso di ricavare dei dati. Noi, per nostro mestiere, dovremmo gestire l’ordinarietà, quindi traguardare come superare questo tipo di situazione, facendo un pò quello che è stato suggerito dai sindaci, redigere i piani regionali degli acquedotti, il piano del bilancio idrologico, portarlo all’attenzione della politica e proporlo, assoggettarlo alle procedure normative pubbliche ed arrivare ad una pianificazione condivisa. Ma adesso – prosegue lo stesso Piccinini – non siamo in questa fase, dobbiamo superare l’ emergenza in atto. Non si è arrivati immediatamente all’apertura dei pozzi di Sant’Anna e del Burano, ma è stato solo l’ultimo step e il più doloroso. Ora dobbiamo vedere cosa genera questo tipo di apertura del pozzo. Abbiamo la storia e le misurazioni del pozzo, da questo possiamo iniziare a trarre delle considerazioni.” Successivamente il geologo Francesco Bocchino, attraverso alcune slide, ha analizzato la storia ed elencato gli studi del pozzo del Burano (i quali a breve verranno resi pubblici a tutti) che sono stati fatti nel corso degli anni durante le aperture, ma anche durante i periodi di chiusura del pozzo. Il geologo ha esposto un dato molto interessante, ovvero che due sorgenti del bacino del bosso e del burano oggetto di questi studi non hanno minimamente risentito di un calo della portata nel momento in cui veniva aperto il pozzo del Burano. Ciò non possiamo sapere se vale anche per le altre sorgenti limitrofe, ma intanto è stata smentita una credenza che in diversi, fra la popolazione locale, credevano esser fondata, ovvero che il calo della portata delle sorgenti a valle fosse causata dalla coincidente apertura del pozzo del Burano, mentre le cause sembrerebbero altre. Da questi studi è stato anche accertato che dopo le chiusure del pozzo i giorni necessari per ricaricarlo più o meno sono gli stessi che il pozzo è rimasto in funzione (nel 2021, dopo esser rimasto aperto 46 giorni, sono serviti 48 giorni per tornare a regime). Dopo l’intervento dell’ing. Ranocchi, che ha espresso concetti già ribaditi in precedenza, si è aperto un dibattito e confronto con il pubblico presente ed è intervenuto energicamente il consigliere regionale Giacomo Rossi che era presente in sala.

“Non mi scandalizzo affatto dell’assenza dei cittadini, perché purtroppo si sono trovati in questi anni una classe politica scadente e quindi sono totalmente sfiduciati. Ho grande rammarico invece perché qua vedo pochi amministratori locali (sindaci e consiglieri comunali) e questo è un dato significativo ed importante sul quale riflettere. Bene il ruolo che stanno svolgendo i comuni di Cagli e Cantiano – prosegue Rossi – per la tutela del nostro territorio, siamo tutti dalla stessa parte. Io lo ero prima quando anni fa si manifestava davanti al pozzo del Burano e lo sono ora da consigliere regionale, non ho assolutamente cambiato idea su questa questione. Invito tutti i sindaci a farsi sentire in altre due circostanze: all’interno di Marche Multiservizi, dove i sindaci hanno il 51% delle quote e hanno un rappresentante nel consiglio di amministrazione. É ora di finirla che il gestore del servizio idrico invece di fare il gestore abbia un ruolo di indirizzo. L’altro ruolo i sindaci lo devono esercitare all’interno di Aato, che si deve fermare quando va a proporre in giro, come ha fatto negli ultimi anni, alcuni bacini idrici sul modello cinese in dei posti assurdi, con il rischio sismico ed idro-geologico. La Regione Marche deve fare la sua parte e sul Pozzo del Burano si ha già un pò più di precauzione, avendo una sensibilità nuova prelevando meno acqua. La Regione ha iniziato a fare la sua parte anche per quello che riguarda la pulizia degli invasi. Dev’essere creato un elenco regionale delle risorse idriche strategiche. Un’altra cosa da scongiurare è l’intubamento del pozzo del Burano, per evitare maggiori utilizzi in futuro. É stata proposta l’ipotesi di creare un invaso nell’ex cava di Sant’Anna del Furlo. Questa proposta viene considerata dai tecnici fattibile, ma non viene presa seriamente in considerazione. Infine, questo pool di esperti che si formerà all’interno dell’Aato chi saranno e con quali criteri verranno scelti ? Se saranno come quelli che hanno fatto valutazioni per realizzare il mega invaso fra Sant’Angelo in Vado ed Apecchio credo che bisognerà cambiare un pò rotta.”






















