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Ultimo saluto ad Anastasiia Alashri, ieri mattina nella cappellina della camera mortuaria a Fano. La salma della giovane profuga, uccisa il mese scorso, è stata benedetta dal vescovo Armando Trasarti e da padre Volodymyr Medvid, la figura religiosa di riferimento per la comunità ucraina locale. Terminato il momento di preghiera, il feretro ha iniziato il viaggio che – su un furgone – l’avrebbe portato a Uzhgorod, città di circa 115.000 abitanti nell’Ucraina Occidentale, dove vive la famiglia di Anastasiia. Sua madre è a Fano da alcune settimane e ci resterà qualche altro giorno: il tempo necessario per mettere a punto le ultime pratiche burocratiche. Poi anche lei tornerà a Uzhgorod (in una zona del Paese ancora lontana dalla guerra) insieme con il nipotino di due anni, il figlio di Anastasiia. Ventitreenne, cameriera in un locale del centro storico a Fano e insegnante di pianoforte nel tempo libero, nel marzo scorso Anastasiia si era allontanata da Kiev, dove risiedeva, per sottrarsi ai pericoli della guerra insieme con il marito Amrallah Mustafa Alashrj, 42 anni, origini egiziane, e il loro figlioletto. All’uomo, arrestato a Bologna con l’accusa di omicidio, è stata revocata la responsabilità genitoriale; il Tribunale dei minori ad Ancona ha quindi affidato il bambino alla nonna materna. Alla cerimonia per la benedizione della salma hanno partecipato il sindaco Massimo Seri con la fascia tricolore, l’assessora comunale Sara Cucchiarini, la presidente consiliare Carla Cecchetelli, rappresentanti della comunità ucraina locale, i compagni di lavoro e gli amici di Anastasiia.

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