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Eliminare le troppe differenze tra scuole statali e private paritarie per una piena applicazione del principio costituzionale del diritto allo studio e realizzando così gli scopi previsti dalla normativa nazionale. È questo l’obiettivo della proposta di legge di modifica alla legge regionale del ’92 riguardante “Norme in materia di assistenza scolastica del diritto allo studio”. L’atto è stato sottoscritto dai consiglieri Dino Latini (Udc), Jessica Marcozzi (FI) e Giacomo Rossi (Civici Marche) e prende come riferimento la legge nazionale del 2000, rilevando come quest’ultima riconosca “la parità sia riguardo l’offerta formativa, sia per l’autorizzazione a rilasciare titoli di studio equipollenti alle scuole paritarie private”. “Non si tratta di una battaglia di stampo ideologico – ha affermato Latini illustrando il testo nel corso di un incontro con la stampa – ma un impegno per giungere ad una effettiva applicazione del diritto allo studio e una concreta parità di accesso all’istruzione”. La proposta va anzitutto a modificare in termini lessicali la precedente legge regionale tramutando l’espressione (dal significato antinomico e residuale) “non statale” in “paritarie private”. Quindi, sono oggetto dell’intervento tutti i riferimenti che pongono le stesse scuole private paritarie “in una posizione di inferiorità o comunque di eventuale complementarietà nella concessione di interventi finanziari a favore della qualificazione dell’offerta formativa”. Importante novità è quella del “bonus studente”, alimentato sia da fondi statali che regionali, destinato direttamente alle famiglie come “contributo di spesa” utilizzabile per l’accesso e la frequenza delle scuole private paritarie.

 

 

 

 

 

 

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