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A inizio maggio era stata annunciata la ripresa della chirurgia protesica al Santa Croce di Fano. “Questo rappresenta una grossa novità – spiegò il direttore dell’Ortopedia e Traumatologia Luca Memè -; la scelta di riproporre tali prestazioni anche nel presidio fanese ha come finalità quella di potenziare l’offerta sanitaria della zona, ridurre i tempi di attesa, migliorare il confort alberghiero mantenendo, al tempo stesso, alti standard di qualità”. E da ieri sono stati  eseguiti i primi interventi di sostituzione totale del ginocchio. “Ci sono voluti quasi dieci anni – spiega Luca Memè, direttore di Ortopedia e Traumatologia degli ospedali di Pesaro e Fano – affinché a Fano tornassero interventi chirurgici di ortopedia maggiore e in particolare di chirurgia protesica. Voglio ringraziare tutti gli operatori e le operatrici per la sinergia e l’organizzazione messa in piedi. Non ci sono stati problemi di nessun tipo. Tutto ha funzionato al meglio. I pazienti sono stati ricoverati e presi in carico dalla Medicina Riabilitativa e dalla Geriatria per assicurare il miglior percorso assistenziale post operatorio e di recupero fisico”. Un potenziamento che supera le criticità generate dalla recente pandemia e dalla difficoltà comune e generalizzata di reperire specialisti. “Gli interventi chirurgici ortopedici e traumatologici sono in crescita: benché siano aumentati in modo significativo i casi traumatologici, e nello specifico quelli per frattura del femore nel paziente anziano – continua Memè -, l’Ortopedia e Traumatologia degli ospedali di Pesaro e Fano mantiene un valore superiore all’80% delle fratture del collo del femore operate entro 48 ore dal ricovero in pazienti con un’età maggiore di 65 anni, dato che rappresenta uno degli indicatori di performance dei reparti di Ortopedia a livello nazionale. Prendendo in considerazione il 2022 tale dato è risultato essere pari al 86,6% per un totale di 437 pazienti sottoposti ad intervento entro le 48 ore. Questo valore si mantiene ad alti livelli nonostante la fragilità dei pazienti anziani che spesso presentano importanti co-morbidità e che necessitano di una stabilizzazione prima di procedere con l’intervento”.

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