Carlo Ruggeri (presidente comitato pro ospedali pubblici Marche)
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L’ex ospedale ‘A. Celli’ di Cagli

Da più parti ci stanno arrivando segnalazioni che, pur nel leggero (ma precario) miglioramento del dramma coronavirus, si stanno riempendo i pronto soccorso e i reparti degli ospedali parzialmente ripuliti dal Covid-19, da parte dei cittadini che sino ad oggi si sono tenuti, anche  ai limiti del rischio mortale, tutte le malattie del mondo (esempio: infarti triplicati in tutt’italia), e che ora non ce la fanno più. Naturalmente ritorniamo al triplo, al quadruplo dell’intasamento disumano di prima del coronavirus, in gran parte dovuto alla chiusura, da parte di Ceriscioli, Pd, Udc, Socialisti, Verdi e Art.1, di ben preziosissimi e vitali 13 ospedali nelle Marche e dal ridimensionamento e smantellamento degli attuali ospedali.

Il ‘Lanciarini’ di Sassocorvaro

La gente, oltre alla disperazione delle conseguenze del coronavirus, ora è terrorizzata perché non sa più dove andare a sbattere la testa, considerando che la visita intramoenia verrà prestata alle calende greche ancor più di prima, e che anche l’alternativa delle visite negli ambulatori degli specialisti privati è pressoché irraggiungibile, essendo gli stessi in grandissima parte chiusi, ed essendoci file chilometriche in quegli scarsi ambulatori privati aperti. Oggi abbiamo letto uno dei tanti gridi disperati ed angosciati, quello di una signora, membro del nostro comitato regionale, che non sa più dove portare il padre con gravi problemi polmonari, essendo tutti gli ospedali di una vasta zona intorno a lei, ancora super intasati e a rischio coronavirus.

Non possiamo andare avanti così, tutti noi che abbiamo un problema di salute personale o nel cuore, che sia un parente, che sia un amico, che sia una persona, anche sconosciuta, di cui conosciamo la storia disperata. Purtroppo, e con ribrezzo, osserviamo sugli organi di informazione, sempre in immagini e scritti in positivo, i balletti della politica che decide, tutta tesa, approfittando di questo momento delicato, ad accontentare il popolo che lei stessa considera “bue” (e che disdegna quando manifesta in massa sotto le sue finestre), con, riaperture e richiusure nell’uscire di casa  a seconda dell’umore, o mosse spettacolari, pur di rimanere al centro della cronaca giornaliera con interviste e foto sui quotidiani, come i traghetti, i palazzetti dello sport prima, ed i capannoni della fiera oggi, che sarebbero gli ospedali “unici” coronavirus per rianimazioni e terapie intensive (ultima grande idea, sembra, inculcata nella testa del gracile ministro Speranza, quello che non risponde ai nostri continui appelli, come faceva la Grillo), quando le stesse rianimazioni e terapie intensive si sono ridotte di due terzi negli ospedali medio/grandi, e potevano, nonché dovevano restare negli ospedali medio/grandi stessi, quelli organizzati come si deve.

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Insomma, dopo due anni dalla fondazione del Comitato pro ospedali pubblici Marche, mai come ora è valida la nostra impostazione sulle linee guida iniziali basare sul: a – no assoluto agli ospedali unici provinciali o regionali (coronavirus compresi); b – mantenimento e potenziamento degli attuali ospedali (con reparti coronavirus eventuali prettamente interni e drasticamente separati dall’ospedale madre); c – riapertura immediata dei 13 ospedali chiusi. Tale nostra impostazione avrebbe, proprio ora ancor più, risolto moltissimo del “caos attuale”, rendendo fluido il sistema anche con l’incentivazione agli operatori (e non i malati e le famiglie) a spostarsi in tutto il territorio, e non permettere il nomadismo di massa che ha caratterizzato in tutti i sensi la scellerata gestione sanitaria di Ceriscioli e compagni!

La situazione è diventata talmente grave che non avrei esitato ad indire una ulteriore manifestazione sotto le finestre della Regione, dopo quella con oltre 400 urlanti del 4 febbraio scorso, se non ci fossero stati rischi di contagio ancora altissimamente presenti anche nel territorio marchigiano, ed i relativi divieti. Vi prego, tutti voi dall’animo sensibile (sperando che l’apatia precedente di molti sia crollata dopo questo dramma da coronavirus, con le conseguenze sopra descritte) di manifestare solidarietà verso questo nostro comunicato di sdegno totale. Se i giornali quotidiani non ci pubblicano i comunicati, come non ce li hanno pubblicati in tutto il periodo del coronavirus, dobbiamo approfittare, oltre che di gentilissime testate on-line, anche e principalmente del web, delle vostre condivisioni e diffondendo queste righe a tutti i vostri amici.

Carlo Ruggeri - presidente del Comitato pro ospedali pubblici Marche

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