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Il sindaco di Cagli Alberto Alessandri, nella giornata di ieri, ha scritto una lettera al presidente della regione Marche Luca Ceriscioli, nella quale manifesta tutta la sua contrarietà alla realizzazione della nuova struttura di terapia intensiva Covid di Civitanova Marche. Alessandri ha parlato anche nelle vesti di presidente dell’Unione Montana del Catria e Nerone, rappresentando quello che è il pensiero di sei territori.

il sindaco di Cagli Alberto Alessandri

“Egregio Presidente Ceriscioli, chi le scrive è il Sindaco di un Comune dell’entroterra della provincia di Pesaro e Urbino e il Presidente di Unione Montana. Chi le scrive ha visto, negli anni, il proprio Ospedale, che era il punto di riferimento di tutti i Comuni limitrofi, anche oltre i confini della medesima Unione Montana, lentamente e inesorabilmente smantellato fino ad essere ‘ridotto’ ad Ospedale di Comunità…
Sappiamo che questo è il destino che ci aspettava in base al D.M. 70/2015 (c.d. Balduzzi), ma sappiamo bene anche che sarebbe stato possibile concedere una deroga per area disagiata, come è stato ripetutamente richiesto dalle istituzioni di questo territorio. Perché, come Lei ben sa o dovrebbe sapere, di vera e propria area disagiata si tratta: la vastità del nostro territorio, il suo assetto geomorfologico, il clima, l’alto indice di invecchiamento della popolazione e la dispersione abitativa rendono la distanza dal primo pronto soccorso utile spesso insormontabile…Le abbiamo scritto all’inizio di questa terribile emergenza sanitaria, vista la situazione di enorme stress organizzativo di tutti gli ospedali della provincia, per chiederLe di valutare la possibilità di creare posti letto per pazienti no-covid e riattivare un servizio strutturato per rispondere alle urgenze di media bassa complessità nel nostro Ospedale. A nostro parere questo avrebbe contribuito sia a decongestionare le unità di pronto soccorso degli Ospedali di Pesaro e Urbino, sia al raggiungimento dell’obiettivo di rendere il nosocomio di Urbino no-covid, come previsto nel piano regionale per la gestione dell’emergenza epidemiologica.
Non abbiamo ricevuto risposta, ma capiamo, senza ironia alcuna, che è stato un periodo di intenso e complesso lavoro…
Ultimamente, abbiamo appreso dell’intenzione di realizzare un nuovo ospedale interamente dedicato alla terapia intensiva, da allocare in una struttura fieristica: 100 posti letto, in 10 giorni (questo era lo slogan con cui il progetto è stato presentato ormai il 22 marzo u.s.) al costo di 120.000 euro ciascuno, totalmente finanziato da privati benefattori.
Capirà che per chi ha visto nel tempo il proprio diritto alla salute via via depauperato, sia stata una scelta davvero difficile da comprendere. Ma, Le dico la verità, abbiamo pensato che fosse una scelta ponderata e assunta sulla base di valutazioni fatte da esperti, supportate da dati e studi validati, che a noi non era dato capire.
Il tempo intanto è trascorso, l’epidemia sta lentamente rientrando, quella struttura non è ancora pronta e molte perplessità al riguardo sono emerse.

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Il presidente della regione Marche Luca Ceriscioli

In questo lasso di tempo abbiamo assistito al completo fallimento di scelte analoghe da parte di altre Regioni, che pure hanno a tutt’oggi dati sulla diffusione del contagio importanti.
Vorremmo capire alcune cose al riguardo. Da chi e sulla base di quali considerazioni è stata assunta la decisione di realizzare una nuova struttura di terapia intensiva interamente dedicata ai pazienti COVID? Ci risultano, infatti, solo i pareri negativi espressi da esperti regionali di organizzazione ospedaliera, dalla Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva dai medici ospedalieri dell’Anaao – Assomed, dalla CGIL e, ultimamente, da esponenti politici, anche dello stesso suo schieramento.
Perché si è scelta la strada della Lombardia e si continua con ostinazione a percorrerla? Cos’è che ci sfugge? Perché l’unica differenza con la strategia Lombarda è stata quella di ricorrere ad una raccolta fondi gestita da un privato e non già dalla stessa Regione?
Quanti soldi sono stati raccolti ? Quale controllo esercita la Regione su tutta l’operazione ? Dov’è la trasparenza ? Perché un posto letto nella nuova struttura avrà costi così elevati ?
Perché non si è optato per seguire la strada di altre Regioni, che nei fatti è risultata più vincente ? Ci riferiamo a Toscana, Emilia-Romagna e Veneto che hanno potenziato gli ospedali esistenti, incrementando i posti di terapia intensiva. Che costi avrebbe un nuovo posto letto di terapia intensiva nelle strutture ospedaliere esistenti ? Perché non si è pensato a potenziare anche i nostri Ospedali di Comunità ? Con che personale verrà gestita la struttura di Civitanova Marche ? Visto che non solo necessita personale specializzato, quindi, più difficilmente disponibile, ma anche che quello in servizio presso le strutture ospedaliere è a malapena sufficiente per la gestione ordinaria dei nosocomi marchigiani ed è stremato dall’avere affrontato l’emergenza. Ha senso creare un mega-reparto isolato di sola terapia intensiva senza le altre specializzazioni mediche disponibili all’interno della medesima struttura ? Mi sembra che gli esperti dicano che non può funzionare adeguatamente un reparto di alta specializzazione come la terapia intensiva senza essere strettamente collegato ad una struttura ospedaliera con numerose specialità assistenziali. Ci sembra altresì evidente come la maggior parte dei pazienti affetti da COVID-19 siano persone anziane, che presentano comorbilità, e che la stessa malattia sia multiproblematica, richiedendo quindi un approccio e un’assistenza multi-specialistiche. La politica sanitaria, caratterizzata dalla caparbia volontà di smantellare le strutture pubbliche a favore del privato, ha fatto precipitare la Regione Marche, proprio negli ultimi 5 anni, dal 6° al 9° posto nella graduatoria sui LEA stilata dal Ministero della Salute. Noi, nel profondo entroterra siamo stati quasi completamente privati dei LEA. Ci auguriamo, pertanto, che voglia cortesemente rispondere a tutte queste nostre domande per fugare ogni nostro ragionevole dubbio su quanto effettivamente Le stia a cuore questa Regione e il suo Entroterra.”

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