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di Anna Maria Polidori

“Mi sento svuotato. Prima o poi starò meglio, ne sono consapevole, ma per adesso è durissima.” Mi guarda con occhi tristi e al tempo stesso buoni Armando Keli, maggiordomo di Claude Barzotti per più di undici anni. Mi rendo conto che Armando, sotto tanti punti di vista è un riflesso meraviglioso di questo cantante, la connessione più vicina a lui. Ricordiamo che Claude Barzotti, originario di Cai Serra (Cagli), è deceduto un mese e mezzo fa. Keli, albanese, moro, magro, tenuta vacanziera, shorts e maglietta, mi schiude teneramente, preziosamente il “suo” Barzotti. Chiediamo ad Armando se ha foto con lui e se ce le può mostrare. Armando però è un amante della privacy: “Sì, ne ho diverse ma voglio tenerle solo per me. Mi scusi”. Un’amicizia sincera la loro, cominciata per pure caso.

“In principio sono emigrato in Veneto, a Bassano del Grappa e ho lavorato lì per circa sette anni. Poi sono andato in Belgio con un’impresa nientemeno del sud Italia, così ho imparato non solo i dialetti del nord ma anche quelli del sud. La ditta per cui lavoravo era gestita da siculi e c’erano tanti pugliesi”.

Come ha conosciuto Barzotti? “Sa, Claude aveva in compartecipazione due ristoranti a Bruxelles e da poco lavoravo in uno di questi come barman. Barzotti spesso mi chiedeva qualche cosa da bere, così abbiamo cominciato a parlare e a stringere amicizia. Spesso lo riaccompagnavo a casa e mi capitava di dormire da lui 3-4 volte a settimana. Così dopo un po’ mi chiese se volessi diventare suo maggiordomo. Risposi di sì. È stata un’esperienza meravigliosa. Claude aveva fatto costruire una villa di 900 metri quadrati a Court-Saint-Etienne e aveva paura ad entrarci da solo. È un’abitazione enorme. Si è trasferito lì nel 2011. Ci dormiva tre giorni a settimana, poi dal giovedì alla domenica c’erano i concerti. Svizzera, Francia, Lussemburgo… Nei paesi extra-europei era accompagnato da altre persone”. Quali erano le sue mansioni? “Preparavo gli abiti di scena, gli stavo accanto per le necessità più comuni”. Come era Claude Barzotti con i suoi fans? Armando esita, pare gli venga da piangere, tanto la cosa lo smuove. Poi, risponde di getto: “Oh, avrebbe firmato autografi fino a rompersi il polso. Tante volte gli dicevo: La smetta. Sono troppi. Quando non erano autografi erano selfie. C’erano momenti in cui avremmo avuto l’urgenza di andare via, però non riuscivo a schiodarlo dal pubblico. La gentilezza non costa niente mi diceva sempre e poi aggiungeva: È importante avere rispetto per le persone che sono venute a sentirmi cantare e che magari arrivano da 700-800 km di distanza“.

I concerti

“Claude guadagnava bene. Era pagato per 40 minuti? Benissimo. Allungava a due ore. Sul palco si trasformava in un’altra persona. In privato era un timido, un introverso”. Sappiamo dei problemi con l’alcol “Cominciarono a 33 anni. Aveva vinto un disco di platino e per l’occasione, gli offrirono un bicchiere di whisky. Claude mi raccontò che si sentì così bene.  Rilassato, a suo agio. Aggiungeva sempre scherzando: Gesù mi ha rovinato! Quella era infatti la stessa età in cui morì il Signore sulla croce”. Ogni quanto poteva capitare che… “Alzasse il gomito? Oh, non di frequente. Poteva succedere ogni 10-15 giorni. C’erano i concerti di mezzo”. Si è disintossicato? “Ha provato”. Che cosa le ha insegnato Claude? “Oh, tante cose. La santa pazienza è una di queste e poi la lingua francese. Era un perfezionista, un intellettuale che conosceva l’idioma a menadito, quindi se per disgrazia pronunciavo male una parola o mischiavo francese con italiano, cosa che poteva succedere benissimo, non mi rispondeva nemmeno o mi diceva: Non ho capito che cosa hai detto aggiungendo spesso: Questa parola si pronuncia così, e deciditi: o formuli la frase in francese o in italiano, ma non mischiare le due lingue. Era dell’idea che se avessi aggiunto una parola storpiandola in una frase, questa avrebbe modificato tutto il senso. A volte una sola parola può cambiare il corso del mondo affermava. Altre volte se non ero stato corretto a esprimermi metteva le mani alle orecchie e diceva: Cosa hai detto? Non ti sento“. Raccontiamo ad Armando che abbiamo provato a chiedere a Barzotti un’intervista tanti anni fa, ma niente. Keli sorride e non si stupisce affatto. “Era timidissimo. Non gli piaceva farsi vedere. In Italia in dodici anni ha concesso un’intervista solo alla RAI. Non voleva intromissioni, almeno non dove poteva vivere in pace. A Cai Serra poteva essere se stesso. Vede: quando usciva per andare in un ristorante a Parigi per esempio stia certa che nel mentre ci sarebbero stati qualcosa come 20-25 selfie e autografi da firmare”. Una volta in paese qualcuno aveva notato Bobby Solo, notissimo e amatissimo cantante italiano che faticava a trovare l’abitazione di Claude… “Bobby Solo e Claude erano grandi amici. Si sentivano una volta a settimana telefonicamente. Ricordo bene quell’anno in cui Bobby venne a trovarlo. Si era fermato a dormire qui con la moglie e la piccina”. Chi altri artisti italiani conosceva Barzotti? “Toto Cutugno. Avevano parlato di una possibile collaborazione. Cutugno avrebbe voluto far cantare Claude in italiano. Poi Barzotti è esploso con le sue canzoni, riscuotendo molto successo, così non se ne è fatto più niente”. Il successo aiuta tanto. Tutti ti cercano, tutti ti vogliono… “Non era il suo caso. Andava ai gala se doveva ritirare qualche premio. Non era mondano e amava la discrezione”. Questa casa di Cai Serra… “C’è stato per l’ultima volta lo scorso anno e sapeva che non ci sarebbe mai più tornato. Se lo sentiva. Cercava di nascondere la sofferenza che provava in tutti i modi possibili. Sì, con me poteva lasciarsi un po’ più andare, lo assistevo giorno e notte ma non voleva rattristare le figlie e gli altri amici. Era sempre di buonumore: ci ha regalato momenti leggeri fino quasi all’ultimo, possiamo dire. Era un uomo dotato di sano umorismo”.

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