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Il consigliere regionale Marta Ruggeri

In questi quasi 11 mesi in cui la dott. sa Storti ha ricoperto il complesso ruolo di direttrice generale dell’Ast1 troppe volte ho sentito dire dall’assessore Saltamartini “Ci penserà la Storti, sarà compito della Storti, aspettiamo che lo faccia la Storti”. Questa cantilena è stata pronunciata pressoché sempre e su tutto tanto da portarmi a chiedere fino a che punto i dirigenti sono disposti a fare le foglie di fico coprendo le vergogne dei politici e dei loro insuccessi. Ecco, per quanto riguarda la dott.sa Storti, abbiamo appreso che è stata disposta a ciò per poco, pochissimo, avendo optato per la pensione anticipata con cui lascerà dal primo maggio l’Ast1 in un pantano tale non certo per sua inadeguatezza, ma perché i decisori politici hanno abdicato al loro ruolo per manifesta incapacità. Mente il piano sociosanitario regionale, l’atto più importante varato dalla giunta in questa legislatura, è stato portato in consiglio in una manciata di giorni, le linee guida per redigere gli atti aziendali che dovevano essere approvate a dicembre sono ancora ferme nella palude della quarta commissione, aspettando di approvarle in modo che gli atti aziendali siano pubblicizzati post elezioni amministrative, tanto da non mettere a repentaglio le candidature a sindaco di Lanzi a Pesaro e soprattutto Serfilippi a Fano, città innegabilmente penalizzata dalla giunta regionale in questi anni con la complicità della pochezza delle battaglie messe in campo dal sindaco Seri. La fusione a freddo tra Marche Nord e Area Vasta sta creando tanto malcontento tra i dipendenti e disfunzioni che hanno ricadute sui pazienti, ma i problemi non finiscono qui. In autunno è previsto l’insediamento del cantiere del nuovo ospedale di Muraglia con le difficoltà organizzative annesse, lo smembramento e la privatizzazione della Cittadella della salute mentale, la mobilità passiva, emorragia soprattutto verso l’Emilia Romagna che ci è costata 400 milioni in dieci anni, l’ingresso del privato a Villa Fastiggi per il quale non ci sarebbero neanche i numeri, la carenza di medici e infermieri, le lunghe liste d’attesa che scoraggiano i cittadini a curarsi: chi ci penserà ora al posto di Saltamartini? Anche Gilberto Gentili preferì il pensionamento anticipato e del sottosegretario Salvi nessuno conosce l’apporto nella risoluzione del problema. Quando la segretaria della Lega Latini chiese la testa di Saltamartini accusandolo di essere la causa del crollo dei consensi del partito delle Marche, il presidente Acquaroli nascose la testa sotto la giacca come la presidente di Fdi e gli fece quadrato intorno. Solo che ormai i problemi in sanità sono tali che anche nascondendosi i cittadini troveranno comunque i responsabili e ne chiederanno conto. È ora che Acquaroli si assuma le sue responsabilità, sempre che sia in grado di farlo.

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Marta Ruggeri

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