
di Anna Maria Polidori
Una commemorazione in grande stile quella per la morte di Primo Ciabatti a Secchiano avvenuta il 7 maggio del 1944 quella di ieri, domenica 12 maggio, voluta dalle sezioni provinciali di Marche e Umbria, dalle ANPI dell’Alto Tevere umbro e da quelle dell’entroterra marchigiano, con la partecipazione dell’ANPI di San Sepolcro. Se Mari Franceschini, la presidente provinciale perugina, ha ribadito che questo è un gesto doveroso, tanti sono stati gli interventi toccanti che hanno riassunto la vita del povero Primo. Roberta Perfetti dell’ANPI sezione partigiane d’Italia ha ricordato la biografia di Ciabatti.
Un bimbo nato a Citerna nel 1920 e da subito affidato al brefotrofio di Città di Castello perché la sua famiglia di origine è estremamente indigente. I genitori, anzi, emigrano poi in Argentina in cerca di fortuna, ma, pare, senza grande successo. Primo, più grandicello, viene affidato al Collegio degli Orfani a Gubbio dove conosce Riccardo Tenerini, perugino, con cui nascerà un’amicizia che durerà per tutta la sua vita breve. Nel 1937 hanno entrambi come insegnanti al Collegio, Bruno Enei anti-fascista e poi partigiano. Ad un certo punto di due ragazzi vengono introdotti ad Aldo Capitini per poter proseguire gli studi. I due così si trasferiscono a Perugia, uno ospitato da Cesare Cardinali, un conoscente di Capitini, un altro dallo zio Alfredo Tommasini. Capitini in un suo libro: Antifascismo tra i giovani descrive questi due ragazzi. “Tra i miei scolari c’erano anche due magri ragazzi, molto poveri giunti da un istituto di Gubbio…”. Capitini spiega che i due ragazzi stavano studiando per ottenere la licenza magistrale.
Riccardo Tenerini e Primo Ciabatti. Due caratteri diversi. Il primo impetuoso, il secondo più timido e ragionatore. Del tutto antifascisti, frequentano le gite in campagna che Capitini organizza con altra gente le domeniche. Una mattina, il 7 giugno del ’41 vanno a trovare Capitini a casa per dirgli che hanno fatto scritte antifasciste su edifici della città, sulla posta, prefettura.
Per questa attività nel maggio del ’43 i due amici vengono arrestati e rinchiusi nella rocca di Spoleto fino al 25 luglio. Il direttore del carcere di Spoleto libera tanto gli slavi che gli italiani una volta caduto il regime. I due entrati nel partito comunista, dopo l’8 settembre cominciano a organizzare una formazione partigiana assieme agli uomini di Capitini. All’inizio sono operativi su un monte sopra Perugia poi su un monte tra Deruta e Cortona. Nella primavera del ’44 a causa delle sue pessime condizioni di salute viene ordinato a Primo un periodo di riposo in Toscana, ma lui disobbedisce. Vuole raggiungere la San Faustino, e trova rifugio a casa di una famiglia.
Qui viene sorpreso dai tedeschi che lo freddano una volta arrivati a Secchiano. La Perfetti rimarca come questa sia una storia tanto triste. La legge su un piano personale, con sentimenti materni. La vita di Primo è stata una storia iniziata male. Subito strappato ai suoi entra nel brefotrofio, poi in un orfanotrofio, fragile di costituzione, poco da mangiare e tanti gli stenti e il freddo patiti. Primo ha sempre uno sguardo severo, profondamente malinconico.
La Perfetti conclude asserendo che “Gli antifascisti, gli amici con cui è cresciuto saranno la sua famiglia. Primo, oltre a loro, non ha relazioni particolari e forse non ha mai nemmeno conosciuto una donna. Chissà: magari avrebbe voluto avere ieri 12 maggio figli e una famiglia sua. Nessun bambino dovrebbe mai lasciare la famiglia perché troppo povera: tutti dovrebbero avere mezzi di sostentamento necessari per studiare”.
Cristina Carnevali ha poi cantato una canzone dedicata a Primo Ciabatti per poi lasciare il posto ai “Canta che ti Passa” di Fano. Le commemorazioni sono poi proseguite a Morena, alla presenza di Furio Benigni, ANPI di Pietralunga e al sindaco uscente di Gubbio Filippo Mario Stirati per ricordare i bombardamenti che fecero fuori la chiesa e la scuola della frazione, molte abitazioni e il giorno dopo, l’emporio.






















