Il protocollo sottoscritto a suo tempo dalla Regione e dal Comune di Fano è oggi un modello pilota nella gestione della sanità marchigiana. Si inserisce in un lavoro «per garantire a tutti i cittadini il diritto alla salute». L’hanno detto stamane, durante un incontro organizzato nel Municipio di Fano, il vice presidente del consiglio regionale, Renato Claudio Minardi, e il consigliere regionale Gino Traversini, del Pd. Minardi ha annunciato come imminente «l’inizio dei lavori per la struttura che a San Lazzaro ospiterà i 40 posti letto di Rsa, i 20 per le cure intermedie e gli altri 20 per la residenza protetta». Anche il sindaco Massimo Seri ha ricordato alcuni contenuti dell’intesa, in particolare i 20 milioni per la viabilità di servizio: «A giorni affideremo l’incarico per lo studio di fattibilità», ha specificato. «Il protocollo – ha aggiunto Minardi – è stato inserito nel piano socio sanitario, attribuendogli di conseguenza un valore giuridico e amministrativo più elevato. E se per assurdo qualcuno in futuro volesse metterlo in discussione, dovrebbe prima ottenere l’assenso del consiglio regionale». L’accordo stretto fra Regione e Comune di Fano prevede che il Santa Croce resti aperto anche quando sarà realizzato il nuovo ospedale a Pesaro; 20 milioni per potenziare i collegamenti viari con il capoluogo di provincia; la clinica privata convenzionata da 50 posti a Chiaruccia; gli 80 posti letto tra cure intermedie, residenza protetta e Rsa («Si dà risposta a una richiesta storica di Fano», ha affermato Minardi). Ora «il frutto di una mediazione continua e costante, fatta per dare risultati all’altezza della città», è diventato un riferimento anche «per le aree vaste 3 di Civitanova-Macerata e 5 di San Benedetto-Ascoli Piceno, dove sono programmati due nuovi ospedali». Da Fano a Pergola: il Santissimi Donnino e Carlo è stato riconosciuto ospedale di area disagiata e mantiene inalterati i suoi servizi.
A chi continua a preannunciare un destino di chiusura, Minardi ha risposto che la Regione «investe 4 milioni e 200.000 euro per migliorare la struttura e continuare a garantire i servizi». «Anche gli ospedali di Cagli e Sassocorvaro – ha aggiunto Traversini – sono stati riconosciuti come strutture di aree disagiate e nel piano sanitario è stato inserito un nostro emendamento che rafforza la rete dell’emergenza-urgenza, prevedendo la presenza di un medico dedicato, per tutto l’arco delle 24 ore, in aggiunta al personale delle ambulanze medicalizzate». A Cagli e a Sassocorvaro prosegue inoltre il percorso dei servizi in gestione ai privati. Discorso diverso per Fossombrone, dove si punta al raddoppio dei posti letto per l’hospice (assistenza ai malati terminali): da 10 a 20. Ulteriori obiettivi: istituire i 20 posti letto per lungodegenza e la figura del medico h24 per il punto di primo intervento. In quest’ultimo caso, non essendo l’ospedale in zona disagiata, sarà però necessario individuare un percorso alternativo.






















