di Anna Maria Polidori
Tanti i guzzisti che si sono ritrovati a Cagli per il motoraduno nell’ultimo week-end di giugno. Tempo splendido, Ettore Gambioli, principale organizzatore assieme al MotoClub di Cagli, confessa: “Pensavo: adesso ci sarà qualche intoppo, non può scorrere tutto così bene, ed invece è stato un successone su tutta la linea”. Quanti erano i guzzisti, Ettore? “Più di 150. Già il giorno prima che cominciassimo, il 27, eravamo 30 a pranzo. Ci è inoltre piaciuto coccolare i nostri ospiti. Abbiamo offerto loro una bella maglietta verde bottiglia, dato due tagliandi per il pranzo, l’aperitivo dentro un palazzo storico, presenti le autorità nella persona del sindaco. L’amministrazione ci ha fornito i locali dove ritrovarci e li ringraziamo per questo così pure come della loro presenza per gli incontri principali. La contentezza dei partecipanti è stata massima. Ho ottenuto grandi riscontri pure in altre direzioni”. Dove hanno dormito i guzzisti? “Ecco, mi riferivo proprio a questo aspetto. Si sono sparpagliati per la città in Bed&Breakfast, hotels, campeggi. Giusto ieri un signore che ha un campeggio, mi fa: guarda, alla prima ti offro una birra perché mi hai inviato gente davvero molto beneducata”. Una soddisfazione. “Ma scherza? Immensa. Penso proprio che noi possiamo essere senza dubbio un riferimento per tutti gli altri. Qui non c’è un Club Guzzi, abbiamo il MotoClub e poi ci sono io che nell’ambiente ormai sono conosciuto.”
Una garanzia di qualità. Gambioli infatti, guzzista sfegatato, una volta ha inviato alla rivista Bicilindrica un suo acquerello Guzzi. È piaciuto così tanto che il giornale gli ha subito offerto una rubrica. Ettore però, per evitare condizionamenti redazionali non ha mai voluto percepire compensi, così da avere più margine di libertà. Da lì, poi è partito tutto: un monumento commemorativo a Carlo Guzzi per prima cosa. “Quando mi hanno offerto il lavoro è stato come, parafrasando Benigni “Andare in Russia con Berlinguer,” ci aveva confidato Ettore. Nel 2021 Gambioli ha poi realizzato la statua a Giorgio Parodi, altro fondatore Guzzi e la scorsa estate ha esposto i suoi acquerelli Guzzi a Pontedera. Ormai è un punto di riferimento per i guzzisti, un nome caro all’azienda.
Come avete pensato la prima giornata? “Il primo giorno abbiamo lasciato massima libertà ai partecipanti così che hanno potuto visitare i nostri luoghi: chi è andato a Monte Nerone, chi al Petrano. Non li avrei manco potuti accompagnare tra le altre cose. Consideri che quei giorni lì ero come lo sposo al matrimonio: ho parlato con tutti, accolto tutti i guzzisti”. Di dove erano? “Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Lazio, Abruzzo. Abbiamo avuto un tedesco. Era quello che viveva più distante e tanti umbri da Gubbio, Cascia, Perugia, Scheggia. Poi, non ci crederà, a cena, una famiglia di Mandello che stava mangiando lì vicino a noi, capendo che questo era il raduno Guzzi ci è venuta a salutare. Loro, di questo moto-raduno non ne sapevano niente, però avevano deciso quest’anno di visitare Cagli! Piccolo il mondo”. Questa è un’occasione per il turismo. “Certo: per far conoscere Cagli e i luoghi vicini. Abbiamo dato lavoro agli albergatori o chi per loro, fatto conoscere la nostra Griglia in Piazza“. Il progetto più creativo che ha proposto durante tutto l’evento? “Ho ricreato il mio humus lavorativo, con foto, fogli sparsi, pennelli, colori. Tutto questo però in modalità: lavoro intenso, quindi c’era disordine, c’era creatività. Questo per far comprendere alle persone come dipingo e preparo un acquerello”. Lei invece che progetti ha? “Rifarò una mostra al Lido di Mandello, per il raduno di settembre. Stavolta è stata la Piaggio stessa a fare il mio nome. Poi voglio proseguire qui a Cagli le lezioni con la creta”.
Farà quella scultura, quell’allestimento di cui parlava con i lavori dei partecipanti? “Sì, è una piramide a tre lati con le formelle messe a salire”. Come potrebbe sintetizzare questo moto-raduno in un pensiero? “Non ci aspettavamo un momento così magico. Abbiamo fatto un gran figurone”.






















