Durante l’ultimo Consiglio comunale del 2024, la maggioranza ha approvato una mozione per introdurre il cosiddetto “fattore famiglia”, già adottato in quattro regioni (Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio). Nonostante gli emendamenti, ho votato contro, insieme ad altri consiglieri di opposizione, perché questa proposta rischia di frammentare e indebolire il sistema di servizi sociali che, come sottolineato anche dall’ex assessore Del Vecchio, a Fano è da tempo virtuoso.
Il “fattore famiglia”, nella sua applicazione, tende a sovrapporsi ai criteri già previsti dall’ISEE, uno strumento normato a livello nazionale dal 2013 che, pur con margini di miglioramento, garantisce equità nell’accesso ai servizi sociali e già tiene conto della composizione familiare e delle fragilità. Introdurre nuovi meccanismi locali, infatti, rischia di creare confusione e disparità di trattamento, favorendo alcune categorie a discapito di altre, come le famiglie monoparentali o gli anziani soli. Inoltre, nelle Marche manca una normativa regionale sul “fattore famiglia”, rendendo questa mozione prematura e priva di una cornice strutturalmente adeguata.
Fano, con il TURSSA (Testo Unico Regolamentare dei Servizi Socio-Assistenziali), ha costruito un sistema di regole e criteri, condiviso con le organizzazioni sindacali, poi adottato nel 2021 dall’ATS 6 e quindi esteso a tutti i 9 Comuni. Questo modello garantisce trasparenza e uniformità nell’accesso ai servizi sociali, utilizzando l’ISEE per determinare priorità e interventi. È uno strumento che può essere ulteriormente migliorato, ma che ha già dimostrato di funzionare in modo equo ed integrato, premiando l’ATS 6 con maggiori risorse da parte della Regione Marche.
Va ricordato poi che, con la Legge Regionale 30/1998 e il Fondo Nazionale per la Famiglia, esistono già strumenti e risorse per supportare le famiglie in ambiti cruciali come la genitorialità e la conciliazione vita-lavoro. Questi interventi devono essere rafforzati dalla Regione e dal Governo, soprattutto finanziariamente, ma non si può ignorare che siano operativi e producano risultati. È paradossale che la stessa maggioranza che ha approvato questa mozione per introdurre misure più favorevoli alle famiglie, nella medesima seduta abbia anche deliberato l’aumento delle tariffe sui servizi a domanda individuale, come mense e trasporto scolastico. Un aumento che colpisce anche le famiglie con ISEE più basso, caricandole dell’adeguamento ISTAT del costo dei servizi. Questo dimostra che alle buone intenzioni devono seguire azioni coerenti e responsabilità, altrimenti si rischia di penalizzare proprio chi si vorrebbe aiutare.
Ora che la mozione è stata approvata sarà fondamentale partire da uno studio preliminare serio, come previsto nel testo, per valutare se e come introdurre nuove misure senza compromettere quanto già costruito. Il sistema sociale dell’ATS 6 è un esempio virtuoso di politiche basate su equità e trasparenza e non si può cedere alla tentazione di frammentarlo con misure che guardano più al consenso politico che alle reali necessità delle famiglie.
Dimitri Tinti Consigliere comunale PD Fano






















