legno
carne
iliad kena Tim elettrodomestici elettronici a Cagli

“L’insediamento nelle Marche della Link University con due corsi di Medicina, qualora divenisse realtà, comporterà un impoverimento del nostro sistema universitario e dell’intero territorio. Altro che le opportunità fantasticate dal presidente Acquaroli, dall’assessore Saltamartini e, manco a dirlo, dei promotori dell’iniziativa, gli onorevoli Castelli e Carloni. Tra le varie criticità, però, ce n’è una di cui si parla troppo poco, ovvero il futuro della formazione clinica dei medici”. A dirlo è la capogruppo regionale del Partito Democratico Anna Casini. “Nella nostra regione – spiega la capogruppo Casini – l’Università Politecnica delle Marche eroga già oggi due corsi di laurea in Medicina e Chirurgia, di cui uno in lingua inglese. Nell’ambito dei loro corsi di studio e dei percorsi professionalizzanti, i futuri medici possono avvalersi di una rete formativa garantita dalle strutture del Servizio sanitario regionale. La stessa rete rappresenta la risorsa indispensabile per la formazione pratica degli oltre 2200 studenti iscritti ai Corsi di Laurea delle professioni sanitarie e dei circa 900 Medici in formazione iscritti alle Scuole di specializzazione di area medica dell’Univpm. La domanda, più che lecita, è: con quali strutture sanitarie stabilirà una convenzione la Link University per garantire la formazione pratica dei propri studenti e a quali tutor clinici affiderà la responsabilità didattica? Siamo sicuri che l’attuale connubio tra Sistema sanitario regionale e Università continuerà a essere in grado di mantenere gli alti standard formativi odierni o, come è facile immaginare, entrambi i due poli pubblici, sanità e università, saranno destinati a un ridimensionamento, come del resto dimostrano molte esperienze simili in Lombardia e Veneto? Sarebbe bene che nessuno si dimenticasse che la privatizzazione della sanità inizia quasi sempre dalla privatizzazione della formazione”. “Oggi – conclude Casini – nelle Marche il problema non è, come sostiene la destra, quello di avere un maggior numero di posti a Medicina e Chirurgia, tra l’altro già aumentati negli scorsi anni, ma rendere attrattive le specialità carenti e le borse per la Medicina generale. È stato rilevato che dei 302 posti previsti alla unica Facoltà di Medicina e Chirurgia della regione, al 5 dicembre 2024 ne risultavano ancora liberi 13 e che nella stessa Università dei 29 posti posti della Scuola di Specializzazione di Medicina d’urgenza all’ultimo bando ne sono stati assegnati solo 8. Sempre nelle Marche, nell’ultimo anno delle 152 Borse per la Medicina Generale ne sono state assegnate solo 50. Quindi, ciò che la destra finge di non sapere o che le fa comodo ignorare, è la scarsa attrattiva esercitata sui giovani dalle professioni mediche. Un tema che sicuramente va oltre i confini regionali, ma che le Regioni dovrebbero sollevare nei confronti del governo nazionale. Di sicuro la risposta non può essere quella semplicistica di Acquaroli, Saltamartini, Castelli e Carloni, volta a introdurre una logica di puro mercato nella offerta formativa dei medici in Italia, senza tenere in considerazione le questioni relative al fabbisogno di medici e alla qualità dell’offerta formativa. Queste sono boutade da campagna elettorale, non certo soluzioni ai problemi concreti della nostra comunità”.

scarpe firmate
scarpe moda
moda donna
arredamento interno
irish pub cantiano