di Maurizio Tanfulli
Fra i lavori eseguiti per rendere più accogliente l’ingresso alla Riserva naturale regionale del “Bosco di Tecchie” nel comune di Cantiano, vi è stata anche la messa in sicurezza dei ruderi di quello che fu il casolare che le attuali carte catastali indicano col nome di Balbano di Sotto. Interamente coperto da vegetazione infestante in seguito a decenni di abbandono, erano visibili solo alcuni brandelli di mura pericolanti, costruiti in blocchi di arenaria reperita sul posto.

Facendo ora un passo indietro, quando nel 2000 pubblicammo insieme al parroco mons. don Fausto Panfili il volume “Cantiano tra Fede Storia”, così scrivevamo in riferimento all’antica chiesa di Santa Maria di Balbano: “È la quarta e ultima chiesa che i privilegi pontifici del 1140, 1188 e 1210 assegnavano al monastero di S. Pietro di Massa. Nel 1397 la chiesa di S. Maria di Balbano, che aveva annessa l’abitazione di un monaco custode, è nominata nell’elenco delle tasse Rationes decimarum Italiae sec. XIII – XIV e pagava un tributo uguale a quello degli abitanti di Cantiano. Nella visita pastorale del vescovo Ancaiani (1817) si annota una piccola Mastade con un quadro rappresentante Maria Santissima. In seguito non si hanno più notizie e se, fino ad un secolo fa potevano scorgersi i ruderi, oggi non rimane più nulla visto che le pietre sono servite per la costruzione della casa colonica di Balbano di sotto all’inizio di questo secolo, come testimoniano gli abitanti della vicina frazione Casella”.
A lavori in corso e tolta la vegetazione che ne impediva anche la vista, grazie alla segnalazione dell’amico Fiorenzo Bei, al centro di un blocco di arenaria posto ad architrave di una finestrella, è emersa una croce scolpita ancora ben evidente. Segno inequivocabile della presenza in quel luogo, o nelle immediate vicinanze, dell’antica chiesa, a conferma di come la tradizione orale si fosse mantenuta. Le pietre erano state effettivamente utilizzate per la costruzione della casa colonica. Un altro probabile indizio della presenza di un’area sacra in quel luogo, è dato da alcuni vecchi cipressi autoctoni posti a poca distanza. Questa pianta non cresce spontaneamente, tanto più in quell’area, per cui è da presumere che qualcuno li mise a dimora ed avesse voluto mantenere il ricordo della vecchia chiesa di santa Maria di Balbano utilizzata, come in uso allora, anche come luogo di sepoltura. Un ritrovamento importante che arricchisce di contenuti storici un luogo già interessante per motivi di ordine naturalistico, senza dimenticare che proprio a Tecchie, era presente un’altra piccola chiesa dedicata a San Silvestro, la cui precisa collocazione è ancora da definire.





















