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Un terzo del budget famigliare serve per l’affitto di casa. Accade a Macerata, capoluogo di provincia con i canoni più alti delle Marche secondo lo studio del Servizio Lavoro, Coesione e Territorio della Uil sui costi medi di locazione degli appartamenti di 100 mq circa, accatastati come abitazioni civili (A/2) ed economiche (A/3), e ubicati in zona semi centrale nei capoluoghi di provincia. Il costo medio dell’affitto nella città universitaria è di 1045 euro (il 33,4% del budget familiare, ben al di sopra della media italiana del 24,2%), cifra superiore agli 880 euro di Pesaro (28,2% del bilancio delle famiglie), gli 800 di Ascoli (un quarto della spesa), i 668 euro di Ancona (21,4%) e i 523 di Fermo (16,7%). “E questo avviene nonostante un calo degli affitti maceratesi di circa il 6% mentre in tutto il resto della regione i canoni stanno aumentando nel tempo andando a creare una vera e propria emergenza abitativa – commenta Andrea Catalani, responsabile dell’Uniat Marche, l’associazione degli inquilini della Uil – andando a compromettere sia il diritto all’abitare di dipendenti e pensionati, sia il diritto allo studio per gli studenti universitari”. Secondo la rilevazione, infatti, tra il 2023 e il 2024 il costo per affittare un appartamento è aumentato negli altri capoluoghi. La sola Ancona è in linea con la media italiana del +5% mentre altrove il dato è superiore con l’8% ad Ascoli, il 7% a Fermo e addirittura il 10% a Pesaro. “Il tema dell’abitare – aggiunge Catalani – si affianca a quello di salari e pensioni fermi rispetto al costo della vita reale che invece cresce. Va detto anche che nella nostra regione si sta assistendo a un progressivo quanto inesorabile disinvestimento nella già cronicamente scarsa offerta di abitazioni sociali o di alloggi universitari. Noi crediamo che l’accesso alla casa debba essere un diritto e condizioni in maniera determinante, soprattutto per i giovani, il progetto di vita divenendo un importante elemento di disparità sociale. È compito delle Istituzioni provare a colmare questo divario ma nonostante le continue richieste di apertura di un tavolo di confronto, abbiamo trovato sempre un muro”.

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