A disabled man is sitting in a wheelchair. He holds his hands on the wheel. Nearby are his colleagues
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URBANIA Al quarantenne D. di Urbania, disabile, invalido al 100% «è stato negato da dieci anni un diritto elementare – racconta la sorella E. -. E’ stata bloccata la consegna dei pannoloni che abbiano dovuto acquistare in proprio. Una spesa che può variare in un anno da 600 a 800 euro. Fare i conti non è difficile». Una storia inverosimile «perché dietro quei pannoloni c’è la dignità di un uomo disabile e di una famiglia lasciata sola». Tutto comincia «con una telefonata fredda e sbrigativa, ci dissero che non c’era più nulla da fare. I pannoloni dovete comprarli di tasca vostra. Una frase senza spiegazioni, senza alcun rispetto. Da allora mio padre, pensionato, ha dovuto provvedere ogni mese a quelle spese, rinunciando ad altro, stringendo i denti. Mese dopo mese, anno dopo anno. Un salasso silenzioso che in dieci anni è diventato un macigno. Per un periodo abbiamo potuto contare su un rimborso tramite Home Care Premium INPS, ma anche quello è scomparso, lasciandoci soli di nuovo». Due giorni fa la sorpresa ma anche tanta rabbia in più: «Ho scoperto la verità per caso – prosegue la sorella di D. – parlando con una vicina di 82 anni, cardiopatica.  I pannoloni li riceveva regolarmente dal distretto. Mi è salita addosso una rabbia feroce: nessuno, dico nessuno, ci aveva mai avvisati che il servizio era stato riattivato. E nemmeno sappiamo da quando. Nessuna lettera, nessuna telefonata, nessun avviso. Noi, intanto, abbiamo continuato a pagare e a indebitarci, convinti che fosse così per tutti». Una situazione che definire caotica non è abbastanza: «Il medico di base non sapeva, o faceva finta di non sapere. L’AST taceva. I servizi sociali pure. Silenzi comodi, distrazioni colpevoli. Come se la nostra fatica non fosse mai esistita. Come se quei soldi non avessero mai avuto peso. Come se la disabilità fosse una faccenda privata, da affrontare in silenzio, senza disturbare troppo la società “normale”». Inutile aggiungere che «i soldi che abbiamo speso erano ossigeno: potevano essere possibilità, un po’ di respiro per una famiglia che da anni arranca. Oggi mio fratello riceve solo due ore di assistenza, due volte a settimana. Tutto il resto pesa sulle nostre spalle, su quelle di mio padre pensionato, sulle mie notti insonni, su una solitudine che ti divora. Dietro ogni pannolone negato c’è un insulto. L’insulto di uno Stato che risparmia sui più fragili, dell’AST, dei servizi sociali, del medico di base». Adesso la richiesta: «Quei soldi li rivoglio indietro fino all’ultimo centesimo. Non si può far finta che non sia successo nulla, che una mancanza così grave da parte di chi doveva informarci passi senza conseguenze. Non si possono trasformare i silenzi in risparmi e le famiglie in martiri».

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