Il murales della Comunità Acquaviva di Cagli
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Alla vigilia della Giornata mondiale della Salute mentale

Se domani si celebra in tutto il mondo la Giornata mondiale della Salute mentale, da vent’anni a Cagli l’attenzione al tema trova concretezza nel lavoro della Comunità Acquaviva, nello specifico in favore dei minori di età. “È una giornata importante per porre il tema all’attenzione dell’opinione pubblica perché, mai come in questo periodo storico, così complesso e disumano, il tema della salute mentale va messo in primo piano, non solo oggi ma tutti i giorni – spiega Lucia Micheli, responsabile della comunità gestita dalla Cooperativa Utopia – perché è un tema che riguarda tutti noi.

Attiva dal 2006, la realtà dalla sua fondazione ha ospitato un totale di 133 giovani, e proprio questa estate assieme ad altre comunità della regione aveva lanciato un grido d’allarme rispetto al rischio chiusura qualora la regione Marche non fosse riuscita ad alzare le rette in linea con l’adeguamento del contratto nazionale degli educatori. La Regione Marche, in estate, ha aumentato la retta per ogni ragazzo di 5 euro. Non è ancora sufficiente per pareggiare l’adeguamento ma è stato un primo passo. “Se venisse meno il nostro impegno che fine farebbero i giovani per cui ci spendiamo ogni giorno?”, sottolinea Micheli.

Oggi la Comunità Acquaviva accoglie 20 giovani fra i 12 e i 18 anni nelle due case Lupo Rosso e Orizzonti Blu. Quali le principali problematiche che affrontate? “L’autolesionismo è all’ordine del giorno per chi arriva da noi. Ben sappiamo che non sono atti di follia, ma precise richieste di aiuto al mondo adulto. È una situazione di giorno in giorno sempre più complessa e lo diventa sempre più nel momento in cui si fatica a costruire una progettualità specifica per il singolo ragazzo”.

Quante le richieste di presa in carico di nuovo utenti?

“Sono continue, non passa giorno senza la richiesta da parte dei servizi di farci carico di un nuovo ospite, ma abbiamo un numero massimo di 20 persone. E’ certo che non appena un ragazzo lascia la comunità il suo posto viene preso da un altro. Spesso sono ragazzini già passati per la psichiatria con comportamenti molto gravi”.

E la comunità come gli va incontro?

“Noi gli spieghiamo che entrano in comunità per imparare a volersi bene, fare amicizia e a litigare. Sono tre “dimensioni” della vita che mandano più in crisi i giovani, noi proviamo insieme con loro, continuamente, a fare esperienze di questi aspetti, credendo in loro ed essendo “testimoni” delle loro capacità, forza e coraggio”.

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Come si agganciano questi giovani che almeno inizialmente non vogliono quasi mai venire in comunità?

“Quando arrivano da noi sono rassicurati nel sentirsi dire che il dolore accompagna la vita di ciascuno, ma che lo stesso dolore, se condiviso, può essere più semplice da sopportare. Questi ragazzi in noi trovano qualcuno su cui contare, con cui si possono aprire senza trovare il giudizio, qualcuno che aspetta e rispetta i loro tempi. Se il nostro obiettivo è di fare frequentare a tutti la scuola, impegnarli con uno sport e tante altre attività, servirebbe al tempo stesso che tutti andassero incontro alle loro esigenze, con una gradualità di inserimento e senza particolari richieste prestazionali che oggi invece sono altissime”.

A cosa si deve questo aggravarsi della situazione psichica dei giovani?

“Spesso la loro situazione di disagio è l’apice di una situazione di malessere in famiglia. Sono giovani che faticano a trovare punti di riferimento sia vicino a loro che nel mondo. Si tratta di ragazzi fragili che vivono in maniera pesante la stessa situazione geopolitica del momento. Se noi adulti possiamo temere per il futuro di fronte a guerre e crisi mondiali, pensate a come possono sentirsi dei giovani che vedono tutti i giorni le notizie riportate da web e tv”.

Dopo quanto detto, è possibile oggi avere uno sguardo di speranza verso il futuro?

“Dobbiamo guardare con speranza, tanto che all’ingresso della nostra comunità abbiamo disegnato un murales con la scritta “Vietato perdere la speranza”. Non la devono perdere i ragazzi e dobbiamo crederci noi adulti. Nonostante la situazione si nota e si respira un grande impegno da parte dei professionisti, sempre più persone che gettano il cuore oltre l’ostacolo, sia nel pubblico che nel privato, con i singoli servizi cercano di essere sempre più presenti a sostegno dei ragazzi”.

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