di Ermanno Torrico
Ancora una volta il sindaco Gambini, a conferma che lui, modestamente, “fa la storia”, dopo sedici mesi si è reso conto della inadeguatezza della vice-sindaca ed assessora Giulia Volponi ed ha quindi provveduto con un vero e proprio ukase a toglierle le deleghe all’Urbanistica e all’Edilizia per assegnarle a Maurizio Bartoli, già stagionato dirigente del Servizio urbanistica e pianificazione territoriale presso l’Amministrazione provinciale, laureato in Architettura (1983) e Pianificazione territoriale urbanistica e architettonica (1998). A Volponi, che non ha dimostrato nessun sussulto di dignità, dimettendosi o quantomeno scusandosi con i cittadini, vanno le deleghe, non meno impegnative, al “Bilancio, Tributi e Programmazione”, ma «le sfide mi appassionano» – ha dichiarato – e quindi possiamo stare tranquilli. È sceso invece, dallo scranno assessorile Nicola Rossi, con deleghe alla Polizia urbana e alle Società Partecipate, che ritornano al sindaco, per consentire a Maurizio Bartoli di assumere le deleghe in precedenza di Volponi.
Anche Rossi ha rilasciato una stringata dichiarazione confermando la fedeltà personale e politica al sindaco. Un tono, però, che evidenzia un qualcosa di più di un trattenuto rammarico. Del resto da stimato tecnico potrà dedicarsi alla propria professione senza incorrere in potenziali conflitti di interesse, come emerso di recente per una pratica di un privato nella quale era coinvolto il Comune. Il motivo, non secondario, del perché Rossi sia stato messo alla porta invece di Volponi, sta anche nel fatto che quest’ultima ha ottenuto ben 364 preferenze, il triplo di quelle ottenute da Rossi (110), il che avrebbe potuto destabilizzare l’elettorato schietino che ha dato 105 preferenze a Volponi contro le 13 ottenute da Rossi.
L’operazione conferma che ogni scelta politica e gestionale sono affari del sindaco che ormai da granduca si è trasformato in tiranno. Lui se ne frega della buona politica e della buona amministrazione fatte di ascolto, partecipazione e progettualità. Ha ridotto il suo folto drappello di consiglieri comunali a figuranti e gli assessori di fatto sono esclusi dalla collegialità nelle scelte, come sarebbe loro diritto e dovere rivendicare. Insomma Gambini naviga a vista e impartisce ordini con atteggiamenti da mattatore vanesio. Il Comune è cosa sua e lo gestisce con metodi aziendalistici, perché lui sì, che come imprenditore se ne intende!
E poi è noto che i tiranni spesso sono imprevedibili e alla bisogna anche vendicativi. Inoltre non va sottovalutata quella componente della psiche umana che gli studiosi definiscono come “pulsione all’obbedienza”. Per il momento, dopo la fallita “congiura” di Guidi e Mechelli, di candidati al tirannicidio politico non se ne vedono all’orizzonte, anche se segnali di malumori non mancherebbero, si dice, nella maggioranza comunque compatta attorno al suo “caudillo”. Tuttavia la caduta dei tiranni, se lo ricordi il sindaco, è sempre rovinosa come ci insegnano la storia e la filosofia politica.






















