La Regione Marche deve fare chiarezza sull’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica e garantire l’applicazione uniforme delle linee guida nazionali su tutto il territorio regionale. Dopo le dichiarazioni a mezzo stampa dell’Assessore Calcinaro ho depositato un’interrogazione in Consiglio regionale, per sapere quali azioni concrete e in quali tempi intenda mettere in campo per assicurare un accesso pieno, omogeneo e conforme alla normativa vigente all’IVG farmacologica tramite RU486. La legge 194/1978 e la circolare del Ministero della Salute del 12 agosto 2020 prevedono esplicitamente la possibilità di ricorrere all’aborto farmacologico anche in regime ambulatoriale e consultoriale, con autosomministrazione domiciliare della seconda dose, in condizioni di sicurezza e appropriatezza clinica. Nonostante ciò, la Regione Marche non ha ancora adottato un atto formale di recepimento né ha definito linee operative aggiornate e vincolanti, lasciando i territori in una situazione di forte disomogeneità.
In molte regioni italiane l’accesso alla RU486 nei consultori e negli ambulatori pubblici è una realtà consolidata fino alla nona settimana di gravidanza. Nelle Marche, invece, l’applicazione delle linee nazionali resta frammentaria e insufficiente, producendo disuguaglianze territoriali inaccettabili e scaricando sulle donne il peso dell’inefficienza regionale. Solo recentemente l’Ospedale Mazzoni di Ascoli Piceno si è adeguato alle indicazioni ministeriali, mentre nella maggior parte delle strutture sanitarie marchigiane continua ad applicarsi il protocollo del 2016, ormai superato sia sul piano scientifico sia su quello normativo.
L’interrogazione chiede alla Giunta regionale se e quando intenda adottare linee operative chiare, uniformi e vincolanti per tutte le strutture sanitarie, come intenda garantire l’effettiva erogazione dell’IVG farmacologica in ogni area della regione e quali investimenti siano previsti per rafforzare il ruolo dei consultori, assicurando un counseling neutrale, completo e scientificamente fondato. È fondamentale che i consultori restino luoghi pubblici di ascolto e accompagnamento neutrale, così come previsto dalla legge 194/1978. La presenza di associazioni con un orientamento dichiaratamente antiabortista all’interno di queste strutture rischia di compromettere il diritto delle donne a ricevere informazioni corrette e non condizionanti. I consultori non devono essere percepiti come luoghi ideologicamente orientati, ma come spazi in cui ogni donna possa compiere una scelta realmente libera e consapevole. Per questo, alle dichiarazioni dell’assessore Calcinaro – che ha riconosciuto l’accesso alla pillola abortiva come un diritto – devono ora seguire rapidamente atti amministrativi chiari e coerenti, che spieghino come e dove quel diritto venga garantito. Apprezziamo il cambio di linea rispetto agli ex assessori Latini e Saltamartini, che su questo tema avevano imposto un’impostazione ideologica e restrittiva, ma non basta cambiare tono: serve cambiare le regole e applicare finalmente la legge. Le donne marchigiane hanno diritto a un servizio sanitario pubblico sicuro, moderno e uniforme, non a dichiarazioni di principio lasciate senza seguito.
Marta Ruggeri - Capogruppo Movimento 5 Stelle - Consiglio regionale delle Marche























