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di Anna Maria Polidori

Fa di nuovo e positivamente parlare di sé Stephen Delattre, il ballerino e coreografo francese che avevamo conosciuto grazie al Balletto di Milano di Carlo Pesto e a Notre-Dame de Paris. Dopo Quasimodo, Frankenstein e la cattiva mamma di Biancaneve, Stephen ha affondato adesso il suo animo sensibile e ricettivo verso Narciso, un mito particolare e in parte, straziante. La prima mondiale sarà a Magonza, in Germania questo 29 gennaio. Questo ci permette di ritornare a parlare di temi cari a Delattre: la conoscenza di sé stessi, la bellezza, le contraddizioni degli animi. Cacciatore di incredibile bellezza, Narciso si faceva beffe di tutte coloro che lo amavano. Nessuna sembrava soddisfare i suoi standardi di bellezza, intelligenza. Sbruffone, fa soffrire chi si innamora di lui e così attraverso un incantesimo lanciatogli, lo sventurato ragazzo si innamorerà della sua stessa immagine riflessa in un lago. Nel tentavo di toccarla, scivolerà dentro l’acqua dove poi conoscerà, invece, la morte.

Allora Stephen, che cosa ti ha attratto maggiormente di Narciso?

Mi ha sempre affascinato perché incarna una profonda contraddizione: un’estrema bellezza unita a un’estrema solitudine. Ciò che mi ha attratto è la fragilità che si nasconde dietro la sua apparente auto-adorazione. Narciso è spesso visto come arrogante, ma io lo percepisco piuttosto come qualcuno incapace di entrare realmente in relazione con gli altri e, paradossalmente, persino con se stesso.

Come lo hai descritto nel tuo spettacolo? Puoi raccontarci come hai concepito la storia?

Nel balletto, Narciso non è rappresentato come un antagonista, ma come un essere umano smarrito nella propria immagine riflessa. La coreografia segue il suo percorso emotivo più che una narrazione strettamente lineare. L’acqua diventa una metafora: non solo dell’illusione, ma anche dello specchio deformato con cui tutti, a volte, ci confrontiamo nella ricerca della nostra identità.

Qual è, secondo te, l’aspetto peggiore del carattere di Narciso?

La sua incapacità di vedere l’altro. La sua tragedia non è l’amarsi troppo, ma l’essere incapace di amare veramente o persino di percepire chi gli sta accanto.

Qual è il limite più grande: l’amore per se stesso o la mancanza di amore per gli altri?

Senza dubbio la mancanza di amore per gli altri. L’amore per sé, quando è sano, può essere una forza. Quando diventa esclusivo e isolante, si trasforma in una prigione.

Oggi possiamo amarci in modo ossessivo come Narciso amava il proprio riflesso? Quali sono i rischi?

Assolutamente sì. Nell’epoca dell’immagine e dell’auto-rappresentazione costante, il rischio è perdere l’autenticità. Quando l’ammirazione prende il posto della consapevolezza di sé, smettiamo di evolvere e ci disconnettiamo dalla realtà e dagli altri.

Esiste, per te, un momento in cui possiamo davvero arrivare a “raggiungere noi stessi” con intensità e sincerità?

Sì, quando accettiamo la vulnerabilità. Quando smettiamo di esibirci per gli altri e osiamo affrontare ciò che siamo davvero, senza maschere né filtri.

Secondo te Narciso rifiutava l’amore perché non lo riteneva abbastanza importante o per via della sua auto-adorazione?

Credo fosse paura. Paura di perdere il controllo, paura di essere visto, paura di essere toccato emotivamente. La sua auto-adorazione è più un meccanismo di difesa che una vera sicurezza.

Quanto è importante riconoscere se stessi per vivere una vita felice e come possiamo farlo?

È fondamentale. Riconoscere se stessi significa accettare sia la luce che l’ombra. L’arte, il movimento e la connessione umana sono strumenti potentissimi per raggiungere questo stato di consapevolezza.

Viviamo oggi in una società narcisistica?

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In molti aspetti sì. Ma direi che è più una società affamata di riconoscimento che di vero narcisismo.

Quali sono i sintomi più negativi di un ambiente o di una società narcisistica? Sono sempre riconoscibili?

Mancanza di empatia, relazioni superficiali, paura del silenzio. Non sono sempre evidenti; a volte possono apparire persino molto seducenti. Ho incontrato personalità narcisistiche nella mia vita e l’esperienza è spesso segnata da squilibrio ed esaurimento emotivo.

Quanti danzatori sono coinvolti nello spettacolo?

Il cast è composto da 8 danzatori, permettendo al mondo interiore di Narciso di riflettersi attraverso più corpi ed energie sulla scena.

A parte questo nuovo balletto parliamo anche dello spettacolo con l’Étoile Mathieu Ganio? Quando è iniziata la collaborazione con l’Opéra di Parigi?

La collaborazione è nata nel tempo, attraverso incontri artistici e un rispetto reciproco. Lavorare con danzatori dell’Opéra di Parigi è sempre stato per me una grande fonte di ispirazione e di altissimo livello artistico. Si tratta, infatti, della mia seconda creazione per un’Étoile dell’Opéra di Parigi. La mia prima coreografia, “Rain, in Her Dark Eyes”, è stata creata per Marie-Agnès Gillot ed è andata in scena in prima mondiale al Teatro Bol’šoj di Mosca nel 2012. Nelle ultime settimane ho creato un nuovo assolo, “Icarus, les beaux dans les cieux”, per Mathieu Ganio, e un duo intitolato “Stay Here, I Will Be Waiting…” per lui e sua sorella Marine Ganio. Curiosamente, è la seconda volta che creo per un fratello e una sorella, dopo la collaborazione del 2022 con le star internazionali Polina Semionova e Dmitry Semionov.

Icaro sarà interpretato da Mathieu Ganio. Come hai immaginato quel visionario ?

Come un sognatore poetico e fragile. Mathieu interpreta un personaggio mosso dal desiderio, dalla curiosità e dal bisogno di superare i propri limiti. Porta in scena una profondità e una sensibilità davvero straordinarie.

Quando andrà in scena?

La prima mondiale di queste due nuove coreografie avrà luogo a Cattolica, in Italia, il 22 febbraio, e sono davvero entusiasta di condividere finalmente questo lavoro con il pubblico e di vedere Mathieu e Marine brillare sul palcoscenico.

 

 

 

 

 

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