Il ritrovamento della Basilica di Vitruvio rappresenta una delle scoperte archeologiche più rilevanti degli ultimi anni per la città di Fano, l’antica Fanum Fortunae. Un ritrovamento capace di proiettare il territorio al centro dell’attenzione internazionale degli studi sull’architettura romana, grazie al possibile legame con Vitruvio, autore del celebre trattato De Architectura. Proprio partendo da questa straordinaria scoperta, Andrea Giomaro, uno dei più noti artisti italiani nel campo degli effetti speciali, nonché vincitore di premi nazionali e internazionali per trucco, regia e scenografia, ha avanzato una serie di proposte per valorizzare il sito e trasformarlo in un potente motore culturale e turistico. Idee che partono da un presupposto chiaro: nell’epoca delle ricostruzioni virtuali e delle installazioni digitali, la vera forza potrebbe essere quella di restituire al pubblico la dimensione reale dell’architettura romana.
La “rivincita del reale”: una basilica ricostruita in scala 1:1
La prima proposta immagina un intervento ambizioso: ricostruire la basilica in scala reale, in un’area diversa dal sito archeologico per preservarne l’integrità. L’idea sarebbe quella di creare un grande polo culturale capace di restituire visivamente la monumentalità dell’edificio, permettendo a visitatori e studiosi di comprendere davvero la grandezza dell’opera.
Secondo Giomaro, una ricostruzione fisica – magari realizzata utilizzando tecniche costruttive il più possibile vicine a quelle dell’epoca romana – potrebbe diventare un’attrazione internazionale, capace di affiancarsi al sito archeologico originale. Un progetto che troverebbe precedenti in diversi contesti culturali: dalle ricostruzioni scenografiche di Cinecittà Studios, dove è stato ricreato il Foro Romano per produzioni cinematografiche, fino a esempi come Grazzano Visconti, borgo costruito in stile neomedievale all’inizio del Novecento.
L’obiettivo, nelle intenzioni dell’artista, sarebbe duplice: tutelare il sito archeologico e al tempo stesso rendere comprensibile al grande pubblico la maestosità dell’architettura vitruviana, trasformando la scoperta in un volano per il turismo internazionale.
Una ricostruzione parziale sopra la Pescheria
Una seconda ipotesi riguarda invece direttamente l’area urbana dove si trova il sito. Qualora eventuali interventi nell’area della pescheria non portassero alla luce nuovi resti significativi, si potrebbe pensare a una ricostruzione parziale della basilica in scala 1:1, realizzata sopra la struttura esistente ma senza interferire con le rovine originali. In questa visione, alcune colonne e porzioni dell’edificio verrebbero ricostruite “a sbalzo”, allineate con quelle autentiche ma senza toccarle. Un gesto simbolico e architettonico che metterebbe in dialogo passato e presente, mostrando ai visitatori fino a quale altezza si elevava l’antica basilica. La struttura potrebbe ospitare anche un centro di accoglienza per i visitatori, con spazi informativi e servizi turistici, mentre una copertura trasparente proteggerebbe l’area archeologica. Un’alternativa che, secondo Giomaro, sarebbe più capace di restituire “calore, colore e materiali” rispetto a installazioni contemporanee troppo minimaliste o puramente simboliche.

Il modello europeo: l’esempio del Parco Archeologico di Xanten
Per sostenere la fattibilità di una ricostruzione in scala reale, Giomaro richiama un esempio europeo di grande successo: l’Archäologischer Park Xanten, in Germania. Il parco sorge sull’antica città romana di Colonia Ulpia Traiana, fondata dall’imperatore Traiano, ed è oggi uno dei più grandi musei archeologici all’aperto d’Europa. A Xanten la scelta è stata chiara: ricostruire diversi edifici romani in scala reale sopra le loro fondamenta, sulla base dei dati archeologici. Il risultato è un grande parco dove il pubblico può camminare tra mura, porte monumentali, abitazioni, laboratori artigianali e persino un anfiteatro completamente ricostruito e ancora utilizzato per eventi e spettacoli. Secondo Giomaro, un progetto simile potrebbe trasformare la scoperta fanese in un centro di studio e attrazione culturale di livello internazionale, capace di coniugare ricerca archeologica, divulgazione e turismo.
Una sfida culturale e turistica
Le proposte non sono prive di interrogativi e di possibili critiche – tra tutte il rischio di trasformare il sito in una sorta di “parco tematico” – ma pongono una questione centrale: come valorizzare davvero una scoperta di portata storica senza limitarla a un sito visitabile solo dagli specialisti. Per Giomaro la risposta è chiara: restituire al pubblico la dimensione monumentale dell’architettura romana e fare della basilica un simbolo identitario della città. Se la scoperta della Basilica di Vitruvio ha riportato Fanum Fortunae al centro della storia dell’architettura antica, la sfida ora riguarda il futuro: trasformare un ritrovamento archeologico in un progetto culturale capace di parlare al mondo.





























