legno
iliad kena Tim elettrodomestici elettronici a Cagli
carne

Italiani brava gente, si sa. E i fanesi non sono da meno. Gli uni e gli altri calienti e mediterranei, genuini e passionali, pronti ad esaltarsi per un nonnulla, figuriamoci per un evento epocale. E di lì a poco lesti a mutare d’umore e dimenticarsi tutto. Un paio di mesi fa elevavano osanna e manifestavano giubilo di fronte all’eccezionale scoperta dell’unico edificio di cui si ha traccia nato dalla geniale visione del padre dell’architettura, antica o moderna che sia. Interventi di esperti, pareri di tuttologi, tavole rotonde aperte a luminari di questa o quella disciplina, curiosità palpabile del popolino, progetti di recupero e valorizzazione dei più strampalati da quella fatidica data si sono succeduti a tambur battente. Il tutto è poi improvvisamente evaporato, lasciando il posto ad un silenzio assordante. Gli scavi, appena accennati e mai proseguiti, sono lì, abbandonati ad un destino ignoto ai più. I resti, poderosi, affascinanti e tali da rimandare con il pensiero alla maestosità della  costruzione originale, giacciono coperti da candide lenzuola, quasi fossero oggetti misteriosi calati da lontane galassie. Allo stato dell’arte, il presente è ormai divenuto passato e il futuro appare un’esile ipotesi. Per dirla come sta, è chiaro che la città si è trovata al cospetto di una cosa più grande di sé, dovendo affrontare una partita da dentro o fuori con in mano carte di infimo conto, con buona pace di un’amministrazione comunale che oltre a gridare al miracolo da sola può e potrà fare ben poco. In effetti, s’impone un’azione sinergica che coinvolga l’ente locale e gli uffici centrali deputati allo scopo, uniti in uno sforzo che può davvero portare Fano e la sua formidabile eredità romana al centro del mondo. Alle parole, in definitiva, devono necessariamente seguire fatti concreti e investimenti cospicui. Già, ma fare che cosa? E qui veniamo all’altro nodo dolente e ad una questione ad oggi ancora irrisolta. Con tutto il rispetto delle archi-star e delle relative ipotesi più o meno attendibili (c’è chi vuole addirittura fare tabula rasa dell’intera piazza), riteniamo realisticamente perseguibile e con spesa relativamente modica una soluzione di ripristino che riporti alla luce quanta più parte del perimetro originale e dell’eventuale traccia di pavimentazione sopravvissuta ai secoli. Visto inoltre che in verticale nulla si è salvato, l’unica risorsa, rispettosa e non invasiva di alcunché, sembra essere la realtà virtuale, che consentirebbe di replicare il manufatto a grandezza naturale così come appariva a chi lo frequentava. Una presenza-assenza da ammirare con gli occhi e nella quale perdersi giorno e notte con lo stupore del cuore. Trasportati in un coinvolgente viaggio immersivo nella storia dagli strumenti della tecnologia.  E accompagnati quasi per mano dallo stesso Vitruvio. Silente ma vivo più che mai. Con la sua arte.

scarpe firmate
Sandro Candelora - (Opinionista free lance)       

irish pub cantiano
moda donna
scarpe moda
arredamento interno