di Anna Maria Polidori
L’Accademia Teatro della Fortuna, voluta dal teatro fanese con insegnanti Giacomo Tarsi, Francesco Brunori e Caterina Andreozzi, al loro primo anno di insegnamento, ha portato il primo frutto: il saggio di fine anno degli allievi. Gli organizzatori hanno chiamato lo show “Stage Night“, punto d’arrivo e di conclusione, al tempo stesso, di un intenso lavoro annuale. Le persone erano divise in tre corsi distinti: ragazzi, professionale e adulti. I primi ad essere andati in scena sono stati i ragazzi con un lavoro originale dal titolo: “L’attesa“. Questo ha significato pura invenzione, sceneggiatura e messa in scena del lavoro.
Diverse sono state, invece, e tutte molto belle, le scelte delle recite per i professionisti e per gli adulti.
I primi si sono cimentati in un lavoro di Oscar Wilde: L’importanza di far sul serio lavoro ancor meglio conosciuto come L’importanza di chiamarsi Ernesto, in inglese, The Importance of Being Earnest, A Trivial Comedy for Serious People. Scritta nel 1894 da Wilde e rappresentata la prima volta il 14 febbraio 1895 al St. James’s Theater di Londra per poi essere pubblicata nel 1899, la storia narra le vicende di due amici ipocriti e bugiardi e gli intrighi con cui tentano di barcamenarsi in una vita costruita sulla falsità, sulle bugie e sulla disonestà intellettuale, anche.
Hanno chiuso la serata gli adulti con “Le intellettuali” di Molière. Il grande commediografo francese scrisse questo lavoro nel 1672. L’opera è stata attualizzata dai partecipanti. Quella originaria narra lo scontro di due visioni differenti: due sorelle che la pensano in maniera diametralmente opposta. a pensarci, un lavoro molto attuale. La prima rinnega il matrimonio ritenendolo un’assurdità. Crescere i figli come si capirà è considerato da lei altrettanto obsoleto: la seconda invece pensa che la famiglia rivesta una grande importanza. La prima crede che l’arte sia l’unica ragione di vivere: l’altra ritiene che la sorella sia folle a pensare questo. Una tremenda divaricazione senza alcun punto di contatto che non risolverà un bel niente.
Gli insegnanti dell’Accademia della Fortuna hanno sottolineato come e quanto sia stato bello osservare dopo un anno di insegnamento, la teoria che diventa arte, vita, attraverso il palcoscenico. Non sono passati poi così tanti mesi da quando è stata lanciata l’Accademia Professionale di Recitazione Teatrale e Cinematografica Teatro della Fortuna. I corsi hanno avuto inizio lo scorso ottobre. Voluta per tenere i cervelli creativi marchigiani o di regioni limitrofe in loco, facendo loro risparmiare enormi costi per una formazione a Roma o in altra sede, Brunori e Tarsi hanno poi pensato che la regione con più teatri di tutta Italia non potesse restare sguarnita di una scuola di formazione per professionisti del settore. E poi innestare insegnamento teatrale e cinematografico, così da sfornare talenti in grado di destreggiarsi nei vari medium.
L’importanza di questo “innesto” ce lo ha descritto Brunori: “Le opportunità che possono essere fornite una volta conclusa la scuola sono molteplici però non è detta che se hai fatto una scuola di teatro non ti prendano per una parte cinematografica: però l’attore teatrale a volte trova difficoltà ad interfacciarsi con il cinema. Vale lo stesso per l’attore che esce dal cinema. Così, abbiamo pensato di fornire completezza per evitare che gli alunni restino spiazzati o soffrano disagi dopo”.
Giacomo Tarsi spiega perché la loro scuola farà la differenze: “Abbiamo intenzione, come missione, a scuola terminata, di accompagnare i nostri allievi durante questa fase intermedia. Spesse volte le scuole di recitazione forniscono gli strumenti per il mestiere, ma poi ti lasciano all’abbandono e tu pensi: ed adesso che faccio? Noi vogliamo creare per i nostri ex studenti spazi liberi dove ricaricarsi per affrontare il mondo del lavoro: fornire loro metodologie per fondare compagnie. La scuola è un pezzo di filiale legata alle spettacolo. Abbiamo inoltre intenzione di creare una Compagnia Stabile. Non è assolutamente escluso che alcuni degli alunni che faranno l’Accademia non ne possano fare parte. Il mio sogno? Una grande compagnia teatrrale, che sia cameratesca e familiare”.
Gli alunni hanno studiato recitazione teatrale, storia del teatro, recitazione cinematografica, danza, canto, sceneggiatura, movimento scenico, e tanto altro ancora.





















