Al solito e da sempre, il meglio è ottimo. E ad onor del vero va detto che c’è del buono anche nel peggio. Giunto ormai ad un’età quasi adulta (con l’edizione di quest’anno sono quattordici le candeline spente) e pagato dazio agli inconvenienti fisiologici tipici del noviziato, il Festival Passaggi ha fatto ancora una volta bingo, riscuotendo un ampio successo di pubblico (accorso a fiumi alle iniziative in programma) e unanime consenso di critica. Del resto, portare a Fano e tutte insieme figure di primissimo piano della scena pubblica italiana assicura già in partenza e a prescindere un riscontro positivo, oltre a fungere da formidabile biglietto da visita in chiave turistica e promozionale. Anche nell’edizione appena andata in archivio ospiti di gran lustro e acclarata competenza hanno puntualmente riempito piazze, sale, giardini e cortili, a conferma che la manifestazione è divenuta un rituale irrinunciabile per fanesi e non. Ai quali piace e convince il fatto che in questi incontri a cuore aperto l’ospite, quale che sia il suo campo di azione, si racconta per quello che è e non per come appare. Il personaggio, in altre parole, cala la maschera che i media gli hanno frettolosamente (e impropriamente) cucito addosso e dietro di essa emerge la persona. Reale, concreta, umana. Con le sue prerogative più intime, che vengolo a galla e ce lo fanno sentire uno di noi, abbattendo ogni distanza posticcia e precostituita. Detto dunque della formula azzeccatissima, aggiungiamo che quanto alla logistica è stata buona cosa ulitizzare Piazza Marcolini, capace e suggestivo contenitore nel cuore del centro storico, non meno che ricorrere allo splendido chiostro di San Paterniano. In attesa, beninteso, di giocare la carta pesante della riapertura del Bastione Sangallo ristrutturato e di ricettività ampliata. Gli spazi, in definitiva, non mancano e garantiscono agli organizzatori la possibilità di distribuire con agio i molti (troppi, ché taluni e non pochi sono francamente rinunciabilissimi) appuntamenti sull’intero tessuto urbano. Quello che latita, di contro, è il tempo. Tiranno come sa essere e nell’occasione ostruzionistico più che mai, Kronos costringe la gente a correre da un sito all’altro come schegge impazzite pur di non perdere l’evento cui tiene presenziare. Tanta carne al fuoco, in effetti, l’una a ridosso dell’altra senza soluzione di continuità. Saggio, opportuno e rispettoso degli appassionati sarebbe allora diluire la rassegna in due o tre weekend consecutivi e distanziare a dovere gli interventi, potendo in tal modo gestire al meglio un ipertrofismo ad oggi divenuto evidente e chissà quanto voluto. Dopotutto, ogni cosa si può migliorare e in questo caso basta davvero poco per raggiungere la perfezione.
Sandro Candelora (Opinionista)






















