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“Amo indifferentemente tutto ciò che è arte – esordisce la poliedrica artista di Fermignano Sonia Giacomini – dipingo, scolpisco, fotografo, scrivo e canto a seconda di come mi sento e di cosa voglio in quel momento. Mi piace sperimentare e provare varie forme di arte. Attualmente mi diverto con la musica”. Come è nata questa passione? “Fin da piccola mi divertivo a disegnare, cantare e costruire piccole sculture con del materiale che assomigliava al pongo. Da bambina ho anche partecipato a dei festival della canzone classificandomi fra le prime e ciò mi rendeva felice e mi spronava a continuare a cantare, andando anche a lezione di canto da una professoressa che insegnava lirica. Ero riuscita ad entrare come corista in un gruppo emergente che scriveva e suonava musica psichedelica e che per varie divergenze si è sciolto in poco tempo. Il fatto mi demoralizzò, ma nonostante tutto iniziai a prendere lezioni di chitarra, ma arrivai solo a conoscere qualche accordo, per poi smettere totalmente e dedicarmi ai miei quadri ed alle mie sculture”.

Come definirebbe lei, l’artista Sonia Giacomini? “Non è semplice definire se stessi, ma gli altri dicono che sono caparbia, creativa, eclettica con un carattere forte, estroso ed estroverso. Nella vita insegno Filosofia e Storia al Liceo Scientifico Laurana-Baldi di Urbino. Adoro il mio lavoro perché i giovani mi danno molti stimoli. Amo le discipline che insegno ed in particolare la Filosofia, che porta ad una apertura mentale a 360 gradi”.

Che relazione vi è tra pittura e canto? “Per me tutti i colori sono magici ed interessanti, non esistono colori brutti o colori belli. I miei preferiti sono quelli freddi come l’azzurro con tutte  le sue tonalità del blu e quelli neutri come il bianco ed il nero, perché mi danno un senso di tranquillità e sicurezza. I colori però non si trovano solo in un dipinto, ma anche nella musica, infatti ad ogni nota può corrispondere un colore che a sua volta ci porta ad un’emozione”. Qual è il momento di maggior ispirazione per creare arte? ”L’ispirazione spesso mi arriva di notte, in solitudine ed in momenti tristi, oppure quando vorrei gridare contro il mondo, infatti per me l’arte e la musica costituiscono una liberazione. La libertà non è solo un diritto, per me è un valore alto che tutti dovrebbero cercare di raggiungere pienamente, anche se poi non è così semplice, perché come si dice, la nostra libertà finisce quando inizia quella dell’altro e quindi probabilmente è solo un’utopia non pienamente raggiungibile, però vale sempre  la pena di provarci”.

Come è avvenuto questo riavvicinamento alla musica? “Un anno fa per distrarmi da un periodo poco felice, ho iniziato a cantare, mentre un mio amico chitarrista mi accompagnava con la sua musica. In seguito abbiamo deciso di creare qualcosa di serio chiamando altri musicisti per formare un gruppo chiamato Wendy Band per iniziare a cantare alcune cover. Era necessaria una sala prove e così siamo finiti in quella amministrata da Andrea Rossi, che canta e scrive inediti da molto tempo. È stata l’amicizia con Andrea che mi ha portata a confidargli il desiderio di musicare alcuni miei testi giacenti da anni in uno scaffale, ma non sapevo come iniziare”. Poi come è andata? “Questi scritti sono piaciuti ad Andrea e così mi ha aiutato a musicarne alcuni. In seguito ho provato a musicare da sola altri miei testi e l’esperimento è riuscito. Il mio intento è ora quello di riprendere lo studio della chitarra, che è utile per comporre canzoni. Ad un certo punto è scemato l’interesse di cantare le cover e il mio intento è diventato quello di dare vita ai miei inediti, così, il gruppo Wendy Band si è sciolto. Per questo nuovo tipo di musica è stato poi formato un nuovo gruppo chiamato Il Suono di Wendy”.

Perché il nome Wendy ricorre nei due gruppi musicali? “ Inizialmente quando eravamo solo un duo musicale, mia figlia seguiva le nostre prove portando con se un piccolo trasporter con una gattina di nome Wendy, che era stata abbandonata. Wendy divenne la nostra mascotte e così abbiamo utilizzato il suo nome che richiama un pochino la favola di Peter Pan e qualcosa di sognante”. Da chi è composto il gruppo Il Suono di Wendy? “Da ottimi musicisti: vi è il maestro Andrea Graziuso, laureato in Conservatorio che suona il basso e il contrabbasso, il batterista Alessandro Violini e Fabio Bevilacqua che è un nuovo elemento ancora tutto da scoprire. Tutti loro sono per me fondamentali e costituiscono una grande risorsa, perché senza di loro i miei inediti non prederebbero vita. Finora abbiamo fatto solo due uscite e  registrato una sola canzone dal titolo La stella più bella dedicata a mia figlia Marilyn, una quindicenne, bella ed intelligente. La registrazione e la produzione è avvenuta in The Convent Recording Studio di Livio Boccioni che ha perfezionato ed arrangiato la nostra canzone, mentre le riprese video e parte del montaggio è opera dell’artista Massimo Ottoni. Ora canzone e video sono  su Youtube e su vari social”.

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Progetti futuri? “Anzitutto vogliamo allargare il gruppo e stiamo cercando un tastierista ed un secondo chitarrista. Il nostro sogno sarebbe quello di partecipare ad un festival di inediti, magari anche di una certa notorietà. Un altro progetto è quello di registrare tutte le altre mie canzoni, abbinandole ai mie quadri o sculture, che dovranno costituire un segno di riconoscimento per ogni canzone, proprio come nel video La stella più bella”. A cosa sono ispirate le sue canzoni? “Le tematiche sono varie e si riferiscono a qualcosa che ho visto, oppure che mi è successo o che sento dentro di me, liberandomi da certe costrizioni legate alla vita quotidiana. Il mio sogno più grande è quello di unire più tipologie di arti in una sola grande opera e la creazione di inediti mi ha permesso tutto questo, facendo confluire l’immagine, il testo e la musica in un’unica creazione”.

 

 

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