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da Comitato Ciclovia del Metauro

Qualche anno fa M5S e Regione Marche hanno speso ben 1.350.000 euro per sapere dalle Ferrovie, attraverso uno studio di fattibilità tecnica ed economica, se era possibile ripristinare la Fano Urbino. Però, hanno volutamente ignorato che un autorevole studio precedente lo escludeva, che le stesse Ferrovie nel 1987 avevano sospeso per inefficienza il servizio della linea, nel 2011 l’avevano chiusa  definitivamente e nel 2017 ne avevano addirittura tentata la vendita. Nel 2021 le Ferrovie hanno completato lo studio che per quattro anni è rimasto chiuso in un cassetto e solo pochi mesi fa è venuto alla luce, confermando ciò che si sa da decenni, cioè che, per motivi tecnici, sul vecchio tracciato i treni non possono passare; inoltre, per un eventuale ripristino, ha individuato numerosi, radicali e costosissimi percorsi alternativi che resteranno solo sulla carta perché non esistono gli enormi finanziamenti necessari (almeno 500 milioni). In sostanza, lo studio è stato un vero e proprio boomerang per chi lo ha voluto e pagato!

Tranne qualche eccezione, non si registrano reazioni di sindaci, parlamentari, partiti, associazioni, ecc., tutti o quasi favorevoli al ripristino della ferrovia sul vecchio tracciato. Il motivo? Non ammettere di avere sostenuto un’idea fallimentare. Quindi, tutti fermi, zitti e muti! Ma, aspettare un treno che non può partire ha un prezzo: altri anni di abbandono e degrado della linea e mancato rilancio turistico della valle del Metauro grazie ad una ciclovia realizzabile lungo il vecchio tracciato. E, a confermare indirettamente che la ciclovia si può fare, oltre alle Ferrovie, sono proprio i due soggetti che non la volevano: il M5S e la Regione Marche!

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Nell’immagine, un tratto urbano della Fano Urbino che, come pista ciclopedonale, può garantire sicurezza a chi si muove a piedi o in bicicletta

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