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La presentazione del volume “Le prigioni di Fano. Contributi per una storia delle carceri cittadine”, scritto dal giornalista Silvano Clappis in collaborazione con Paolo Volpini e sostenuto dalla Fondazione Carifano, è stata realizzata alla Rocca Malatestiana come ideale e prestigiosa chiusura della stagione di “Comizi d’Amore”, ideata dal direttore artistico prof. Massimo Puliani. Un viaggio emozionante tra memoria storica, geografia urbana e vicende umane ha visto una straordinaria partecipazione di pubblico, testimoniando il profondo legame della comunità con una fortezza che il regista cinematografico fanese Leandro Castellani ha voluto ricordare con parole toccanti, sottolineando “come la città della sua infanzia fosse racchiusa tra il polo luminoso dell’Arco di Augusto e quello scuro e tenebroso della fortezza Malatestiana adibita a carcere ma oggi la rude struttura si è decisamente trasformata in un luogo di luce, socialità e arte”.

Il racconto si è fatto particolarmente intenso nel ripercorrere i destini della Fortezza a partire dall’Armistizio del 1943, con la storica incursione dei rappresentanti del Comitato di Liberazione Nazionale che portò alla scarcerazione dei detenuti politici. Poi è stato ricordato il Decreto emanato nel 1946 dal Ministro della Giustizia Palmiro Togliatti per concedere l’amnistia e favorire la pacificazione nazionale dopo la nascita della Repubblica. Attraverso mappe storiche, documenti d’archivio inediti e fotografie suggestive – tra cui l’immagine dell’antica “Torre di Belisario” che sorgeva a fianco del Duomo con la sua gabbia appesa per i condannati – Silvano Clappis ha proposto una ricerca che abbraccia non solo la geografia carceraria fanese, ma anche l’aspetto sociale e umano, riportando alla luce aneddoti, tentativi di evasione e le modalità con cui la giustizia veniva amministrata e percepita dalla comunità nel corso dei secoli. La presentazione è stata arricchita da memorie vive e testimonianze dirette di grande commozione, come quella di un ex chierichetto che fino al 1964 serviva la messa nella cappellina della Rocca, uno spazio che oggi ospita l’allestimento delle opere di Andrea Corsaletti, autore di una pala d’altare in acquarello raffigurante un Cristo di straordinaria suggestione drammatica. Erano inoltre presenti i membri della famiglia che hanno effettivamente abitato la Rocca nello spazio ora adibito a salone delle esposizioni. La fortezza fu definitivamente “liberata” dalle funzioni di carcere nel 1968.

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Dalla sua dismissione l’edificio ha attraversato diverse vicissitudini, tra cui l’esperienza di autogestione studentesca della fine degli anni Settanta rievocata sul palco da Alfredo Pacassoni, che ha presentato il suo nuovo libro dedicato alla creatività dei bambini, introdotto e celebrato attraverso un collegamento online con Moni Ovadia, che ha espresso profonda ammirazione per il lavoro del pedagogista fanese. Ad accompagnare Pacassoni in questo momento di ricordi c’erano Fabiola (impegnata nel campo del sostegno ai malati di Alzheimer), il talentuoso musicista Marco e la straordinaria mamma del pedagogista, splendida centenaria di 106 anni, applaudita calorosamente da tutti i presenti a coronamento di una giornata che ha confermato la Rocca Malatestiana come il cuore pulsante della cultura e della memoria della città di Fano.

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