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Dalla prima bottiglia del 2006 a oggi, vent’anni di Terracruda. Una storia marchigiana cresciuta tra vitigni riscoperti, biologico, ospitalità e una famiglia che continua a lavorare insieme

Nel 2006 usciva la prima bottiglia Terracruda. Vent’anni dopo, la famiglia che ha dato vita a quel progetto è ancora qui. Intorno sono cresciuti i vigneti, sono arrivati nuovi vini, l’agriturismo e le degustazioni. Ma il centro della storia è rimasto sorprendentemente simile. Ad iniziarla sono Zeno Avenanti, imprenditore proveniente da una famiglia legata prima alla falegnameria e poi al mondo del mobile, e Vincenzo Berti, profondo conoscitore della campagna marchigiana. Insieme scelgono di investire nel vino e nelle potenzialità vitivinicole di Fratte Rosa. Il progetto diventa presto familiare e oggi coinvolge anche la nuova generazione: Luca e Maria Vittoria Avenanti ed Emma Berti. È forse questa una delle chiavi per leggere i primi vent’anni di Terracruda: essere cresciuta senza smettere di tenere insieme vino, terra e persone. La cantina, costruita sotto il livello del terreno, sfrutta la temperatura stabile del sottosuolo riducendo il fabbisogno energetico, anticipando un’attenzione ambientale diventata negli anni sempre più centrale. Oggi Terracruda coltiva oltre 16 ettari di vigneti biologici, tra Bianchello del Metauro, Colli Pesaresi Sangiovese, Pergola Aleatico e alcune varietà molto più rare. Dalla prima bottiglia del 2006 a oggi, vent’anni di Terracruda. Una storia marchigiana cresciuta tra vitigni riscoperti, biologico, ospitalità e una famiglia che continua a lavorare insieme. Tra queste ci sono Incrocio Bruni 54 e Garofanata. Con l’enologo Giancarlo Soverchia, Terracruda partecipa al recupero e alla valorizzazione di queste antiche varietà marchigiane, riportandole nei propri vigneti e poi in bottiglia già dalla vendemmia 2010. È uno dei passaggi che meglio racconta l’identità costruita dall’azienda: fare vino contemporaneo senza perdere ciò che appartiene alla storia agricola del territorio. Per produrre vini con profili organolettici differenti, pur partendo dalla stessa base ampelografica si è lavorato sulla diverse maturazioni in vigna e sugli affinamenti in cantina. È così che da una tipologia apparentemente semplice ed immediata come il Bianchello del Metauro Doc si vinificano ben 7 differenti tipologie, dal giovane d’annata al superiore, dagli spumanti al passito. Stesso processo di valorizzazione è avvenuto per il Pergola Aleatico quando nel 2005 ottenne la Doc. Negli anni, però, attorno al vino cresce anche tutto il resto. Nel 2013 arrivano le Cene in Vigna, poi un nuovo spazio per le degustazioni e, nel 2015, l’Agriturismo Terracruda, oggi composto da quattro appartamenti immersi nelle colline di Fratte Rosa. La cantina diventa così anche un posto in cui fermarsi: conoscere i vini, camminare tra le vigne, dormire e ripartire da qui per scoprire questo pezzo di Marche. Il percorso riceve nel tempo anche riconoscimenti nazionali, internazionali e nuove appartenenze. Nel 2016 arriva il Premio “Angelo Betti – Benemeriti della Viticoltura” con la Medaglia di Cangrande per il ruolo della cantina nello sviluppo e nella sostenibilità della viticoltura regionale marchigiana; nel 2018 Terracruda entra nella FIVI Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, condividendone un modello fondato sul controllo diretto del lavoro dalla vigna all’imbottigliamento. Un altro passaggio importante riguarda il biologico. La conversione dell’intera produzione e vinificazione parte dalla vendemmia 2017 e dal 2020 la certificazione biologica entra ufficialmente nelle etichette Terracruda. Più che un cambio di direzione, la famiglia lo considera la naturale evoluzione di un modo di lavorare già orientato alla tutela della terra e della biodiversità. E a vent’anni si continua anche a piantare.

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Nel 2024 vengono messe a dimora le barbatelle di un nuovo vigneto: forse l’immagine più semplice per raccontare un’azienda che celebra il passato senza avere troppa voglia di fermarsi a guardarlo. Perché vent’anni, nel vino, sono una misura curiosa: abbastanza per voltarsi e vedere una storia; ancora pochi rispetto ai tempi di una terra, di una famiglia e di una cantina. Nel 2026 Terracruda festeggia quindi le sue prime venti vendemmie di storia in bottiglia con la stessa famiglia, nuove generazioni, nuovi vigneti e molte cose ancora da immaginare. «Il resto, per fortuna, deve ancora succedere. Intanto questa storia continuiamo a scriverla ogni giorno. Anche insieme a chi, in questi vent’anni, ha aperto una nostra bottiglia, è venuto a trovarci o si è seduto a tavola con noi.» Un brindisi ai primi vent’anni. E a quelli che vengono dopo.

Terracruda è un’azienda vitivinicola familiare di Fratte Rosa, nelle Marche, con oltre 15 ettari di vigneti coltivati in regime biologico. Produce vini da varietà storiche del territorio – tra cui Bianchello del Metauro, Sangiovese e Aleatico di Pergola – e da vitigni rari recuperati come Incrocio Bruni 54 e Garofanata. Alla cantina si affiancano attività di degustazione e un agriturismo con quattro appartamenti, in un progetto che unisce vino, agricoltura e ospitalità.

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