iliad kena Tim elettrodomestici elettronici a Cagli
carne
legno
Nove contratti su 10 nelle Marche sono all’insegna della precarietà tra tempi determinati, intermittenti, stagionali e in somministrazione. Tra gennaio e giugno sono stati attivati complessivamente 119.461 rapporti di lavoro, dei quali soltanto 11.911 a tempo indeterminato: 9 attivazioni contrattuali su 10 sono a tempo determinato (42.889), intermittenti (26.055), stagionali (18.963), in somministrazione (14.850) e di apprendistato (4.793). “Il problema non è soltanto quanto lavoro si crea, ma quale lavoro viene offerto. Un mercato occupazionale che continua a fondarsi prevalentemente su contratti temporanei e discontinui rischia di alimentare insicurezza economica e fragilità sociale” spiega Antonella Vitale, coordinatrice dell’Ufficio studi della Uil Marche.

Una problematica che riguarda anche il settore pubblico come evidenziato durante la cerimonia per i 100 anni dell’Istat che si è svolta ieri pomeriggio alla Mole quando un rappresentante Coordinamento dei lavoratori Istat per la valorizzazione ha spiegato che “i lavoratori dell’Istat si collocano nella fascia retributiva più penalizzata nel panorama degli istituti statistici europei. In Italia, dove i ricercatori in generale percepiscono già una retribuzione inferiore del 30-40% rispetto a Germania e Francia, il personale dell’Istat riceve compensi ancora più bassi rispetto ad altri enti di ricerca italiani, come Enea e Inapp. Un divario aggravato dal costo della vita e da stipendi che non sono stati adeguati all’andamento dell’inflazione”. I lavoratori denunciano situazioni di sotto inquadramento e di precariato. “Ma tutto il mondo della ricerca è minato da contratti precari e poco remunerativi rispetto agli altri Paesi europei – spiega Piero Polidori, segretario generale della Uil Rua – Tant’è che anche i lavoratori del Cnr sono in mobilitazione: hanno manifestato venerdì scorso a Roma ed erano presenti diversi dipendenti della sede di Ancona dove abbiamo precari storici con perfino 10 anni di contratti rinnovati alle spalle. Il timore è che nel 2027, alla scadenza dei termini previsti della legge Madia che dava la possibilità di stabilizzare tempi determinati e assegni di ricerca, e dei fondi del Pnrr, per molti potrebbero non esserci più opportunità, non solo di stabilizzazione ma anche di rinnovo degli stessi contratti in essere”.

Numeri che evidenziano la diffusione di modalità contrattuali che non sempre garantiscono continuità del reddito, sicurezza economica e possibilità di progettare il proprio futuro. E la percentuale si abbassa al 4% se consideriamo gli under 30 che possono contare su un tempo indeterminato solo in 1.977 casi su 48.338 rapporti di lavoro attivati. “Parliamo di una generazione che dovrebbe poter costruire la propria autonomia economica e personale, investire nella formazione, programmare una famiglia e scegliere di rimanere sul territorio – evidenzia la segretaria generale della Uil Marche, Claudia Mazzucchelli – e invece, nonostante si chieda loro di costruire il futuro delle Marche, non si offrono gli strumenti per costruire il proprio. La precarietà prolungata limita l’autonomia, ritarda le scelte di vita e rischia di incentivare l’allontanamento dal territorio di competenze e professionalità di cui la nostra regione ha assoluto bisogno”.

scarpe firmate

Non che poi i contratti stabili se la passino meglio. In netta controtendenza con il resto d’Italia, dove infatti, diminuisce, cresce nelle Marche il ricorso agli ammortizzatori sociali con 20.791.081 ore di Cassa Integrazione Guadagni, FIS e altri fondi di solidarietà autorizzate da gennaio a settembre, con un incremento del 20,1% rispetto allo stesso periodo del 2025. “Le Marche – aggiunge la segretaria Mazzucchelli – stanno percorrendo una traiettoria diversa e decisamente più preoccupante rispetto al resto del Paese. Non si è di fronte soltanto a difficoltà congiunturali, ma a segnali che impongono una riflessione seria sulla tenuta del nostro tessuto industriale, sulla capacità delle imprese di affrontare le trasformazioni produttive e, soprattutto, sulle prospettive occupazionali di migliaia di lavoratrici e lavoratori. È proprio la composizione degli ammortizzatori sociali a preoccuparci maggiormente. L’aumento della cassa integrazione straordinaria, in particolare quella legata alle crisi e alle riorganizzazioni aziendali, rappresenta un campanello d’allarme che non può essere sottovalutato. Il rischio è che situazioni di difficoltà prolungata possano compromettere il patrimonio occupazionale e produttivo della nostra regione. È fondamentale che il ricorso agli ammortizzatori sociali sia accompagnato da progetti industriali credibili, investimenti, percorsi di riqualificazione professionale e garanzie concrete per la continuità occupazionale”. Di fronte a questi dati la Uil Marche torna a chiedere di aprire finalmente l’auspicata fase di confronto tra istituzioni, organizzazioni sindacali e rappresentanze delle imprese. La Regione Marche deve assumere un ruolo attivo nel governo delle trasformazioni industriali, superando una logica esclusivamente emergenziale e costruendo una strategia di medio e lungo periodo per la salvaguardia e il rilancio dell’occupazione. La tenuta sociale della nostra regione passa necessariamente dalla difesa dell’occupazione, dalla qualità del lavoro e dal rafforzamento del sistema produttivo.

tartufo
scarpe moda
arredamento interno
moda donna
irish pub cantiano