FOSSOMBRONE Giuste le lamentele di alcuni visitatori che hanno affrontato il sentiero che scende al fiume per vedere da vicino le famose “marmitte dei giganti”, che in tanti, compresi alcuni nostri concittadini, scambiano per il canyon. L’argomento merita di essere approfondito nei suoi vari aspetti. Ricordiamo che due anni fa la minoranza di “Unione per Fossombrone” presentò una mozione che impegnava il sindaco e la giunta a portare all’esame del Consiglio le proposte per la piena valorizzazione delle “marmitte”, ma venne inspiegabilmente respinta dalla maggioranza grillina, la quale non ha voluto più discuterne nonostante l’indubbia necessità ed importanza. Distinguiamo fra la gola, le marmitte e le cascatelle, che diedero il nome al ponte medievale (non romano!) chiamato appunto “pons saltellorum”.
1 – L’ultima volta che avevo attraversato la gola è stato in barca nel 2004 sempre per la tivù, ma senza che tale trasmissione scatenasse alcun flusso turistico come è poi successo grazie ai pannelli posti lungo l’autostrada prima dell’uscita di Fano. La rinascita del’ associazione canoistica Pro-Metauro e poi la nascita del gruppo di Happy river hanno gettato le basi per permettere ad appassionati e curiosi di risalire l’affascinante gola dalla “diga vecchia” fino alle “cascatelle” (circa 800 metri) e poi ridiscenderla. Così ogni giorno decine e decine di canoe, organizzate in turni, vanno e vengono lungo il canyon, alto in sponda destra 30 m., largo al massimo m. 13,50, appena 1,40 nel punto più stretto e profondo fino a m. 17,50.
2 – Le “marmitte dei giganti” per chi non ha l’occhio addestrato si vedono bene solo dal ponte, ma è interessante anche scendere sull’alveo del fiume per raggiungere la più maestosa di tutte (m. 6 x m 3,30) che va però ripulita dalla vegetazione che la ricopre. Nel 2000 venne predisposto un sentiero con scalinata dalla cooperativa “La Macina”, la quale non ha avuto l’incarico della manutenzione, così è stato abbandonato e l’accesso al fiume è diventato pericoloso. Il problema poteva già essere stato risolto due anni fa dal Comune senza generare reazioni negative in tanti visitatori.
Ricordiamo che le “marmitte” sono delle morfosculture, ovvero dei grandi buchi circolari od ellittici prodotti dal fiume in età giovanile quando la corrente faceva sbattere e mulinare i clasti contro la roccia. Il “labbro di valle”, cioè la parete rivolta verso il fiume, è la parte più debole e quando col tempo scompare la “marmitta” si trasforma in una nicchia nella roccia.
Un fenomeno simile, ma di origine glaciale, si trova lungo i fiumi del Nord Italia, ma sono piccoli buchi, non “marmitte”, ma “pentolini”!
3 – In questi ultimi anni le “cascatelle” sono diventate sempre più un punto di riferimento per tanti bagnanti anche se raggiungere tale sito non è affatto facile. Fin lì arrivano anche le canoe.
Il Comune ha provveduto ad installare vicino alla spalletta del ponte di San Lazzaro un pannello che illustra i beni culturali della città. Questo va bene, ma non è solo di questo che necessitano i turisti che si recano a San Lazzaro per poter rendere soddisfacente la loro visita. Chi sa se la minoranza potrà finalmente discutere dell’argomento, anche se si sono persi due anni di possibili interventi.
4 – In pochi sanno che le “marmitte” erano destinate a scomparire. Ecco i fatti. Il 23 settembre 1970 in tre ci recammo a Roma alla sede dell’ANAS che ci mostrò i progetti del tratto della superstrada che attraversava il territorio del nostro Comune. La delegazione era composta dal vice-sindaco Bruno Mietti, dal sottoscritto consigliere comunale e dal geometra comunale Lucio Selvetti. Ricordo la data perché il 20 settembre era stato celebrato il centenario della presa di Porta Pia e la fine dello Stato Pontificio e la città era ancora imbandierata.
Il progetto prevedeva che la superstrada passasse sopra le “marmitte”. Nessuno ne conosceva l’importanza escluso il sottoscritto, che nel 1966 ebbe il piacere di assistere ad una lezione proprio a San Lazzaro del professore di geografia dell’Università di Urbino, di cui purtroppo ho dimenticato il nome, che ci spiegò per bene l’importanza di questo fenomeno naturale. Devo riconoscere che di fronte alle mie rimostranze su tale ipotesi di tragitto ci fu la piena disponibilità dei dirigenti dell’ANAS, che in effetti lo spostarono sull’altro lato del fiume. Mi si permetta di essere orgoglioso di averle salvate e di renderle visibili ai tanti che si fermano apposta a San Lazzaro.
L’ex-assessore Renzo Savelli






















