{"id":27330,"date":"2022-02-08T07:37:43","date_gmt":"2022-02-08T06:37:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/?p=27330"},"modified":"2022-02-08T09:45:29","modified_gmt":"2022-02-08T08:45:29","slug":"associazioni-ambientaliste-sci-sul-catria-una-rondine-non-fa-primavera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/index.php\/2022\/02\/08\/associazioni-ambientaliste-sci-sul-catria-una-rondine-non-fa-primavera\/","title":{"rendered":"Associazioni ambientaliste: &#8220;Sci sul Catria, una rondine non fa primavera&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Come una rondine non fa primavera, due fine settimana di apertura degli impianti di risalita non fanno una stagione sciistica. Gi\u00e0 si sono spenti i toni trionfalistici dei gestori sulla riapertura delle piste da sci del Catria, da loro definite \u201cil comprensorio sciistico top delle Marche\u201d. Infatti, nello scorso weekend a causa del forte vento la cabinovia Caprile &#8211; Cupa delle Cotaline \u00e8 stata chiusa, e chi voleva salire senza farsi 900 metri di dislivello a piedi \u00e8 restato o \u00e8 tornato a casa. Tuttavia, anche se la funivia avesse funzionato, delle 7 nuove piste solo 3 erano aperte, a causa dello scarso innevamento.\u00a0 Ma ci\u00f2 non \u00e8 certo una novit\u00e0: negli ultimi anni (limitazioni Covid a parte) sono stati pochissimi i giorni in cui si \u00e8 potuto sciare sulle pendici dell\u2019Acuto: principalmente per la mancanza di neve, ma anche per le raffiche di vento, per la nebbia, o a causa di guasti agli impianti di risalita. Inoltre, il caos che si \u00e8 creato nei giorni scorsi con l\u2019apertura degli \u201cimpianti\u201d sciistici di Frontone era verosimilmente inevitabile: gente appesa, bloccata sulle cabine, biglietteria inefficiente e immondizia a cumuli (cos\u00ec riportavano gli organi di stampa). Difficile darne colpa a qualcuno, perch\u00e9 il problema sta a monte: un \u201cpolo sciistico\u201d, come viene pomposamente chiamato l\u2019impianto del Monte Acuto, per funzionare ha bisogno di molto personale, professionalmente qualificato, con competenze assai diversificate, regolarmente inquadrato, con una turnazione regolare ed efficiente. Si tratta di un\u2019organizzazione che ha dei costi elevatissimi e che, per esistere richiede almeno due componenti fondamentali: la presenza della neve e lunghi periodi di tempo stabile. Condizioni sempre pi\u00f9 difficili da reperire perfino sulle aree alpine, tanto che le (poche) societ\u00e0 private che gestiscono comprensori sciistici, ad esempio in Valle d\u2019Aosta, non investono pi\u00f9 un euro al di sotto dei 2000 mt di quota. Non \u00e8 un mistero che gran parte degli impianti (persino quelli pi\u00f9 celebri e blasonati) abbiano bilanci in perdita e che tra le Alpi e gli Appennini vi sia un numero enorme di impianti chiusi, in disarmo o in abbandono (311 al 19 giugno 2020); e altri chiuderanno prossimamente, praticamente tutti quelli di bassa e media quota. In Appennino, con scarsissime eccezioni, la quota, la latitudine, la geografia e l\u2019esposizione sono sfavorevoli all\u2019attivit\u00e0 sciistica.\u00a0 Ma siamo in Italia e quindi ecco che \u201cimprenditori\u201d di varia natura hanno realizzato impianti qua e l\u00e0, in luoghi improbabili e rigorosamente con denari pubblici.\u00a0 In un simile panorama contestuale, la scelta di sacrificare il Monte Acuto allo sci da discesa appare del tutto incomprensibile (se si usa il metodo della logica ordinaria), anacronistica, dispendiosa. E pensare che le localit\u00e0 alpine pi\u00f9 lungimiranti hanno gi\u00e0 iniziato la conversione verso attivit\u00e0 pi\u00f9 leggere, che non richiedono costosi apparati da mantenere. \u00c8 sotto gli occhi di tutti il boom delle altre attivit\u00e0 sportive in montagna: il numero degli escursionisti, anche invernali, ha ormai distaccato quello dei fruitori di impianti. E, al solito, saranno i soldi pubblici a chiudere i debiti di imprenditori ed amministratori miopi. La distruzione del Monte Acuto peser\u00e0 sulle generazioni future. I danni inferti all\u2019ambiente sono inauditi e resteranno un caso storico e purtroppo i rischi per la montagna pi\u00f9 alta della provincia non sono finiti: infatti si prospettano la costruzione di un bacino idrico per alimentare l\u2019impianto di innevamento artificiale, la realizzazione dell\u2019illuminazione notturna delle piste e persino della croce posta sulla vetta del Catria. Il tutto con costi elevatissimi a carico dell\u2019intera collettivit\u00e0 regionale per poche giornate all\u2019anno di utilizzo degli impianti: uno spreco che non possiamo accettare in tempi di scarsezza di risorse.<\/p>\n<pre style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #00ffff;\"><strong>La Alleanza della Associazioni Ambientaliste Marchigiane<\/strong><\/span>\r\n<span style=\"color: #0000ff;\"><strong> Associazione Argonauta<\/strong><\/span>\r\n<span style=\"color: #0000ff;\"><strong>Federazione Pro Natura<\/strong><\/span>\r\n<span style=\"color: #0000ff;\"><strong>Gruppo di Intervento Giuridico<\/strong><\/span>\r\n<span style=\"color: #0000ff;\"><strong>Italia Nostra<\/strong><\/span>\r\n<span style=\"color: #0000ff;\"><strong>Lega Abolizione Caccia<\/strong><\/span>\r\n<span style=\"color: #0000ff;\"><strong>Lupus in Fabula<\/strong><\/span>\r\n<span style=\"color: #0000ff;\"><strong>Salviamo il Paesaggio<\/strong><\/span>\r\n<span style=\"color: #0000ff;\"><strong>WWF Italia<\/strong><\/span>\r\n<span style=\"color: #0000ff;\"><strong>C.A.I. Marche<\/strong><\/span><\/pre>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come una rondine non fa primavera, due fine settimana di apertura degli impianti di risalita non fanno una stagione sciistica. Gi\u00e0 si sono spenti i toni trionfalistici dei gestori sulla riapertura delle piste da sci del Catria, da loro definite \u201cil comprensorio sciistico top delle Marche\u201d. 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