{"id":31479,"date":"2022-06-14T10:39:50","date_gmt":"2022-06-14T08:39:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/?p=31479"},"modified":"2022-06-14T10:40:02","modified_gmt":"2022-06-14T08:40:02","slug":"alla-corte-di-federico-nasce-il-concetto-di-eleganza-una-mostra-per-celebrarlo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/index.php\/2022\/06\/14\/alla-corte-di-federico-nasce-il-concetto-di-eleganza-una-mostra-per-celebrarlo\/","title":{"rendered":"Alla Corte di Federico nasce il concetto di eleganza. Una mostra per celebrarlo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #00ffff;\">Dal 23.06 al 09.10, in concomitanza con la mostra di Federico e Francesco di Giorgio, nella I sala dell&#8217;Appartamento degli Ospiti sar\u00e0 allestita una piccola mostra con la ricostruzione di sei abiti storici: due\u00a0 richiameranno gli abiti del <i>Dittico<\/i> di Urbino custodito agli Uffizi; gli altri quattro saranno ricostruzioni di abiti dell&#8217;epoca<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-31480 alignleft\" src=\"https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/workinprogress-3-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/workinprogress-3-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/workinprogress-3-768x1024.jpg 768w, https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/workinprogress-3-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/workinprogress-3-696x928.jpg 696w, https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/workinprogress-3-1068x1424.jpg 1068w, https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/workinprogress-3-315x420.jpg 315w, https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/workinprogress-3.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/>A Urbino si raddoppia. Da gioved\u00ec 23 giugno fino al prossimo 9 ottobre alla Galleria Nazionale delle Marche saranno due &#8211; e non una sola &#8211; le mostre che\u00a0 celebreranno i 600 anni dalla nascita del duca Federico di Montefeltro.\u00a0<span style=\"font-weight: 400;\">Alla prevista esposizione <\/span><i>Federico da Montefeltro e Francesco di Giorgio: Urbino crocevia delle arti<\/i> <span style=\"font-weight: 400;\">&#8211; curata da Alessandro Angelini, Gabriele Fattorini e Giovanni Russo e che proporr\u00e0 ben 80 opere tra pitture, sculture, disegni, medaglie, affreschi staccati e codici &#8211; <\/span>nelle stesse date e sempre a Palazzo Ducale se ne aggiunger\u00e0 un\u2019altra dal titolo \u00abQuando vedranno i richi vistimenti\u00bb<i>. Federico da Montefeltro e Battista Sforza. Vesti e Potere nel primo Rinascimento italiano<\/i>, a cura dell\u2019\u201cAtelier di Battista\u201d\u00a0di Urbino di Carolina Sacchetti e organizzata dalla Galleria Nazionale delle Marche.<span style=\"font-weight: 400;\">\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">In pratica si tratter\u00e0 di <\/span>una piccola mostra con la ricostruzione di sei abiti storici del XV secolo: due\u00a0 richiameranno gli abbigliamenti del <i>Dittico di Urbino<\/i> di Piero della Francesca, il famoso doppio dipinto custodito nella Galleria degli Uffizi di Firenze; gli altri quattro (due femminili e due maschili) saranno rifacimenti fedeli di abiti dell&#8217;epoca, frutto di un approfondito studio delle fonti storiche, giacch\u00e9 degli originali abiti dell\u2019epoca purtroppo a noi non \u00e8 giunto niente. La mostra sar\u00e0 allestita nella prima sala dell&#8217;appartamento degli Ospiti di Palazzo Duca (per intenderci quella dove sono esposte normalmente due autentici capolavori come la <i>Flagellazione<\/i> e la <i>Madonna di Senigallia<\/i>).<\/p>\n<p><span style=\"color: #00ffff;\"><b>Nasce il concetto di eleganza<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-weight: 400;\">Dal tardo Medioevo vesti ed ornamenti iniziarono ad assumere un\u2019importanza sociale notevole: buona parte della produzione artigiana dell\u2019epoca era destinata alla realizzazione di stoffe, gioielli, vesti e accessori indispensabili per sottolineare lo <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">status<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> sociale degli individui. Le liste dotali di fanciulle nobili erano quasi totalmente composte da vesti e gioielli, come anche gli inventari dei beni dei grandi signori, in cui sono costantemente presenti l\u2019elencazione di abiti sfarzosi e gioielli per ogni occasione, preziosi che spesso venivano offerti in dono in occasione di matrimoni e fidanzamenti, visite importanti o semplicemente per ostentare il lusso sfrenato.\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Fu proprio nelle raffinate corti italiane del XV secolo che inizi\u00f2 a diffondersi tanto il moderno concetto di eleganza, cio\u00e8 il distinguersi attraverso l\u2019accostamento di diversi tessuti, colori e fogge, quanto lo sviluppo di atteggiamenti sociali che contrapponevano la classe aristocratica, che faceva dell\u2019abito uno specchio autocelebrativo, alla ricca borghesia mercantile, che vedeva nelle vesti anche un bene patrimoniale.\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Le corti italiane, centri di diffusione culturale al pari della corte di Borgogna, si fecero promotrici di raffinata eleganza. \u00c8 proprio in questo contesto che va collocata la raffinatezza della corte urbinate, che sotto il governo di Federico e di Battista, influenzati dalla moda fiamminga, raggiunse uno dei momenti di maggior splendore. Le immagini dei duchi raccontano il potere soprattutto attraverso le fogge e i colori delle vesti.\u00a0<\/span><span style=\"color: #00ffff;\"><b>In un tale scenario ricostruire alcuni dei preziosi apparati vestimentari dei Signori di Urbino si \u00e8 resa un\u2019esigenza, poich\u00e9 nulla si \u00e8 conservato degli \u201coggetti della moda\u201d del loro tempo. Attraverso le ricostruzioni artigianali delle vesti, realizzate con un approfondito studio storico sulle fonti e sui reperti disponibili, si \u00e8 voluta restituire l\u2019idea di eleganza della corte feltresca.<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00ffff;\"><b>Alcune note sugli abiti quattrocenteschi femminili<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-weight: 400;\">La sovrapposizione dei diversi capi di abbigliamento, utilizzati per proteggersi dalle intemperie, diviene progressivamente indice di benessere e manifestazione esplicita di ricchezza. Mai come nel XV secolo giustifica la suddivisione delle vesti femminili e maschili nelle due categorie fondamentali di \u201crobe larghe per di sopra\u201d e \u201cvestiti strecti per di sotto\u201d.\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Nel guardaroba femminile di base troviamo <\/span><b>camicia<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, <\/span><b>gamurra <\/b><span style=\"font-weight: 400;\">o <\/span><b>cotta<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, <\/span><b>cioppa<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> e <\/span><b>giornea<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">.\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">La <\/span><b>camicia<\/b><i><span style=\"font-weight: 400;\">,<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> indossata per prima, \u00e8 visibile dalla veste all\u2019altezza dello scollo, lungo l\u2019apertura anteriore dello <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">sparato<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, o attraverso gli spacchi delle maniche, da cui fuoriesce a sbuffi. \u00c8 in tela di lino finissima e, come quella maschile, \u00e8 molto presente nei documenti d\u2019archivio.\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Sopra della camicia si indossa la <\/span><b>gamurra <\/b><span style=\"font-weight: 400;\">o la <\/span><b>cotta<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, entrambe vesti \u201cstrette per di sotto\u201d. Dal punto di vista sartoriale non presentano molte differenze essendo entrambe aperte sul davanti, dove sono presenti <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">magliette<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> che lasciano passare lacci decorati da puntali oppure ganci nascosti per la chiusura sul petto. Entrambe hanno maniche lunghe ai polsi, serrati anch\u2019essi da <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">magliette<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> o bottoni, con scollo tondo sul davanti e leggermente a punta sul didietro, a vita leggermente alta secondo il gusto dell\u2019epoca. Grazie alle fonti iconografiche e ai pochissimi reperti pervenutici sappiamo che avevano uno strascico pi\u00f9 o meno ampio.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-weight: 400;\">Le differenze sostanziali tra le due vesti, che corrispondono anche alle diverse occasioni d\u2019uso, consistono nelle decorazioni e nel tessuto utilizzato per confezionarle. Le <\/span><b>gamurre<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> sono prevalentemente in panno di lana o in tessuti pi\u00f9 sobri, le cotte invece in tessuti pregiati di seta operata, damaschi, broccati, velluti, e sono ornate con sfarzosi ricami e pietre preziose. Nei documenti urbinati quattrocenteschi figurano spesso ricche <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">camorre<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> (gamurre) realizzate con tessuti come <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">raso alexandrino <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">(azzurro) o <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">pano d\u2019oro<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-weight: 400;\">Tra le sopravvesti pi\u00f9 diffuse troviamo la <\/span><b>cioppa<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> e la <\/span><b>giornea<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. La <\/span><b>cioppa<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> \u00e8 sicuramente la veste che meglio risponde ai canoni dell\u2019epoca, anche grazie all\u2019imponenza della sua linea, e per questo \u00e8 molto presente nel guardaroba di nobildonne e ricche borghesi. Si presenta molto aderente alla parte alta del busto, pi\u00f9 larga nella parte terminale e sullo strascico, foderata di seta o spesso anche di pelliccia. Era quindi pi\u00f9 diffusa nel periodo invernale, con maniche molto larghe, lunghe e spesso decorate. Sul busto poteva essere realizzata con la tecnica \u201cdell\u2019incannucciata\u201d, una lavorazione tipica del Quattrocento, che permette la realizzazione di pieghe cilindriche a \u201ccanne d\u2019organo\u201d. Una sontuosa <\/span><b>cioppa<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> con ricami e perle ai polsi e allo scollo \u00e8 indossata dalla dama in verde nella <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Presentazione della Vergine<\/span><\/i> <i><span style=\"font-weight: 400;\">al Tempio<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> di Fra Carnevale. <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Altra sopravveste molto apprezzata \u00e8 la <\/span><b>giornea<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> femminile che, al pari di quella maschile, era una sopravveste molto ampia e totalmente aperta sui fianchi, in modo da lasciar ammirare le vesti sottostanti. Anch\u2019essa poteva essere foderata di pelliccia per il periodo invernale, oppure con tessuti pi\u00f9 leggeri e preziosi come la seta. Nel celebre <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Doppio ritratto<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> di Piero della Francesca, Battista Sforza indossa proprio una <\/span><b>giornea<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> sopra una sontuosa <\/span><b>cotta<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> o <\/span><b>gamurra<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> in panno d\u2019oro con il famoso motivo \u201ca griccia\u201d. La signora d\u2019Urbino nel dipinto veste questo tipo di abito realizzato con un prezioso velluto dal motivo a broccato, ormai quasi completamente inscurito. Il colore scelto \u00e8 infatti un nero intenso, tinta tra le pi\u00f9 pregiate e dalle importanti valenze simboliche, ma anche il colore preferito alla corte di Borgogna dalla quale si irradiavano i dettami di sontuosa eleganza verso tutte le corti europee. Questi giunsero sicuramente anche a Urbino attraverso i rapporti che Federico e Battista coltivarono durante gli anni della loro Signoria.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #00ffff;\"><b>Alcune note sugli abiti quattrocenteschi maschili<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019abbigliamento maschile era uno dei principali mezzi attraverso cui veicolare il concetto di potere e l\u2019appartenenza ad un determinato <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">status <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">sociale. Il guardaroba maschile di base era costituito dalla <\/span><b>camicia<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, <\/span><b>farsetto<\/b> <span style=\"font-weight: 400;\">e <\/span><b>calzebraghe<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">.\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">La <\/span><b>camicia<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, realizzata in tela di lino finissima, \u00e8 spesso citata negli inventari dell\u2019epoca sia come indumento finito, sia come <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">braccia<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> di tessuto che servivano per confezionarla. <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">A essa si sovrappone il <\/span><b>farsetto<\/b><i><span style=\"font-weight: 400;\">,<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> parte essenziale del vestiario maschile che corrisponde a una specie di giubbetto, e che nella seconda met\u00e0 del secolo \u00e8 corto e aderente al busto. Il <\/span><b>farsetto<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> poteva avere maniche larghe fino al gomito con dei polsini che proseguivano stretti sugli avambracci, chiusi da abbottonature. Da originario capo legato all\u2019ambito militare (farsetto = da <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">farcia<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, ovvero l\u2019imbottitura sotto l\u2019armatura) si pass\u00f2 a versioni sempre pi\u00f9 eleganti, in seta e damaschi, oppure con panni lana di diversi colori, tra cui il <\/span><b>cremisi<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, un rosso vivo molto pregiato. Il farsetto \u00e8 spesso citato nei documenti d\u2019archivio urbinati come <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">giubone<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> o <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">zupone<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">gippone<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> o <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">zupparello.\u00a0<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">Al<\/span><b> farsetto <\/b><span style=\"font-weight: 400;\">erano legate le <\/span><b>calzebraghe<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, cio\u00e8 la copertura da gamba, che i documenti descrivono sempre realizzate in panno di lana, e che nel modello semplice erano tagliate in un solo pezzo con una lunga cucitura lungo il centro dietro della calza. Le <\/span><b>calzebraghe<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> potevano essere provviste di una suola, quindi <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">solate, <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">e venivano ancorate al farsetto con un sistema di allacciature con lacci rifiniti da puntali.\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">A questi indumenti basilari si aggiungevano diversi modelli di sopravvesti in base all\u2019occasione e al ruolo, oltre che al gusto per le fogge pi\u00f9 di moda. Tra le sopravvesti pi\u00f9 diffuse troviamo la <\/span><b>giornea<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. Di origine militare come <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">sovracotta d\u2019arme<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, si presenta come un\u2019ampia veste, corta alla coscia, aperta sui fianchi e stretta in vita da una cintura. Sprovvista di maniche e con una scollatura a punta sul didietro, poteva essere realizzata con tessuti anche pregiati e con ricche decorazioni. Un esempio di giornea di Federico da Montefeltro di velluto cremisi, confezionata \u201call\u2019incannucciata\u201d, cio\u00e8 con pieghe cilindriche a \u201ccanne d&#8217;organo\u201d \u00e8 miniato nel codice delle <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Disputationes Camaldulenses<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> di Cristoforo Landino.\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Altra sopravveste molto diffusa \u00e8 la <\/span><b>cioppa<\/b><i><span style=\"font-weight: 400;\">,<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> un\u2019ampia veste aperta sul davanti con ampie maniche, realizzata in tessuti pregiati e foderata in panno, pelliccia o seta. La lunghezza di questo tipo di indumento era solitamente riconducibile all\u2019et\u00e0 o al ruolo sociale della persona che lo indossava.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-weight: 400;\">La versione corta, chiamata <\/span><b>cioppetta<\/b><i><span style=\"font-weight: 400;\">, <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">era normalmente scelta da giovani uomini. Un esempio di cioppetta, anche se alla moda fiamminga, \u00e8 la sopravveste dell\u2019uomo inginocchiato nell\u2019<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Allegoria della Musica<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> di Pedro Berruguete che decorava lo studiolo del Palazzo Ducale di Gubbio.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-weight: 400;\">La <\/span><b>cioppa<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> nella versione classica o lunga era solitamente indossata da uomini adulti, dottori o magistrati, ma soprattutto da coloro che rivestivano un ruolo superiore nella scala gerarchica come principi e signori. Una lunga <\/span><b>cioppa<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> foderata di pelliccia \u00e8 quella indossata da un personaggio della <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Flagellazione<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> di Piero della Francesca, abbigliato di un prezioso drappo blu e oro a \u201cgriccia\u201d, uno dei motivi decorativi pi\u00f9 apprezzati nel XV secolo e tra i prediletti dalla corte urbinate.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-weight: 400;\">Una sontuosa <\/span><b>cioppa<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> di velluto di seta \u00e8 indossata da Federico da Montefeltro nel celebre <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Dittico<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> di Piero della Francesca. In questo caso si tratta di una sopravveste rosso <\/span><b>cremisi<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, colore riservato a gentiluomini e che secondo il significato araldico dell\u2019epoca \u00e8 \u201ccolore di grande dignit\u00e0\u201d che indica \u201caltezza d\u2019animo, valore ed ardimento\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-weight: 400;\">A corredo delle sontuose vesti, particolare importanza era rivestita dagli accessori come copricapi, cinture o gioielli. \u00c8 il caso del <\/span><b>berretto alla capitanesca<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, copricapo in stile rinascimentale indossato da signori e condottieri proprio per sottolineare il ruolo di comando militare. La <\/span><b>capitanesca<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> ha forma cilindrica, a tesa alta, con la calotta superiore pi\u00f9 larga. Nel ritratto di Federico di Piero della Francesca la calotta superiore \u00e8 pi\u00f9 pronunciata grazie a un rigonfiamento tondeggiante, e il copricapo \u00e8 realizzato in panno lana color <\/span><b>scarlatto<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">.<\/span><\/p>\n<pre style=\"text-align: right;\"><strong>Ufficio media -\u00a0Marco Ferri\u00a0<\/strong><\/pre>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal 23.06 al 09.10, in concomitanza con la mostra di Federico e Francesco di Giorgio, nella I sala dell&#8217;Appartamento degli Ospiti sar\u00e0 allestita una piccola mostra con la ricostruzione di sei abiti storici: due\u00a0 richiameranno gli abiti del Dittico di Urbino custodito agli Uffizi; gli altri quattro saranno ricostruzioni di abiti dell&#8217;epoca A Urbino si [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":11,"featured_media":31481,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2},"jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[18,20,12,24,26,27],"tags":[7622,4793,87],"class_list":["post-31479","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-cultura","category-eventi","category-moda","category-news-dai-comuni","category-personaggi","category-storie","tag-eleganza","tag-federico-da-montefeltro","tag-mostra"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/workinprogress-7.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31479","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/11"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=31479"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31479\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":31482,"href":"https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31479\/revisions\/31482"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/31481"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=31479"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=31479"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=31479"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}