{"id":64642,"date":"2025-05-06T19:05:05","date_gmt":"2025-05-06T17:05:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/?p=64642"},"modified":"2025-05-06T19:05:17","modified_gmt":"2025-05-06T17:05:17","slug":"gnl-a-pesaro-il-rischio-concreto-di-una-nuova-servitu-che-trasformera-il-nostro-territorio-in-unarea-destinata-a-impianti-insalubri-e-pericolosi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/index.php\/2025\/05\/06\/gnl-a-pesaro-il-rischio-concreto-di-una-nuova-servitu-che-trasformera-il-nostro-territorio-in-unarea-destinata-a-impianti-insalubri-e-pericolosi\/","title":{"rendered":"GNL a Pesaro, il rischio concreto di una nuova servit\u00f9 che trasformer\u00e0 il nostro territorio in un&#8217;area destinata a impianti insalubri e pericolosi"},"content":{"rendered":"<pre><strong>di Roberto Malini<\/strong><\/pre>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pesaro corre oggi il rischio concreto di diventare\u00a0una nuova zona di servit\u00f9 industriale, un territorio dove si concentrano infrastrutture energetiche potenzialmente pericolose, come l&#8217;impianto di liquefazione di gas naturale liquefatto (GNL) autorizzato a ridosso di aree produttive e abitative. Questo rischio non \u00e8 teorico. La storia urbanistica e industriale italiana dimostra come, una volta insediato un primo impianto critico,\u00a0il territorio diventi terreno fertile per ulteriori installazioni. Il passaggio da area produttiva a &#8220;zona sacrificabile&#8221; \u00e8 spesso rapido, poco trasparente e privo di una vera consultazione pubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;insediamento del GNL a Pesaro non \u00e8 solo un caso locale, ma rappresenta\u00a0una tendenza nazionale: la trasformazione silenziosa di aree periurbane in\u00a0spazi subordinati a interessi industriali o energetici, anche a scapito della salute pubblica, della sicurezza e della qualit\u00e0 dell&#8217;ambiente. Queste zone diventano\u00a0servit\u00f9 moderne, dove il concetto di &#8220;utilit\u00e0 pubblica&#8221; finisce per sovrastare i diritti fondamentali dei cittadini. Ecco come funziona questo meccanismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle citt\u00e0 e nei territori italiani, le servit\u00f9 industriali non sono sempre deliberate in modo esplicito:\u00a0nascono per accumulo, per inerzia o per convenienza economica e politica. Tutto comincia dalla\u00a0pianificazione urbanistica, con i PRG o PUC che destinano alcune aree a uso produttivo-industriale. Queste zone, col tempo, attirano sempre pi\u00f9 insediamenti ad alto impatto ambientale, sfruttando la logica dell'&#8221;effetto calamita&#8221;: se un sito \u00e8 gi\u00e0 compromesso, ospitarvi nuovi impianti sembra meno problematico, anche se i rischi aumentano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Col passare degli anni, questo porta alla creazione di\u00a0aree a servit\u00f9 di fatto, cio\u00e8 spazi dove si limita concretamente la libert\u00e0 e il diritto dei cittadini a vivere in un ambiente salubre. Non si tratta di servit\u00f9 previste dal Codice civile, ma di situazioni in cui il diritto alla salute e alla partecipazione viene compresso per fare spazio a interessi industriali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La normativa ambientale e industriale, dalla\u00a0Direttiva Seveso\u00a0alla\u00a0VIA e VAS, dovrebbe impedire questi squilibri. Ma in realt\u00e0, spesso, vengono applicati in modo formale: si rispettano le procedure, ma non si considera il\u00a0carico cumulativo\u00a0di rischio e inquinamento. Laddove esiste gi\u00e0 un impianto, si tende a qualificare l&#8217;area come &#8220;idonea&#8221; per altri insediamenti, anche se i residenti vivono gi\u00e0 condizioni critiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le servit\u00f9 si radicano anche grazie a leggi di emergenza o semplificazioni:\u00a0Sblocca Italia, decreti PNRR, deroghe ambientali o urbanistiche consentono insediamenti accelerati in nome dell'&#8221;interesse strategico nazionale&#8221;, spesso escludendo i cittadini da scelte che li riguardano direttamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, c&#8217;\u00e8 la questione della\u00a0partecipazione democratica. In teoria, i cittadini dovrebbero essere coinvolti attraverso osservazioni, consulte ambientali, processi partecipativi. Ma in pratica, molte decisioni vengono prese prima del coinvolgimento pubblico, e le osservazioni tecniche o civiche vengono frequentemente ignorate o ridimensionate. Toccherebbe alle istituzioni difendere il territorio, ma spesso i suoi rappresentanti non comprendono la gravit\u00e0 del fenomeno o sono distratti da ambizioni politiche che li inducono a non esporsi, finch\u00e9 la situazione sfugge loro di mano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec si costruiscono le servit\u00f9:\u00a0zone grigie dell&#8217;urbanistica e della giustizia ambientale, dove le esigenze economiche sovrastano i diritti costituzionali. E quando anche i sindaci vengono esautorati da decisioni prese altrove, resta alla cittadinanza organizzata \u2014 comitati, associazioni, studiosi \u2014 il compito di ricordare che ogni territorio ha valore, e ogni comunit\u00e0 ha diritto a decidere del proprio futuro. Tuttavia, va evidenziato come gli strumenti giuridici siano sempre pi\u00f9 costosi e di difficile accesso e come la complessit\u00e0 delle normative, la natura dei decreti che agevolano i progetti per l&#8217;energia o i rifiuti, la selva burocratica dietro cui si celano le posizioni assunte dalle istituzioni costituiscano altrettanti labirinti in cui \u00e8 arduo orientarsi tanto per i cittadini quanto per gli ambientalisti, gli esperti e i giuristi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Roberto Malini Pesaro corre oggi il rischio concreto di diventare\u00a0una nuova zona di servit\u00f9 industriale, un territorio dove si concentrano infrastrutture energetiche potenzialmente pericolose, come l&#8217;impianto di liquefazione di gas naturale liquefatto (GNL) autorizzato a ridosso di aree produttive e abitative. Questo rischio non \u00e8 teorico. 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