{"id":68450,"date":"2025-08-26T08:55:16","date_gmt":"2025-08-26T06:55:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/?p=68450"},"modified":"2025-08-26T08:55:28","modified_gmt":"2025-08-26T06:55:28","slug":"urbino-28-agosto-1944","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/index.php\/2025\/08\/26\/urbino-28-agosto-1944\/","title":{"rendered":"Urbino 28 agosto 1944"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Tra il 27 e il 28 agosto 1944 i partigiani del Distaccamento GAP di Schieti, precedendo le truppe del V Corpo britannico e del Corpo Italiano di Liberazione (CIL), liberarono Urbino dall&#8217;incubo dell&#8217;occupazione tedesca e dalle crudeli rappresaglie dei repubblichini contro i civili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma qual era la citt\u00e0 che si present\u00f2 ai liberatori? Passati i primi momenti di entusiasmo e di vera propria gioia collettiva, ci si rese conto che sebbene la citt\u00e0 non avesse sub\u00ecto danni rilevanti ed evitato bombardamenti e gravi distruzioni, la guerra tuttavia continuava con il fronte bloccato sulla vicina linea Gotica che faceva di Urbino un\u2019immediata retrovia del fronte. Insomma la guerra continuava e molti erano i problemi &#8211; dalla penuria dei generi alimentari al funzionamento degli apparati amministrativi e ai rapporti con gli Alleati. Preoccupante era lo stato delle strade e soprattutto l\u2019isolamento ferroviario provocato dalla interruzione delle fondamentali tratte che collegavano Urbino a Fano e Pesaro e, attraverso Fabriano, alla Valle del Tevere e Roma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altrettanto grave era il problema abitativo. Dopo l\u2019ordine di sfollamento del 3 gennaio 1944 che interessava Pesaro, terminale orientale della linea Gotica, pi\u00f9 di 30 mila persone furono assorbite dai comuni dell\u2019entroterra. Di questi Urbino ne accolse 8.300 e quindi la popolazione residente era salita a 31.700 abitanti di cui, secondo il fabbisogno registrato nel 1942, pi\u00f9 di 7mila abitavano all\u2019interno del centro storico. Fortunatamente il territorio comunale \u00e8 molto vasto e circa i due terzi della popolazione risiedeva nelle frazioni. E tuttavia era difficile ospitare tutti gli sfollati considerato anche che tutto il personale e relative famiglie dei maggiori uffici della Provincia erano stati trasferiti in citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non meno gravi, ancora dopo alcuni mesi, erano l\u2019insufficienza di acqua potabile e di medicinali per contrastare le malattie infettive (si segnalano ben 295 casi di scabbia e 50 di influenza) e l\u2019agricoltura a causa delle distruzioni e delle requisizioni faticava a riprendersi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul versante politico i partigiani si collegarono immediatamente al Cln e al suo presidente Giovanni Fanelli e si installarono al pianoterra del Collegio Raffaello in attesa delle truppe alleate che nella serata del 28 agosto avevano iniziato a raggiungere Urbino. Ad Adler Annibali, il comandante del Distaccamento GAP di Schieti venne affidato il comando della piazza per predisporre un servizio di polizia che tenne per circa un mese. Gli furono consegnate le chiavi del carcere e una lista di fascisti da arrestare. I partigiani furono organizzati in squadre e in tre giorni catturarono una decina di militari tedeschi e 78 fascisti nascosti nei posti pi\u00f9 impensati persino nelle tombe del cimitero di S. Bernardino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Malgrado il lungo elenco di violenze e sopraffazioni subite nel corso del ventennio le ritorsioni, nell\u2019arco di tempo che corre dalla Liberazione alla fine del 1946, furono molto poche e di esse nella memoria popolare non rimane quasi traccia se non il dolore e la collera, consumati nell\u2019immediato, senza conseguenze serie a carico di fascisti, delatori e collaborazionisti. E quando Annibali protest\u00f2 con il Governatore militare alleato perch\u00e9 aveva inviato i fascisti in campi di detenzione lontani dalla citt\u00e0 mentre si voleva che fossero giudicati sul posto davanti alla popolazione, il prof. Antonino Curri che faceva da interprete cos\u00ec tradusse la risposta del Governatore: \u00ab<em>I primi ad entrare a Urbino siete stati voi e voi eravate i padroni della citt\u00e0 dopo l\u2019abbandono dei tedeschi. Se al nostro arrivo\u00a0 c\u2019erano venti o trenta fascisti fucilati, sarebbe stato normale, ma adesso ci siamo noi e noi decidiamo in merito<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma di tutti gli anni\u00a0 della guerra il 1944 \u00e8 stato senza dubbio per Urbino l\u2019anno pi\u00f9 terribile. La Liberazione fu preceduta dallo stillicidio di ferocia e di crudelt\u00e0 che ebbe per protagonisti i militi fascisti del battaglione \u201cCamilluccia\u201d della Legione \u201cTagliamento\u201d, addestrati per i rastrellamenti, di stanza a Urbino dai primi\u00a0 di giugno, che avevano posto il comando a Villa Sabbatini nell\u2019attuale viale Rosselli\u00a0 che\u00a0 dal \u201cMonte\u201d conduce alle Vigne.\u00a0 Proprio qui, a due passi dal centro della citt\u00e0, tra il giugno e il luglio del 1944 furono trucidati per rappresaglia dai militi della \u201cCamilluccia\u201d dieci persone tra cui\u00a0 tre partigiani e sette civili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le Vigne, dunque, possono essere considerate, a buon diritto, il luogo del dolore della nostra comunit\u00e0, un luogo simbolo della crudelt\u00e0 e della ferocia del fascismo repubblichino e della sua \u201cguerra ai civili\u201d. Crudelt\u00e0 e ferocia che si accentuarono con la consapevolezza della prossima fine. Abbiamo pi\u00f9 volte sottolineato con forza \u2013 e lo ribadiamo ancora oggi \u2013 che quel luogo, non a caso nel 1976 intitolato dall\u2019Amministrazione comunale, in occasione del Trentennale della Repubblica, \u201cParco della Resistenza\u201d, \u00e8 un simbolo identitario per la comunit\u00e0 urbinate e come tale richiederebbe maggiore attenzione a iniziare dalla intestazione del \u201cParco\u201d, ormai illeggibile, mentre i due cippi che ricordano le vittime avrebbero bisogno di un radicale restauro. Lo si deve alle vittime, alla memoria del loro sacrificio e al rispetto per il luogo.<\/p>\n<pre style=\"text-align: right;\"><strong>Ermanno Torrico\r\n(Presidente dell\u2019Istituto  per la Storia\r\ndel Movimento di Liberazione \u201cE. Cappellini\u201d di Urbino)<\/strong><\/pre>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra il 27 e il 28 agosto 1944 i partigiani del Distaccamento GAP di Schieti, precedendo le truppe del V Corpo britannico e del Corpo Italiano di Liberazione (CIL), liberarono Urbino dall&#8217;incubo dell&#8217;occupazione tedesca e dalle crudeli rappresaglie dei repubblichini contro i civili. Ma qual era la citt\u00e0 che si present\u00f2 ai liberatori? 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