{"id":75106,"date":"2026-04-19T09:06:45","date_gmt":"2026-04-19T07:06:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/?p=75106"},"modified":"2026-04-19T09:06:58","modified_gmt":"2026-04-19T07:06:58","slug":"il-libro-di-giampaolo-feligioni-racconta-lepidemia-di-colera-che-ha-tormentato-la-citta-di-cagli-durante-il-1855","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/index.php\/2026\/04\/19\/il-libro-di-giampaolo-feligioni-racconta-lepidemia-di-colera-che-ha-tormentato-la-citta-di-cagli-durante-il-1855\/","title":{"rendered":"Il libro di Giampaolo Feligioni racconta l&#8217;epidemia di colera che ha tormentato la citt\u00e0 di Cagli durante il 1855"},"content":{"rendered":"<pre style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #00ffff;\">di Anna Maria Polidori<\/span><\/strong><\/pre>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-75109 alignright\" src=\"https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/9791281388642_0_0_536_0_75-186x300.jpg\" alt=\"\" width=\"265\" height=\"427\" srcset=\"https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/9791281388642_0_0_536_0_75-186x300.jpg 186w, https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/9791281388642_0_0_536_0_75-260x420.jpg 260w, https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/9791281388642_0_0_536_0_75.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 265px) 100vw, 265px\" \/>Incontriamo <span style=\"color: #00ffff;\"><strong>Giampaolo Feligioni<\/strong><\/span>, <span style=\"color: #00ffff;\"><strong>cagliese<\/strong><\/span>. Questa del dinamico studioso \u00e8 la seconda pubblicazione dopo quello sulla Resistenza<em> Memoria che non si tiene. Racconti di resistenze<\/em>.\u00a0Adesso lo studioso si \u00e8 cimentato sull&#8217;epidemia di colera che ha tormentato la citt\u00e0 di Cagli per qualche mese durante il 1855. Una citt\u00e0 flagellata, con oltre 180 morti.\u00a0Dalle ricerche dell&#8217;autore \u00e8 scaturito il libro <em>Cholera Morbus<\/em>. Diviso in due parti, la prima narrativa, la seconda documentale abbiamo incontrato l&#8217;autore per saperne di pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #00ffff;\"><strong><em>Allora come \u00e8 nata la ricerca sul colera, Giampaolo? <\/em><\/strong><\/span>Per caso. Mi ero recato all&#8217;Archivio di Stato di Urbino per le ricerche sulla Renitenza alla Leva e un impiegato mi fece vedere un documento riguardante l&#8217;epidemia di colera scoppiata a Cagli a met\u00e0 del 1800. L\u00ec per l\u00ec \u00e8 stata solo un&#8217;informazione che ho memorizzato. L&#8217;avrei ripresa pi\u00f9 avanti.\u00a0Poi, esattamente tre anni fa mi \u00e8 tornata la voglia di rivedere quel documento. Ho ritrovato il testo, che non \u00e8 altri se non un bollettino giornaliero delle vittime e da l\u00ec \u00e8 scattata la ricerca. Sono morte 95 persone nel centro storico di Cagli.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #00ffff;\"><em>Erano tanti 95 morti nel centro storico Feligioni&#8230;.\u00a0<\/em><\/span><\/strong>S\u00ec, beh, i morti, frazioni incluse e poi non tutte, ci torno, sono 182, ma potrebbero essere stati di pi\u00f9. Ci sono frazioni, ad esempio, dove non c&#8217;\u00e8 menzione dell&#8217;arrivo del colera. Parliamo di un numero alto, circa met\u00e0 di quelle esaminate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #00ffff;\"><em>Quante parrocchie contava Cagli a quel tempo?\u00a0<\/em><\/span><\/strong>Ventisei, pi\u00f9 due nel centro storico.\u00a0La domanda che mi sono posto, quando non ho trovato documentazione, e creda, sia legittima, \u00e8 stata questa: non c&#8217;\u00e8 nulla perch\u00e9 le aree non sono state colpite o non c&#8217;\u00e8 nulla perch\u00e9 non sono arrivati i documenti? Ad esempio un resoconto del parroco di Monte Paganuccio afferma che nella sua parrocchia non ci sono stati casi di colera. \u00c8 possibile che alcune parrocchie non siano state toccate dal problema.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><strong><span style=\"color: #00ffff;\"><em>Parliamo dell&#8217;ospedale.\u00a0<\/em><\/span><\/strong>\u00c8 stato fondato nel 1803.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #00ffff;\"><em>Recente. Prima come ci si curava da voi?\u00a0<\/em><\/span><\/strong>Ah, questo&#8230; Penso fosse tutto in mano alla Congregazione cittadina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong><span style=\"color: #00ffff;\">Torniamo all&#8217;ospedale.\u00a0<\/span><\/strong><\/em>Si chiamava Ospedale di Sant&#8217;Antonio che divenne, per tutti i cagliesi &#8220;il lazzaretto&#8221; dal famoso luglio 1855 quando scoppi\u00f2 il colera. Essendo piccolo, solo una parte era adibita alla cura dei malati che per\u00f2 non potevano mai essere pi\u00f9 di una quindicina.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #00ffff;\"><em>E tutti gli altri?\u00a0<\/em><\/span><\/strong>Piantonati a casa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #00ffff;\"><em>Che cure esistevano?\u00a0<\/em><\/span><\/strong>I medici erano divisi in due fazioni perch\u00e9 non era chiaro quale fosse l&#8217;origine della malattia: c&#8217;erano preparati a basi di oppio, il laudano per bloccare gli spasmi intestinali che erano la causa principale delle violenti scariche diarroiche e sostanze per disinfettare gli ambienti e tutto quello che aveva a che fare con il malato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #00ffff;\"><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-75108 alignleft\" src=\"https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/481096481_683384200681238_3708950938806649311_n-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/481096481_683384200681238_3708950938806649311_n-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/481096481_683384200681238_3708950938806649311_n-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/481096481_683384200681238_3708950938806649311_n-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/481096481_683384200681238_3708950938806649311_n-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/481096481_683384200681238_3708950938806649311_n-420x420.jpg 420w, https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/481096481_683384200681238_3708950938806649311_n-696x696.jpg 696w, https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/481096481_683384200681238_3708950938806649311_n-1068x1068.jpg 1068w, https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/481096481_683384200681238_3708950938806649311_n.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Quando era arrivato il colera?\u00a0<\/em><\/span><\/strong>In Europa nel 1828 ed \u00e8 durato un decennio. In Italia fu abbastanza forte: a tal punto che il poeta romano Belli dedic\u00f2 diversi sonetti al colera romano, per\u00f2 quello del 1835 non aveva toccato Cagli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #00ffff;\"><em>Da dove arriv\u00f2 nel 1855?\u00a0<\/em><\/span><\/strong>\u00c8 altamente probabile che sia arrivato dalla costa.\u00a0Ho trovato indicazioni che dicono sia partito da una fiera molto partecipata a Loreto.\u00a0C&#8217;\u00e8 poi un discorso da fare con la Flaminia. Le citt\u00e0 pi\u00f9 flagellate anche in Umbria sono state tutte quelle esposte a questa importante arteria stradale, molto pi\u00f9 che le citt\u00e0 interne, maggiormente riparate e difficilmente raggiungibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #00ffff;\"><em>Chi \u00e8 stato il paziente zero?\u00a0<\/em><\/span><\/strong>Maddalena Pantaleoni, sposata, 29 anni. \u00c8 morta in 24 ore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #00ffff;\"><em>Anche il marito?\u00a0<\/em><\/span><\/strong>No, non mi risulta.\u00a0L&#8217;epidemia poi si \u00e8 chiusa con gli ultimi casi in ottobre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #00ffff;\"><em>I mesi pi\u00f9 intensi?\u00a0<\/em><\/span><\/strong>Agosto e settembre<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em><strong><span style=\"color: #00ffff;\"><em>Quanti abitanti contava Cagli?<\/em><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vado a memoria. C&#8217;era stato un censimento nel 1853. C&#8217;erano 9.558 abitanti. Nel centro storico erano 3600.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #00ffff;\"><em>Adesso in centro&#8230;\u00a0<\/em><\/span><\/strong>Meno di mille e sotto gli 8000 in tutto il comune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #00ffff;\"><em>Le condizioni che aiutarono il colera?\u00a0<\/em><\/span><\/strong>Immagini Cagli a met\u00e0 del 1800. L&#8217;acqua corrente non c&#8217;era, i bagni erano inesistenti. Le condizioni igieniche delle vie erano pessime: dentro gli androni dei palazzi, sovente era possibile notare i bisogni delle persone, fatti nei posti pi\u00f9 nascosti. Inoltre c&#8217;erano cinque fontane a Cagli. Poi a giugno del 1855, venne vietato l&#8217;utilizzo Popolare di tre di queste cinque fontane. L\u00ec le donne andavano a pulire i panni. Capir\u00e0 bene che la riduzione del numero delle fontane \u00e8 stato un sicuro veicolo di contagio. L&#8217;acqua sporca era temibile ed \u00e8 stato il primo veicolo di contagio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #00ffff;\"><em>I ricchi si sono salvati?\u00a0<\/em><\/span><\/strong>S\u00ec, tutti. Diciamo che a morire \u00e8 stata solo la gente del popolo per la ovvia e maggiore scarsit\u00e0 igienica. Sa: a quel tempo le case erano affollate, le famiglie molto numerose. In generale tanta gente viveva in affitto. Gli stabili erano di persone che spesse volte manco vivevano in citt\u00e0. Non potevano sincerarsi delle condizioni igieniche degli appartamenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #00ffff;\"><em>Quali furono i provvedimenti presi?\u00a0<\/em><\/span><\/strong>In municipio fu organizzata una deputazione sanitaria permanente composta complessivamente da una sessantina di persone che tutto il giorno facevano turni di due ore quattro persone per volta dalle 6 del mattino sino a mezzanotte.\u00a0La deputazione sanitaria si trovava dove sono adesso i vigili urbani. Inoltre queste persone registravano\u00a0 denunce, lamentele,\u00a0 nuovi casi di colera, decessi: davano disposizione per le disinfestazioni degli ambienti dove c&#8217;era stato un decesso e le varie incombenze. Questa deputazione creata il 9 agosto \u00e8 cessata il 23 di settembre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #00ffff;\"><em>Che accadeva ai corpi dei morti?\u00a0<\/em><\/span><\/strong>Venivano seppelliti di sera in presenza di chi li trasportava, a volte assistiti da un prete: all&#8217;inizio vennero individuate le aree di Santa Croce e quella di Sant&#8217;Emidio. A Santa Croce sono state seppellite circa 20-30 persone.\u00a0Poi pareva che Santa Croce fosse un posto troppo sensibile perch\u00e9 sotto vento: si pensava che perfino l&#8217;aria potesse far ammalare le persone. Sant&#8217;Emidio perch\u00e9 troppo vicino alle case ed al fiume. Si decise per un posto pi\u00f9 lontano. Di fatto parliamo del cimitero tutt&#8217;ora in funzione nella localit\u00e0 Palazzetto o Palazzuolo, un&#8217;area che a quel tempo era delle suore di San Nicol\u00f2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #00ffff;\"><em>C&#8217;\u00e8 stata un&#8217;altra epidemia a Cagli?\u00a0<\/em><\/span><\/strong>S\u00ec, quella di tifo petecchiale nel 1817. Ha fatto tante vittime. Praticamente moriva una persona un giorno s\u00ec e uno no. Era una malattia portata dai pidocchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #00ffff;\"><em>Quanto tempo ha messo a scrivere il libro?\u00a0<\/em><\/span><\/strong>Beh prima ci sono state le ricerche tanto a Urbino che a Cagli. Ho trovato ovunque materiale interessante. A Urbino il bollettino della Curia.\u00a0Nel Duomo il parroco registrava ogni giorno le morti e in caso di colera sottolineava che la morte era stata causata dall&#8217;epidemia.\u00a0Ho trovato inoltre i verbali della congregazione sanitaria e documentazione di vario tipo. Il libro l&#8217;avr\u00f2 poi scritto in sei mesi.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #00ffff;\"><em>Le persone venivano divise quando una era affetta da colera?\u00a0<\/em><\/span><\/strong>Allora, la risposta non \u00e8 semplice, ma pu\u00f2 essere anche molto semplice. Chi non andava in ospedale rimaneva a casa piantonato, ma il piantonamento molte volte era pi\u00f9 teorico che reale. Alle volte i piantoni piantonavano il portone che dava sulla strada, per\u00f2 all&#8217;interno del palazzo i vari inquilini comunicavano.\u00a0 Altre volte il piantone non avevano n\u00e9 la volont\u00e0 n\u00e9 la forza di impedire le comunicazioni tra la gente, quindi l&#8217;isolamento assoluto non c&#8217;era.\u00a0Nessuno poteva dire che cosa succedesse dentro le abitazioni piantonate in termini di vicinanza.\u00a0Ci sono stati casi in cui intere famiglie sono state massacrate dal colera. Sono morti figli, padri, parenti dentro lo stesso nucleo familiare.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #00ffff;\"><em>Qualcosa che non\u00a0 abbiamo ancora detto?<\/em><\/span><\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;atteggiamento dei Deputati alla Sanit\u00e0.\u00a0 Gi\u00e0 da aprile del 1855 avevano chiesto al vescovo i locali del monastero di Santa Chiara e del seminario per ospitare eventualmente malati di colera. Il vescovo neg\u00f2 i locali ma promise di fornire gli spazi all&#8217;interno dell&#8217;ospedale di Sant&#8217;Antonio; per\u00f2 questi locali non vennero messi mai realmente a disposizione. Non, almeno, sino allo scoppio dell&#8217;epidemia a Cagli a luglio del 1855, tanto che alla fine di luglio i locali dell&#8217;ospedale non furono messi a dispozione per ordine volontario ma perch\u00e9 lo decisa la congregazione che gestiva l&#8217;ospedale.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #00ffff;\"><em>Quanti medici c&#8217;erano a Cagli nel 1855?\u00a0<\/em><\/span><\/strong>Tre: Gaetano Grazia, Giuseppe Taglioni, Eleuterio Perrucchini. Ci sono riferimenti a loro ma non loro testimonianze significative<\/p>\n<p>Il libro \u00e8 disponibile presso la libreria in Via Leopardi di\u00a0 Gianni Palazzetti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Anna Maria Polidori Incontriamo Giampaolo Feligioni, cagliese. 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