{"id":81077,"date":"2026-11-03T14:06:22","date_gmt":"2026-11-03T13:06:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/?p=81077"},"modified":"2026-11-03T14:06:37","modified_gmt":"2026-11-03T13:06:37","slug":"uil-il-lavoro-nelle-marche-e-precario-fragile-e-in-controtendenza-rispetto-allitalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.nonsoloflaminia.it\/index.php\/2026\/11\/03\/uil-il-lavoro-nelle-marche-e-precario-fragile-e-in-controtendenza-rispetto-allitalia\/","title":{"rendered":"Uil: &#8220;Il lavoro nelle Marche \u00e8 precario, fragile e in controtendenza rispetto all&#8217;Italia&#8221;"},"content":{"rendered":"<div class=\"gs\">\n<div class=\"   \">\n<div id=\":9x\" class=\"ii gt\">\n<div id=\":9w\" class=\"a3s aiL \">\n<div id=\"avWBGd-72\">\n<div dir=\"ltr\">\n<div class=\"gmail_default\" style=\"text-align: justify;\">Nove contratti su 10 nelle Marche sono all\u2019insegna della precariet\u00e0 tra tempi determinati, intermittenti, stagionali e in somministrazione. Tra gennaio e giugno sono stati attivati complessivamente 119.461 rapporti di lavoro, dei quali soltanto 11.911 a tempo indeterminato: 9 attivazioni contrattuali su 10 sono a tempo determinato (42.889), intermittenti (26.055), stagionali (18.963), in somministrazione (14.850) e di apprendistato (4.793). \u201cIl problema non \u00e8 soltanto quanto lavoro si crea, ma quale lavoro viene offerto. Un mercato occupazionale che continua a fondarsi prevalentemente su contratti temporanei e discontinui rischia di alimentare insicurezza economica e fragilit\u00e0 sociale\u201d spiega Antonella Vitale, coordinatrice dell\u2019Ufficio studi della Uil Marche.<\/p>\n<p>Una problematica che riguarda anche il settore pubblico come evidenziato durante la cerimonia per i 100 anni dell\u2019Istat che si \u00e8 svolta ieri pomeriggio alla Mole quando un rappresentante Coordinamento dei lavoratori Istat per la valorizzazione ha spiegato che \u201ci lavoratori dell&#8217;Istat si collocano nella fascia retributiva pi\u00f9 penalizzata nel panorama degli istituti statistici europei. In Italia, dove i ricercatori in generale percepiscono gi\u00e0 una retribuzione inferiore del 30-40% rispetto a Germania e Francia, il personale dell&#8217;Istat riceve compensi ancora pi\u00f9 bassi rispetto ad altri enti di ricerca italiani, come Enea e Inapp. Un divario aggravato dal costo della vita e da stipendi che non sono stati adeguati all&#8217;andamento dell&#8217;inflazione\u201d. I lavoratori denunciano situazioni di sotto inquadramento e di precariato. \u201cMa tutto il mondo della ricerca \u00e8 minato da contratti precari\u00a0e poco remunerativi rispetto agli altri Paesi europei\u00a0\u2013 spiega Piero Polidori, segretario generale della Uil Rua \u2013 Tant&#8217;\u00e8 che anche i lavoratori del Cnr sono in mobilitazione: hanno manifestato venerd\u00ec scorso a Roma ed erano presenti diversi dipendenti della sede di Ancona dove abbiamo precari storici con perfino 10 anni di contratti rinnovati alle spalle. Il timore \u00e8 che nel 2027, alla scadenza dei termini previsti della legge Madia che dava la possibilit\u00e0 di stabilizzare tempi determinati e assegni di ricerca, e dei fondi del Pnrr, per molti potrebbero non esserci pi\u00f9 opportunit\u00e0, non solo di stabilizzazione ma anche di rinnovo degli stessi contratti in essere\u201d.<\/p><\/div>\n<div class=\"gmail_default\" style=\"text-align: justify;\">\nNumeri che evidenziano la diffusione di modalit\u00e0 contrattuali che non sempre garantiscono continuit\u00e0 del reddito, sicurezza economica e possibilit\u00e0 di progettare il proprio futuro. E la percentuale si abbassa al 4% se consideriamo gli under 30 che possono contare su un tempo indeterminato solo in 1.977 casi su 48.338 rapporti di lavoro attivati. \u201cParliamo di una generazione che dovrebbe poter costruire la propria autonomia economica e personale, investire nella formazione, programmare una famiglia e scegliere di rimanere sul territorio \u2013 evidenzia la segretaria generale della Uil Marche, Claudia Mazzucchelli \u2013 e invece, nonostante si chieda loro di costruire il futuro delle Marche, non si offrono gli strumenti per costruire il proprio. La precariet\u00e0 prolungata limita l&#8217;autonomia, ritarda le scelte di vita e rischia di incentivare l&#8217;allontanamento dal territorio di competenze e professionalit\u00e0 di cui la nostra regione ha assoluto bisogno\u201d.<\/p>\n<p>Non che poi i contratti stabili se la passino meglio. In netta controtendenza con il resto d\u2019Italia, dove infatti, diminuisce, cresce nelle Marche il ricorso agli ammortizzatori sociali con 20.791.081 ore di Cassa Integrazione Guadagni, FIS e altri fondi di solidariet\u00e0 autorizzate da gennaio a settembre, con un incremento del 20,1% rispetto allo stesso periodo del 2025. \u201cLe Marche \u2013 aggiunge la segretaria Mazzucchelli &#8211; stanno percorrendo una traiettoria diversa e decisamente pi\u00f9 preoccupante rispetto al resto del Paese. Non si \u00e8 di fronte soltanto a difficolt\u00e0 congiunturali, ma a segnali che impongono una riflessione seria sulla tenuta del nostro tessuto industriale, sulla capacit\u00e0 delle imprese di affrontare le trasformazioni produttive e, soprattutto, sulle prospettive occupazionali di migliaia di lavoratrici e lavoratori. \u00c8 proprio la composizione degli ammortizzatori sociali a preoccuparci maggiormente. L&#8217;aumento della cassa integrazione straordinaria, in particolare quella legata alle crisi e alle riorganizzazioni aziendali, rappresenta un campanello d&#8217;allarme che non pu\u00f2 essere sottovalutato. Il rischio \u00e8 che situazioni di difficolt\u00e0 prolungata possano compromettere il patrimonio occupazionale e produttivo della nostra regione. \u00c8 fondamentale che il ricorso agli ammortizzatori sociali sia accompagnato da progetti industriali credibili, investimenti, percorsi di riqualificazione professionale e garanzie concrete per la continuit\u00e0 occupazionale\u201d. Di fronte a questi dati la Uil Marche torna a chiedere di aprire finalmente l\u2019auspicata fase di confronto tra istituzioni, organizzazioni sindacali e rappresentanze delle imprese. La Regione Marche deve assumere un ruolo attivo nel governo delle trasformazioni industriali, superando una logica esclusivamente emergenziale e costruendo una strategia di medio e lungo periodo per la salvaguardia e il rilancio dell&#8217;occupazione. La tenuta sociale della nostra regione passa necessariamente dalla difesa dell&#8217;occupazione, dalla qualit\u00e0 del lavoro e dal rafforzamento del sistema produttivo.<\/p><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"yj6qo\"><\/div>\n<div class=\"adL\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div id=\"avWBGd-73\" class=\"WhmR8e\" data-hash=\"0\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nove contratti su 10 nelle Marche sono all\u2019insegna della precariet\u00e0 tra tempi determinati, intermittenti, stagionali e in somministrazione. 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