L’anno più difficile del liceo Nolfi è iniziato nel settembre scorso, con l’improvvisa inagibilità del plesso Carducci, e adesso prosegue con la prolungata chiusura dovuta all’epidemia di coronavirus. «La scuola non si è fermata in quei giorni e non si sta fermando oggi», scrive il preside Samuele Giombi in una lettera aperta agli studenti, pubblicata sul sito del liceo per invitarli a vivere questa fase del tutto anomala come «un tempo propizio per riscoprire valori forse trascurati», non «come un tempo vuoto, una vacanza». Prosegue Giombi: «Da questa situazione così difficile e del tutto inedita potranno ‘salvarci’ lo studio e la conoscenza da una parte, la responsabilità e l’umanità dall’altra parte». Il primo esempio è la molla che ha portato lo stesso preside del Nolfi a rileggere libri ambientati in tempi di epidemie, come il Decamerone di Giovanni Boccaccio insieme con la Storia della colonna infame, di Alessandro Manzoni, e con i suoi Promessi sposi, capitoli 31 e 32, quelli della peste a Milano nel 1630. «In questi giorni confusi – sottolinea Giombi – dentro quelle pagine manzoniane è possibile trovare già tutto. Com’è stato già scritto, quelle pagine sembrano appartenere a un quotidiano di oggi, più che a un romanzo di metà Ottocento. Una differenza però c’è. Perché la ‘nuova peste’ al tempo dei social fa crescere a dismisura due antichi vizi». Uno sono «le voci incontrollate, che si diffondono oggi attraverso le catene di chat con una forza aggressiva e un carattere irreversibile sconosciuti a Manzoni». L’altro vizio dei social è invece la tendenza diffusa a giudicare e sentenziare anche a dispetto di pareri formulati da esperti e scienziati. Un antidoto esiste ed è dato dalla «opportunità di studiare, conoscere, informarci, allora noi facciamolo, voi studenti fatelo. Dedicate tempo allo studio, ogni giorno, come se foste a scuola, seguendo le proposte che vi vengono date dai docenti a distanza; e se trovate difficoltà per tanti motivi fatelo presente, come sempre, come se foste in aula». L’altra ancora di salvezza è, secondo Giombi, «la consapevolezza che – con il poeta latino Terenzio – nulla dell’umanità mi è estraneo». Questa situazione critica può dunque diventare un’opportunità per «valorizzare anche la cura delle relazioni»: quelle con i compagni e con i familiari, soprattutto quando si tratta delle persone più fragili. Aggiunge Giombi: «Anche i comportamenti corretti che le autorità sanitarie ci chiedono di assumere per evitare la diffusione del contagio ci richiamano al valore del rispetto verso le fasce più deboli, come gli anziani». Il preside del Nolfi ricorda che don Lorenzo Milani diceva «’I care’ negli anni Quaranta del Novecento: cioè ‘io mi preoccupo’, ‘io mi prendo cura’, ‘io mi faccio responsabile’, di contro al ‘me ne frego’ urlato come slogan violento dai totalitarismi dell’epoca».






















