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da Comitato Ciclovia del Metauro
Parte 3 di 3

Un’attenta analisi della legge 128 del 2017 dimostra che la Fano Urbino non ha titolo per essere classificata come ferrovia turistica perché non rispetta la condizione del finanziamento del suo ripristino (cfr. art. 4.2); impensabile trovare almeno mezzo miliardi di euro nei bilanci in particolare della Regione che, oltretutto, nel 2023 ha anche riconosciuto che un treno “non potrà passare all’interno dei nostri quartieri”. Comunque, la legge 128 non impedisce ai privati di investire i loro capitali in un’impresa che, secondo alcuni, sarebbe di successo. A togliere ogni dubbio, nel 2021 ci hanno pensato le Ferrovie con il loro Studio di fattibilità del ripristini nel quale hanno dimostrato che, per motivi tecnici, l’attuale tracciato non può essere riutilizzato né come ferrovia turistica né commerciale; già nel 2011 avevano fatto presente il loro disinteresse per la linea a un assessore regionale recatosi a Roma per verificare il ripristino: “Ma lei è venuto qui per parlare di cose serie o per prenderci in giro?”. E in effetti, sempre nel 2011, hanno ottenuto la chiusura definitiva della ferrovia che avevano sospeso dal servizio 24 anni prima. In teoria, la 128/2017 ne consentirebbero la riapertura ma servirebbero un nuovo tracciato, enormi capitali, profonde modifiche urbanistiche, gestori competenti, il supporto convinto di tutte le forze politiche provinciali, regionali e nazionali; ma finora nulla si è mosso perché, è ormai chiaro, si tratta di un’impresa praticamente impossibile; ma, per convenienza politica, nessuno lo dice! In attesa del miracolo, il vecchio tracciato deve essere salvato dal continuo degrado; va quindi riutilizzato per altri scopi, in particolare come pista ciclopedonale che garantisce anche la manutenzione ora di fatto inesistente. La proposta, avanzata da questo Comitato molti anni addietro, ora in sostanza è condivisa anche dal Direttore Generale della Fondazione Fs Italiane, il soggetto che gestisce a scopo turistico alcune tratte dismesse, il quale nel 2023 ha dichiarato a proposito dei contrasti sul destino della linea: “Quando un’arteria ferroviaria può tornare a vivere, la pista ciclabile si disegna a lato. Il sedime c’è, sia per il treno, sia per le bici, quindi, a mio avviso, è una polemica che deve cessare”. In conclusione, la Fano Urbino può tornare a nuova vita senza che sia cancellato un secolo di storia ferroviaria, valorizzando il tracciato che unisce per circa 50 km costa ed entroterra, dove c’è spazio per un moderno mezzo di trasporto collettivo, una pista ciclopedonale, un parco pubblico e, nel sottosuolo, un’infrastruttura tecnologica che farebbe fare un salto di qualità a tutta la Valle del Metauro. Nell’immagine, una conseguenze della legge 128/2017: in rosso, la strampalata ciclovia avviata a Fano ritenendo ferrovia turistica la Fano Urbino; in verde, la ciclovia non realizzata lungo i binari nonostante fosse il percorso migliore sotto tutti i punti di vista.

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