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Pillola Ru486, Regione contestata da numerose forze politiche fanesi. Della questione dovranno occuparsi anche le civiche assise, ora che Carla Luzi della lista In Comune (nella foto sopra) chiede alla giunta marchigiana il rispetto delle linee guida emanate dal ministero alla Salute. Ciò significa somministrare la pillola abortiva sotto controllo medico anche nei consultori, mentre l’amministrazione regionale di centrodestra ha già dichiarato che sarà fatto soltanto nelle strutture ospedaliere a Urbino, Senigallia e San Benedetto del Tronto. Un’ulteriore compressione di un diritto delle donne, sostiene chi si oppone alla linea della Regione riguardo alla pillola Ru486. Finora il fronte è stato piuttosto variegato, però si sta coagulando e organizzando in funzione di probabili proteste unitarie, la prima forse già nel fine settimana. «Mai un diritto in meno», è intitolato l’ordine del giorno protocollato da Luzi, che prefigura una via istituzionale della vertenza: se la sua proposta sarà approvata, l’amministrazione fanese dovrà sollecitare la Regione al rispetto delle linee guida ministeriali. «La nostra democrazia – ha scritto la consigliera di In Comune – è minacciata da pulsioni e spinte estremistiche, purtroppo per noi anche la nostra regione non è immune da questa tendenza».

Da In Comune anche l’intervento di Rita Carnaroli (nella foto a sinistra): «Perché l’aborto farmacologico fa così paura? Perché la sua diffusione tutela l’autodeterminazione e la libertà di scelta di chi vuole decidere come abortire, perché alleggerisce il lavoro dei medici non obiettori negli ospedali pubblici, perché meno invasivo e più “privato” dell’aborto chirurgico». Assai severo anche il giudizio del Pd: «Riteniamo che negare il diritto di scelta sull’aborto, legandolo alla necessità di incrementare la natalità nel nostro Paese, sia un’operazione di rara misoginia». Riguardo alla pillola Ru486, aggiunge il Partito democratico locale, è in atto il «solito gioco demagogico: questa destra non lotta per garantire diritti a qualcuno, ma conduce le proprie battaglie per toglierne a qualcun altro». Concordano parlamentari e consiglieri regionali dei 5 Stelle che nelle Marche siano stati «calpestati i diritti delle donne. Ciò che sta accadendo è di una gravità sconcertante. Sono bastati pochi mesi alla maggioranza guidata dal presidente Francesco Acquaroli per gettare la nostra regione in un medievalismo dei diritti molto preoccupante».

(Nella foto, da sinistra a destra, i parlamentari Cattoi, Accoto e Rossini)

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La discussione sulla pillola Ru486 «è stata viziata da preconcetti su tutta la questione dell’aborto. Addirittura ne sono usciti sviliti il ruolo e la funzione fondamentale dei consultori, che non sono il posto “in cui si va a fare la richiesta di aborto”, ma il luogo in cui rispondere ai bisogni delle famiglie, delle donne, dei minori. Gli operatori dei consultori non esprimono giudizi morali, ma aiutano le famiglie in un momento di bisogno. I consultori sono stati dimenticati dalla politica regionale degli ultimi anni, mancano assistenti sociali, psicologi, neuropsichiatri infantili ovunque. Questo non può essere però il pretesto per la negazione di un diritto».

La prima forza politica fanese a intervenire in ordine di tempo nel dibattito sulla pillola Ru486 è stata + Europa, che ha preso la parola con il suo tesoriere Alessandro Cirelli (nella foto a fianco): «Siamo per la laicità dello Stato e a fianco delle donne, a garanzia dei loro diritti. Riteniamo che il diritto all’aborto debba essere garantito, nei termini previsti dalla legge 194, e non reso sempre più difficoltoso. La legge c’è e va rispettata. No a un ritorno al passato, no alle tesi anti scientifiche mascherate da sostegno alla natalità. Siamo pronti a lottare su questo tema assieme a tutte le altre forze moderate della regione, perché riteniamo inaccettabili queste battaglie ideologiche oscurantiste da parte della destra».

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