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“Perché non provate – sottolinea il consigliere regionale di minoranza (Pd) Andrea Biancani – a  chiedere ai cittadini che vivono da Fano a Fermignano cosa pensano della tratta ferroviaria dismessa da 35 anni e che attraversa in mezzo i loro paesi portando degrado e fastidio? E vedrete che la risposta sarà unanime per il percorso ciclopedonale!”.

Ma non è stato chiesto nessun parere neanche per il progetto in corso, in cui vi è già uno finanziamento di 4,5 milioni di euro? “È vero, non è stato effettuato nessun referendum, ma dopo aver ascoltato in varie occasioni la voce dei cittadini, i sindaci interessati si sono accordati con la Regione per realizzare il suddetto percorso ciclopedonale  lungo la dismessa ferroviaria. Inoltre vi è anche il nulla osta di RFI arrivato nel 2020 in cui la Direzione si è espressa  favorevolmente per la costruzione della ciclopedonale ad 1,5 mt dalle rotaie, ritenendola compatibile anche per un’eventuale riattivazione di una ferrovia turistica. Anche il Ministero delle Infrastrutture era in accordo ed aveva concesso un finanziamento a fondo perduto di 4,5 milioni di euro per la realizzazione dell’opera. Per l’approvazione definitiva del progetto realizzato in questi anni, manca solo una Conferenza dei Servizi dove vanno formalizzati tutti i pareri favorevoli già espressi da questi enti interessati sopra descritti. L’unico vincolo è l’inizio lavori entro l’anno corrente, altrimenti si perderebbe il finanziamento”.

Ma allora dove sono gli ostacoli? “Siamo sempre alle solite! Quando una nuova amministrazione si insedia ad una precedente, cambia solo per motivi politici senza pensare a ciò che di buono era stato fatto in precedenza. La Giunta Acquaroli ha accantonato il progetto in essere ed in un primo momento aveva espresso la volontà di portare la  ciclopedonale a 5 mt. dal binario, che è risultata non fattibile per  la presenza lungo il percorso  delle tante case a quella distanza. Ultimamente ci dicono di cercare un nuovo percorso al di fuori della proprietà di Ferrovie! Anche quest’ultima idea troverà sicuramente la contrarietà dei sindaci del territorio, perché si andrà ad incrociare strade, vie, parcheggi e case già esistenti nella città di Fano, mentre nell’entroterra si entrerà  nelle proprietà private, per cui serviranno ulteriori soldi per gli espropri e con tempi lunghi per eseguirli! Con tutti questi ripensamenti la Regione non sta attivando la Conferenza dei Servizi, che avrebbe definitivamente approvato il progetto, a cui sarebbe seguito l’inizio lavori. Il rischio di tutte queste nuove considerazioni è di far trascorrere inesorabilmente l’anno senza nulla di concreto e la conseguente  perdita dei 4,5 milioni di euro di finanziamento”. Così sarebbe un vero danno per il territorio? “Dopo 35 anni di promesse alla cittadinanza eravamo arrivati ad un passo dalla realizzazione, mentre ora solo per questioni politiche si rischia di gettare tutto all’aria. La scelta di modificare il piano di intervento è rischioso perché oltre allungare i tempi, aumenta i costi con nuovi importi per la progettazione mentre vanno sprecate le risorse già spese. Ancor più grave risulterà la perdita del finanziamento per cui  non si  riuscirà a risolvere questo annoso problema ambientale, lasciando il degrado che tutti lamentano”.

Ma ci sono anche richieste per attivare una ferrovia turistica? “Attualmente il finanziamento è esclusivamente per il percorso ciclopedonale ed il progetto da noi studiato  permetterebbe in futuro anche la realizzazione di un treno turistico o di un mezzo ad esempio elettrico che possa arrivare fino al centro di Urbino: iniziamo da dove abbiamo il finanziamento ed in futuro potrebbe anche arrivare il treno turistico! Bisogna inoltre sapere che per attivare quella tratta ferroviaria, occorreranno decine di milioni di euro, che non saranno facilmente reperibili dal servizio pubblico che da quello privato. Inoltre andrebbe anche considerato che se un giorno RFI decidesse di riattivare un treno commerciale, non avverrà mai su quel tracciato, perché sono troppe le intersezioni con strade pubbliche che private e con le abitazioni neanche a 5 metri di distanza dal primo binario, non rispetterebbe neanche i canoni di sicurezza”.

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Ma il percorso ciclopedonale serve veramente? “Con i paesi di quella vallata posti a pochi km di distanza uno dall’altro ed il percorso della ex ferrovia in mezzo ai centri abitati, la ciclopedonale oltre che togliere i ciclisti e pedoni dalla strada nazionale, diverrebbe anche un nuovo mezzo di trasporto ecologico, che migliorerebbe la qualità della vita dei residenti che da anni non possano utilizzare questa vecchia infrastruttura abbandonata da anni. Se poi pensiamo che per la realizzazione si avrebbe anche un contributo a fondo perduto, immaginate quale danno si recherebbe al territorio gettando tutto all’aria, e solamente per motivi politici!”.

 

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