La capogruppo di M5S: “Saltamartini si è inalberato per mie semplici domande sull’ospedale cagliese. Ma la gente comincia a stancarsi delle risposte evasive”
Frizioni sulle prospettive dell’ospedale Celli a Cagli, stamane durante la nuova seduta del consiglio regionale, fra la capogruppo pentastellata Marta Ruggeri e l’assessore alle politiche sanitarie, Filippo Saltamartini. “Trovo sorprendente – ha detto Ruggeri – che l’assessore si sia inalberato, dopo essersi espresso in modo fumoso e deludente riguardo a due semplici domande poste per primi proprio dagli elettori del centrodestra. Mi immaginavo risposte diverse, perché in campagna elettorale sembrava che l’attuale maggioranza avesse idee più chiare. Ricordo il leader della Lega, Matteo Salvini, che urlava in piazza a Fano sulla riapertura del Celli e di altri dodici ospedali nelle Marche”. Ruggeri aveva chiesto se il nuovo piano socio-sanitario utilizzerà a favore del Celli le deroghe previste dal decreto Balduzzi per le zone disagiate e che cosa si intenda fare per migliorare e potenziare il servizio pubblico nell’Unione montana del Catria e del Nerone e che combaciano con le promesse fatte dal centrodestra in campagna elettorale. “I circa 22.000 abitanti – ha specificato Ruggeri – devono affrontare viaggi di circa un’ora per raggiungere il primo pronto soccorso dell’ospedale a Urbino”.
L’assessore regionale Saltamartini ha ribadito l’impegno di fare in modo che quella zona “sia perfettamente garantita”, aggiungendo che al momento sia da ritenere prematuro anticipare gli esiti del nuovo piano socio-sanitario, tuttora nella fase del confronto con le amministrazioni locali e altri rappresentanti del territorio. L’assessore ha aggiunto che per il Celli si valuteranno le opportunità offerte dal Piano nazionale di resistenza e resilienza, appena saranno più chiari gli aspetti operativi. “Il confronto – ha specificato Ruggeri – si è scaldato dopo la mia replica, quando ho fatto presente che comitati e amministrazioni locali stanno perdendo la pazienza. All’assessore ho ricordato allora le richieste elaborate dall’Unione montana del Catria e Nerone: riattivare i 20 posti di lungodegenza, riaprire i punti di pronto intervento, mantenere e potenziare i posti letto di riabilitazione intensiva ospedaliera, restituire alla collettività tutta una serie di servizi tagliati dalle precedenti amministrazioni regionali. Capisco tutto, capisco lo slittare dei tempi dovuto al Covid, ma a questo punto delle cose mi sarei aspettata risposte meno evasive”.





















