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Non poteva dire di no all’esposizione artistica nel suo paese dal titolo Il Paesaggio e l’Anima alla Sala della Cultura di Cantiano, perché Manuela Poveromo è una ritrattista d’eccezione e i suoi personaggi o le sue varie creazioni suscitano emozioni. “Questo amore per il disegno precisa  Manuela – non so da cosa mi sia derivato, saranno  forse state le meraviglie del mio paese posto ai piedi del monte Catria con i secolari e verdeggianti faggi del bosco di Tecchie insieme alle genuine acque azzurre del torrente Burano dove tutto è incantevole, a toccare la mia sfera emotiva”.

Quando hai iniziato a disegnare? “Mi è sempre piaciuto fare ritratti sin da bambina, tanto che sugli otto anni mi dilettavo a riprodurre sui fogli da disegno i personaggi dei fumetti. Col passare degli anni questa passione è andata sempre più crescendo tanto che al termine della scuola d’obbligo decisi di iscrivermi all’Istituto d’Arte Sperimentale Restauro di Gubbio, dove mi sono diplomata.  Successivamente con l’arrivo degli impegni della  famiglia ho dovuto un pochino abbandonare, ma ora è un po’ di tempo che ho iniziato di nuovo alla grande e adesso è diventato terapeutico, tanto che la mente è sempre fissa nel ritagliare quello spazio di tempo da dedicare al disegno”. Qual è il primo ritratto di un certo rilievo? “Certamente, uno dei primi disegni che ho eseguito è stato quello di mio padre, che ho fatto dopo la sua prematura scomparsa. Volevo che il ritratto parlasse di lui ed è stato emozionante riprodurre il suo volto. Allora avevo il tratto ancora acerbo e la mia tecnica non era raffinata come quella di adesso, ma comunque resta sempre il disegno che amo di più, essendo legatissima a lui”.

Cosa significa far parlare un ritratto? “Nei miei lavori voglio far percepire l’anima della figura disegnata. Non mi accontento di riprodurre il personaggio il più simile possibile all’originale, ma voglio che i volti raffigurati siano estremamente espressivi e per questo motivo mi soffermo molto sullo sguardo e sugli occhi, perché gli occhi parlano più della parola”.

Qual è il tuo stile e cosa disegni? “Prevalentemente i miei lavori sono figure umane, però mi piace anche ritrarre animali nelle loro varie specie ed i miei ritratti sono tutti in bianco e nero. Il mio stile è influenzato dal Caravaggio che reputo il più grande dei  pittori. Mi ispiro a lui nel chiaroscuro e tutte le figure da me ritratte hanno il fondo in chiaroscuro, perché mette in risalto i punti luce e le espressioni dei soggetti”. Come avvengono i tuoi disegni? “Disegno ascoltando la musica, perché mi aiuta nella concentrazione. Evito l’utilizzo della luce artificiale con predilezione di quella naturale in cui riesco meglio a percepire le ombre ed i punti luce del soggetto. Il foglio dove disegno è un cartoncino ruvido ed utilizzo grafite pura con carboncino e fissativo a fine lavoro”.

Oltre a quello di tuo padre c’è un disegno che ti ha particolarmente emozionato? “Sicuramente quello di Roberto Baggio, perché vederlo tenere in mano il ritratto che feci per lui, è stato un momento indimenticabile”. Hai partecipato ad altre esposizioni? “Non amo andare in giro con i mie quadri ed ho partecipato tempo addietro ad un’altra mostra sempre al mio paese al teatro Capponi. Per quanti volessero ammirare i miei quadri o contattarmi per commissioni basta andare sulla mia pagina Facebook o Instagram e digitare  Ritratti di Manuele Poveromo”.

 

 

 

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